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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Possiamo salvare il mondo, prima di cena

di Jonathan Safran Foer 

Proposta di Marisa Madonini »

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Pubblicato il 09/09/2019 14:27:49

Per festeggiare l’uscita italiana del suo nuovo libro, lo scrittore americano, autore tra gli altri di ‘Ogni cosa è illuminata’ e ‘Molto forte, incredibilmente vicino, tiene una serie di incontri a partire dal 7 al 10 settembre presentando ‘Possiamo salvare il mondo, prima di cena’, 2019 Guanda (‘We are the Weather’ ‘Saving the Planet begins at breakfast’, in lingua originale)

Ecco le date :
MANTOVA – Festivaletteratura
Sabato 7 settembre

RAVENNA – Scrittura Festival
Domenica 8 settembre – ore 21.00
Palazzo dei Congressi di Ravenna


MILANO Anteprima il Tempo delle Donne

Lunedì 9 settembre - ore 18.00
Sala Excelsior - Anteo Palazzo del Cinema


TORINO Aspettando il Salone Internazionale del libro di Torino
Martedì 10 settembre – ore 18.00
Aula Magna della Cavallerizza Reale


In questo libro l’autore invita a riflettere sulla crisi climatica e sulle emergenze che minacciano il nostro pianeta. Con grandi doti di scrittura e di pensiero, Foer propone varie riflessioni, una su tutte quella di come il grave malanno dell’ambiente non sia una storia buona o affascinante da raccontare. Il rischio dunque è quello di non crederci e dunque di rimanere indifferenti o paralizzati, invece di mettere in atto qualche buona pratica per contribuire a migliorare la situazione e divenire cittadini più attivi.
Il libro è diviso in capitoli abbastanza brevi ma densi di storie di famiglia, ricordi personali, dati scientifici, fatti storici documentati, vicende bibliche ecc. offrendo così una lettura piacevole e significativa, convincente e coinvolgente. Foer riesce, con la buona scrittura e le importanti riflessioni, a trasformare la storia non buona in una storia buona, interessante senza effetti speciali o descrizioni fantascientifiche, senza magia, ma reale del qui e dell’ora.

Ecco qualche riga tratta dal capitolo intitolato :

Non è una buona storia

Il 2 marzo 1955 una donna afroamericana salı` su un autobus a Montgomery, Alabama, e si rifiuto` di cedere il posto a un bianco. Un bambino americano medio saprebbe ricostruire con passione quella scena, esattamente come saprebbe ricreare la prima Festa del Ringraziamento (e sapere che cosa ha significato), lanciare bustine di te` da una nave di cartone (e sapere che cosa ha significato) o mettersi un cappello a cilindro di cartoncino e recitare il Discorso di Gettysburg (e sapere che cosa ha significato). E` probabile che siate convinti di sapere il nome di quella prima donna che si rifiuto` di spostarsi in fondo all’autobus, ma probabilmente non e` cosı`. (Io non lo sapevo, fino a poco tempo fa.) E non e` una coincidenza o un caso. In una certa misura, il trionfo del movimento dei diritti civili aveva bisogno di dimenticare Claudette Colvin.

La principale minaccia per la vita umana – l’accavallarsi di emergenze, dalle piogge sempre piu` violente e torrenziali all’innalzamento dei mari, dai periodi di grave siccita` alla diminuzione delle riserve idriche, dalle sempre piu` vaste zone morte negli oceani alla grande diffusione di insetti nocivi, fino alla scomparsa quotidiana di foreste e specie viventi – per la maggior parte delle persone non e` una buona 19 storia. Ma anche quando c’importa della crisi del pianeta, la viviamo come una guerra in corso laggiù. Siamo consapevoli dell’urgenza e della cruciale importanza della posta in gioco, ma pur sapendo che sta infuriando una guerra per la nostra sopravvivenza, non abbiamo la sensazione di esserci immersi dentro. Questa distanza tra comprensione e sensazione puo` rendere molto difficile agire anche per chi e` attento e politicamente impegnato – per chi vuole agire.
[...]

Per l’immaginazione e` una fatica venire a capo del laggiu` della crisi del pianeta. Riflettere sulla complessita` e sull’ampiezza delle minacce che abbiamo di fronte e` spossante. Sappiamo che i cambiamenti climatici hanno qualcosa a che vedere con l’inquinamento, qualcosa a che vedere con l’anidride carbonica, le temperature degli oceani, le foreste pluviali, le calotte glaciali... ma quasi tutti noi ci troveremmo in difficolta` a spiegare in quale modo il nostro comportamento individuale e collettivo faccia aumentare di quasi cinquanta chilometri orari i venti degli uragani o contribuisca a creare un vortice polare che rende Chicago piu` fredda dell’Antartide.

[...]

Oltre a non essere una storia facile da raccontare, la crisi del pianeta non si e` dimostrata una buona storia. Non solo non riesce a convertirci, non riesce neppure a interessarci. Affascinare e trasformare sono le ambizioni primarie dell’attivismo e dell’arte, motivo per cui il mutamento climatico, come argomento, se la cava cosı` malamente in entrambi i settori. E` emblematico che in letteratura il destino del nostro pianeta occupi uno spazio ancora minore che nella piu` ampia sfera del dibattito culturale, nonostante la maggioranza degli scrittori si consideri particolarmente sensibile alle verita` sottorappresentate.
[...]

Claudette Colvin fu la prima donna a essere arrestata a Montgomery per essersi rifiutata di cambiare posto a sedere sull’autobus. Rosa Parks, il nome che quasi tutti conosciamo, non fece la sua comparsa che nove mesi piu` tardi. E quando venne per lei il momento di opporsi alla segregazione sugli autobus, Rosa Parks non era, come narra la storia, semplicemente una sarta esausta che tornava a casa alla fine di una lunga giornata di lavoro. Era una militante dei diritti civili (era la segretaria della sezione locale della NAACP, l’Associazione nazionale per la promozione delle persone di colore) che aveva preso parte a seminari sulla giustizia sociale, pranzato con autorevoli avvocati e collaborato a predisporre le tattiche del movimento. Rosa Parks aveva quarantadue anni, era sposata, veniva da una famiglia rispettabile. Claudette Colvin aveva quindici anni, era incinta di un uomo sposato, molto piu` vecchio di lei, e veniva da una famiglia povera. I leader del movimento dei diritti civili – compresa la stessa Rosa Parks – consideravano la biografia di Claudette Colvin troppo imperfetta, e il suo carattere troppo instabile, perche´ diventasse l’eroina di un movimento ancora agli albori. La sua non sarebbe stata una storia abbastanza buona.
[...]

Non solo la Storia diventa una buona storia a posteriori, le buone storie diventano la Storia. Rispetto al destino del nostro pianeta – che e` anche il destino della nostra specie – questo e` un problema profondo. Per dirla con il biologo marino e regista Randy Olson, « Il clima probabilmente e` l’argomento piu` noioso che il mondo scientifico si sia mai trovato a presentare al pubblico ».I tentativi di trasporre la crisi in ambito narrativo rientrano nella fantascienza o vengono liquidati come fantascienza. Pochissime versioni della storia dei cambiamenti climatici potrebbero essere ripro- 23 dotte dai bambini dell’asilo, e nessuna farebbe venire le lacrime agli occhi ai loro genitori. L’impressione e` che sia sostanzialmente impossibile spostare la catastrofe dalla nostra contemplazione laggiu` per farla entrare nei nostri cuori quaggiu`. Per usare le parole dello scrittore Amitav Ghosh nel libro La grande cecita`: « La crisi climatica [e`] anche una crisi della cultura, e pertanto dell’immaginazione ». Io la definirei una crisi della capacita` di credere.


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