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L’occhio del potere

Romanzo

Stefano Peverati
Bastogi Editrice Italiana

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 13/08/2010 12:00:00

L’occhio del potere è un’antica quanto misteriosa pietra, che forse esiste solo nelle leggende, forse nella realtà, alla cui caccia si dispone un miliardario greco, certo che il ritrovamento del leggendario tesoro lo renderà padrone assoluto del mondo. Per questa ricerca assolda alcuni scienziati, ma una serie di capovolgimenti porterà alla ricerca della pietra una simpatica ed intraprendente coppia in vacanza, ma è bene non svelare troppo della trama per non guastare la lettura agli amanti del genere. Il romanzo inizia con calma, presentando i protagonisti della vicenda e gettando le basi per l’ottimo antefatto storico, infatti l’avventura scorre su due piani, l’uno attuale, l’altro in un remoto passato, molto ben costruito, in modo scientifico e non banale, oltreché ottimamente narrato. Questi misteriosi ed antichi fatti sono la “radice” di quanto accade nei giorni nostri, e sono anche la chiave per venire a capo di un immenso ed inesorabile puzzle che rappresenta una sorta di mappa del tesoro. La vicenda si svolge in modo via via più rapido ed intenso, accelerando in modo quasi spasmodico verso il finale in cui l’adrenalina giungerà al suo apice, con il bellissimo e coinvolgente finale.
Facile appare l’accostamento di Peverati con il noto Dan Brown, ma ciò potrebbe essere fuorviante per il lettore, infatti sebbene l’opera si inserisca in un filone ben preciso che vede nell’autore de “Il Codice da Vinci” uno dei suoi più acclamati rappresentanti, questo “Occhio del Potere” è un’opera completamente originale, non occhieggia a storie già viste ma procede ben spedita sul suo percorso fatto di originalità, sapienza e, come si evince dalle note, anche da una buona dose di riferimenti scientifici fondati ed attendibili. In definitiva un buon romanzo assai avvincente e ben costruito, che innesta su di una preparazione scientifica seria una sana e mirabolante serie di peripezie mozzafiato. Certo, talvolta l’azione pura si prende tutta la scena, lo spazio per lirismi o introspezioni psicologiche è risicatissimo, tutti si rifanno a due tipi principali, il bene ed il male, come da sempre è in questo genere di storie, e soprattutto nell’ultima parte ci si trova di fronte ad una pura cronaca di quanto avviene, fortunatamente l’autore stempera la spasmodica attesa per il finale con le immagini del passato della pietra, mescolando la tensione da thriller alle fosche tinte di un passato minacciato da un oscuro pericolo. E questa miscela di passato e presente, entrambi costruiti con singolare bravura, innalza “L’occhio del potere” sopra la media di molti romanzi d’avventura, i quali generalmente usano un rassicurante passato preso dai libri di storia già pronto per innestarvi il pericolo che minaccia il presente, Peverati invece, con grande bravura, crea un passato affascinate ed avvincente per creare il seme delle sciagure a venire. Il romanzo appare così di solida fattura, scritto con un linguaggio schietto e alla mano e riesce ad avvincere il lettore sino all’ultima pagina. Sono certo, le prenotazioni per una vacanza sull’isola di Kos saranno in rapido aumento da parte di aitanti giovanotti pronti a trasformarsi in micidiali agenti segreti.

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