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Consonanze. La Poesia incontra l’Arpa

Poesia

Caterina Trombetti e Antonella Natangelo
Betti Editrice

Recensione di Giampaolo Giampaoli
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Pubblicato il 30/06/2017 12:00:00

 

Nella breve silloge realizzata a quattro mani da Caterina Trombetti e Antonella Natangelo, “Consonanze. La poesia incontra l’arpa” (Betti Editrice, 2015, Siena), la poesia si accompagna alla musica creando un’assoluta sinergia tra due forme di arte vicine per la delicatezza e la profondità espressiva. Tredici brani registrati su cd, dove il suono dell’arpa della Natangelo rielabora le emozioni descritte dai versi della Trombetti, a cui si aggiunge il libro con le liriche e gli spartiti musicali. L’opera è stata recentemente selezionata per la cinquina dei finalisti del premio letterario Città di Siena, nella sezione dedicata agli autori affermati.

Ascoltando i vari brani si riscopre il connubio tra poesia e musica presente fin dall’Antichità nei poemi degli aedi, che intrattenevano ed emozionavano i signori e i loro cortigiani, una poesia primordiale alla ricerca della verità sulla natura umana e lo scopo del creato, rivelata dalle storie mitologiche. Personaggi e vicende a cui la Trombetti da sempre offre tributi in poesia, come  nel brano “Persefone” della raccolta “Dentro il fuoco” (Passigli, Firenze, 2000), per godere della magia e della profondità espressiva della poesia antica. In “Consonanze” emerge la stessa curiosità per una dimensione oltre i limiti dell’uomo, essere finito, ma che tende all’infinito identificato dal cielo, a lungo osservato dalla poetessa, stimolata dai rumori della natura che suggeriscono di oltrepassare i confini della materia. A questa sensibilità per l’ignoto si accompagna l’amore, sentimento puro ancora presente attraverso la memoria del passato, che alberga nel cuore dell’autrice, inestinguibile e contrapposto ai limiti della natura umana. La Trombetti appare barcamenarsi tra queste due dimensioni, finito e infinito, e lo fa con disinvoltura, trasmettendo con efficacia i sentimenti che prova. 

Le note dell’arpa suggeriscono emozioni e rumori descritti nelle liriche, raccontano con il suono le dimensioni terrena e ultraterrena di cui parla la poetessa. La musica non solo si accompagna alla poesia, ma si mette al suo servizio; le composizioni della Natangelo nascono come completamento dei versi, introduzioni sonore per rendere il messaggio delle parole più chiaro e aiutare il lettore a entrare in sintonia con l’universo emotivo della Trombetti.

Nella prima lirica, “Desiderio di infinito”, si introduce il tema che lega i brani della silloge. La poetessa contempla l’infinità osservando il cielo e le stelle, prende coscienza della sua natura finita, piccola di fronte all’immenso, ma nel momento in cui si estinguerà è certa che si ricongiungerà alla dimensione celeste. Un vento le ricorda il suo destino, un vento leggero come il suono dell’arpa che accompagna i versi, una melodia che sembra giungere dal passato e “...porta fremiti.”. Con “Volteggiavo” la precarietà della materia si rivela nella perdita della persona amata. La musica si adegua al ritmo del passo veloce della poetessa, tanto apprezzato da un lui che è scomparso quando diceva: “-Bello il passo che hai! / che forza e che armonia / trabocca dallo slancio!-”. La vita è cambiata, il limite della materia che si consuma e si esaurisce ha colpito il cuore della Trombetti, che adesso non corre più tra le braccia del suo amato e cammina sulle braci, metafora della sofferenza dell’anima.

In “Un soffio, una carezza” torna il bisogno di tendere verso l’infinito; la poetessa avverte un angelo vicino a lei che la conduce, le consente di abbandonare il suo corpo disteso nel letto, trasposizione suscitata da una melodia che ricorda l’etereo. “Ho sentito l’angelo / passare sul mio viso / e tutto il corpo / ora ne è illuminato.” In “Notte di Ferragosto” si descrive l’accostamento tra il firmamento e il rumore dei grilli, archetipo del perpetuo ripetersi della natura, ma adesso la possibilità di tendere all’eterno non interessa solo la poetessa, ma anche la persona da lei amata.

“Sono io il tuo fiume” è il brano risolutivo della silloge, dove la contrapposizione tra finito e infinito, nella volontà di trovare un incontro tra le due dimensioni conduce alla certezza che solo l’amore eleva l’uomo fino a oltrepassare i vincoli della materia. La poetessa è un corso d’acqua che scorre perpetua sul suo amato, lo lava da ogni impurità, in un divenire senza limiti, come il fiume scorre nel suo letto. “Sono io il tuo fiume / che ti attraversa e lava / che prende le tue forme / ed aderisce a te.”

“Consonanze”, il brano eponimo,è una metafora della vita, paragonata al filo di seta che viene dipanato e tessuto da una bambina, immagine moderna delle tre Moire della mitologia greca adibite a tessere il destino degli uomini. La bambina “…tesse con mani di fiaba / una storia. / La storia dell’uomo che legge, / dell’uomo che inventa un sorriso / mentre il filo si intreccia con gli altri.”

Nelle ultime liriche la poetessa si allontana dall’accostamento tra l’infinito e l’amore come sentimento assoluto, per riscoprire il valore di un universo quotidiano, fatto di affetti e di ricordi essenziali. In “Interno” appare la figura che porta serenità della sorella Franca, regina del focolare, angolo che condivide con le persone care per donare loro i suoi sentimenti, come un poeta fa con i suoi versi. “In viaggio” è dedicata al maestro e amico Mario Luzi. La Trombetti descrive immagini e sensazioni proprie del viaggiatore comune, che condivide con le altre persone presenti sul treno. La sua poesia dona la voce a chi non si esprime, sono versi capaci di illuminare il quotidiano.

La breve raccolta si conclude con “La voce della sirena” dedicata ad Antonella Natangelo, che può richiamare a sé il pubblico con il suono dell’arpa. Una musica che guida chi sa ascoltare,  come Ulisse e i suoi uomini furono incantati dal canto delle sirene, ma quella della Natangelo è una voce benefica. “Ecco la voce che ci conduce / mentre il cuore assapora l’infinito.” e “…ci libriamo nell’aria al tuo suono…”. La Trombetti riscopre per l’ultima volta la necessità di tendere all’eterno, dimensione ancora legata all’amore, sentimento suscitato dal canto della sirena che eleva l’uomo oltre i suoi limiti.

 


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