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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Fermenti

Rivista

Direttore responsabile Velio Carratoni
Fermenti Editrice

Recensione di Roberto Maggiani
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Pubblicato il 23/07/2010 12:00:00

Fermenti. Una rivista romana ben rappresentata dal nome che porta, sottotitolata con una frase che ne specifica adeguatamente gli intenti: “Periodico a carattere culturale, informativo, d’attualità e costume”, e sapientemente diretta dall’editore e scrittore Velio Carratoni, persona molto attenta alle istanze di novità che possono giungere anche da giovani autori, ed imprime tale carattere giovanile anche alla rivista, che infatti è frizzante e dinamica sia per struttura che per contenuti, senza però perdere lo spessore di una rivista matura fondata su contributi di autori e critici importanti.
Nel comitato di redazione della rivista, oltre allo stesso Carratoni, troviamo Gualberto Alvino, Antonella Calzolai, Gualtiero De Santi, Donato Di Stasi, Gemma Forti, tutti nomi importanti e attivi nel panorama culturale romano e non solo. La rivista è al suo XXXIX anno, qui presentiamo il numero 235 appena stampato, di cui riportiamo più sotto il sommario. Questo numero ha 475 pagine, è quindi una rivista corposa, ma tutta godibile, soprattutto per l’ampia rosa di autori che vi contribuisce, con lavori che vanno dalla saggistica alla poesia, passando dalla musica e dal teatro, poi interviste, rievocazioni, costume, ecc. Insomma, il periodico, nel suo lungo cammino temporale, ha raccolto, e continua a raccogliere, numerosi contributi coprendo un ampio spettro di interessi sullo scibile umano, non solo letterario. Ricordo tempo fa di aver pubblicato, su richiesta dello stesso Carratoni, un saggio sull’Ambiente da un punto di vista scientifico-ecologico. Dico questo per dimostrare, avendolo sperimentato, che la rivista ha, negli intenti e nella pratica, una reale apertura informativa “d’attualità e costume”. Ed è orientata verso una teoria della conoscenza, ma anche verso una pratica della conoscenza, ponendo in evidenza aspetti umani e complesse relazioni intrapersonali e interpersonali della ricerca letteraria, in un continuo esame di senso e sollecitudine verso le smanie dell’uomo, anche nella sua contraddittoria affermazione del pensiero. L’uomo, e la sua indagine critica del mondo fisico, sociale, letterario, ecc., è qui il soggetto portante in un modo tipicamente, mi si lasci dire, “fermentiano” di esprimere il pensiero. In tale linea segnalo la sezione coraggiosa BLOC NOTES di Gualberto Alvino che inizia con una lettera aperta a Citati: “Caro Citati, non si torca così, la prego, alla sua età potrebb’esserle letale. Che male c’è a stendere la mano in un momento difficile? […] E’ evidente che Contini le fece un torto […] Il puzzo del suo rancore si sente lontano un miglio. […] Dica la verità, la dica, una volta per tutte: gli fece leggere il suo Goethe e lui arricciò il naso e le consigliò senza mezzi termini, com’era nel ssuo stile, di cambiar mestiere? […]”. Poi, sotto la penna di fuoco di Alvino, tocca passare a Franco Cordelli, il quale “riesuma per i tipi dell’editore romano Giulio Perrone L’Italia di mattina – con l’aggiunta del sottotitolo Il romanzo del Giro d’Italia benché non vi si narri nulla di nulla - , infliggendo al pubblico dei lettori l’ennesimo castigo. […]”. E Alvino ci dà dentro: “ […] Ottima idea, non c’è che dire. Sennonché il libro è quanto di più stucchevole, scombinato e indigesto sia stato prodotto nell’ultimo mezzo secolo dall’editoria non solo italiana. Periodi fluviali, caotici, spesso resi indecifrabili da deficiente controllo sintattico e da eccessi lirici tanto involuti che fuor di luogo […]”. Ora, al di là del giudizio personale di Alvino sul libro suddetto, e della sua lettura critica di avvenimenti e rapporti interpersonali, quali il su citato tra Citati e Contini, e altri interessanti Pamphlet che invito a leggere sulla rivista, bisogna dire che ciò che è interessante è il coraggio della rivista di proporre una zona “senza peli sulla lingua” in cui il lettore, abituato ad associare certi nomi ad “incensamenti”, trova qui, invece, una penna che ha il coraggio di mostrarne il lato della debolezza (coraggio di chi scrive e coraggio del direttore, che leggo come una volontà di affermare una indipendenza da “baronie” e giochi di potere letterario, diciamo così).

Proseguendo l’excursus all’interno della rivista troviamo, nella parte di saggistica, vari interessanti interventi, per esempio segnalo quello di Giovanni Fontana, dal titolo “Gian Paolo Roffi, Poesie sonore 1986-2004”; quello di Stefano Lanuzza, “Scritture & avventure”; quello di Irma Manganelli, “Non scrivo per divertire”; quello di Carmelo Vera Saura, “Le ballate della violenza di Pasolini ovvero la condanna del mondo moderno” e altri.

Nella sezione Poesia leggiamo autori importanti, come Mario Lunetta (“ […] / Questi cartoni animati che si fingono uomini / approfittando del pallore lucìvago / […]”), Domenico Cara (“In gara con i trapassi, l’estinguersi sospeso / delle sere cede al mio sonno, a labili o ciechi / intervalli; trovo malati i movimenti gonfi, / le pieghe e l’intelligenza dell’immaginarsi”), Raffaele Piazza (“Dalle televisioni sgorgano / fiumi di sangue e parole. / Il caldo invade in quella / felicità di vacanzieri in coda / dall’asfalto, allo schermo / a internet i corpi fino alle / conche di tramonti, alle sere / negli alberghi serra dove ci / trattano come persone e / […]”), Domenico Cipriano, il quale scrive testi poetici di forza narrativa per i versi ampi che propone (“Cerco la parola non meditata la sola reale dell’istinto / viva nello spirito del momento figlia di una luce legittima / e di stelle notturne – non il buio coperto dalle imposte / […]”). E ancora altri che non conoscevo, come Ariodante Mariani. Ho trovato nelle sue poesie un certo tono scherzoso, una cifra di disincanto, alcuni testi rasentano l’aforisma, la massima: “Ma dovrei proprio caricare / come una trappola i miei versi? / […] / Ho deciso: li ammucchio tutti qua / in questo bel centone / e chi vorrà verrà / a cercarseli qua. ” Tali versi risuonano come una proposta di cambio di paradigma, non il poeta a proporre ma il lettore alla ricerca del poeta, della poesia, di casa in casa. Infine segnalo Matteo Fantuzzi con il suo intenso testo intitolato “Terra”: “Sento questa sera i cani / unghiare nella terra cruda / […] / Quando attendi una notizia / il tempo è come un mostro / che piano piano dalla sedia ti sovrasta. […]”. Non posso dire di tutti per ragioni di spazio, ma invito a leggere sulla rivista per la rilevanza poetica che mostrano.

Nella sezione Teatro segnalo Marco Paladini, con “Musica Rock. Bitter Drinks. Sì, io vado a casa”. Dalla nota dell’autore riporto: “Tutto in una notte per un giro di esistenze, un cambio di vite come spifferato e dialogato all’incrocio tra un pezzo di hard rock e una ballad romantica. / Patty, una giovane, aggressiva, un po’ cinica e un po’ sfigata cocker dal torbido passato e l’incerto presente incontra in un club Loredana, una cameriera quasi coeva, appesa ad un sogno d’amore tanto fatale quanto inattuale. […]”.

Continuando sulla sezione Interviste, leggo con interesse l’incontro con Ugo Gregoretti, a cura di Alessandro Ticozzi, dal titolo “La televisione di oggi, la mia televisione di ieri”: “ […] Quando è finito il monopolio della RAI ed è nata la competizione con Mediaset, noi speravamo che la concorrenza avrebbe migliorato la qualità del prodotto televisivo sia pubblico che privato: invece è successo esattamente l’opposto, scatenandosi una concorrenza verso il basso. […]” (Ugo Gregoretti).

Ampio spazio è dato anche alle arti visive con una sezione intitolata Tavole verbovisive con cinque tavole di Giovanni Fontana: “Il principe”, gioco verbo-visivo in tre tavole; “OUI”; “NON”. Suggestioni in lingua francese, parole in diverso formato che si sovrappongono, ruotano e s’allungano su pentagrammi simili a onde.
Le arti visive si ripropongono lungo tutta la rivista in varie stampe, dipinti, tecniche miste, altro: ecco i colori screziati di Franco Verdi; le forme geometriche disuniformi con sfumature giallo-verde-rosa di Cosimo Budetta (“Arlecchino” e “Cielo di San Lorenzo”); le sospensioni di forme chiare che ricordano creature luminose in movimento su fondali oceanici oscuri, di Tomaso Binga (“Amori estivi” e bozzetto da “Scritture marine”). Nella sezione Arte trovo vari interessanti articoli ma segnalo qui soltanto, per sole ragioni di brevità, “Tilt” di Claudia Manuela Turco nel quale sono riportati interessanti stampe di acquerelli su tela di Michele Arpino: “Ad andare in Tilt nel libro di Michele Arpino (Prospettiva editrice, 2008), è la parola, mentre la realtà rimane fedele a se stessa […]. L’Autore vive da anni in Svizzera, dove è apprezzato anche come artista (disegnatore e fumettista) […]”.
Naturalmente non manca la sezione Narrativa con testi di Piero Sanavio, Mario Lunetta, Maura Chiulli, Velio Carratoni, Ignazio Delogu, Antonella Calzolai, Assia Papp, Maria Lenti, Bruno Conte. Interessanti le proposte greca e russa della sezione Traduzioni, rispettivamente a cura di Crescenzio Sangiglio e Paolo Galvagni.

La rivista si conclude con una sezione dedicata a Marino Piazzolla, del quale si celebra il centenario della nascita (1910-2010), con testimonianze e poesie…

Qui mi fermo, invitando a leggere la rivista, che si rivela essere una vera sinfonia di voci.

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Cliccando sul collegamento qui di seguito è possibile visualizzare il Sommario del numero 235 »

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E’ inoltre possibile proporre alla rivista testi e immagini. Per contatti e abbonamenti:
Casella postale 5017 – 00153 Roma Ostiense – e-mail: ferm99@iol.it sito: www.fermenti-editrice.it

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L’abbonamento ordinario costa 50,00 euro dall’Italia, 60,00 euro dall’Estero. Simpatizzante euro 150,00. Sostenitore euro 250,00.

Conto corrente postale n. 25251000, intestato a: FERMENTI, Roma.

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