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W.H. Auden, L’età dell’ansia, di Franco Buffoni | e-book n. 240]
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Laico alfabeto in salsa gay piccante

Narrativa

Franco Buffoni (Biografia)
Transeuropa Edizioni

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 15/02/2011 12:00:00

Titola, Franco Buffoni, Laico alfabeto in salsa gay piccante, e precisa, L’ordine del creato e le creature disordinate, una raccolta di testi scandita da due paragrafi per ogni lettera dell’alfabeto più cinque approfondimenti e due appendici per mettere a nudo la verità sulla condizione degli omosessuali nell’Italia e nel mondo. Perché in Italia, fanalino di coda in Europa, non si vuole dare pari dignità a quel dieci per cento della popolazione che pure paga le tasse, vota, produce e consuma? Soprattutto per mero pregiudizio medievale di parte delle gerarchie cattoliche avallate dai politici che nel Vaticano vedono una sorta di sponda per difendere la propria ottusità oltre ad un serbatoio di voti e di favoritismi. Il laico alfabeto analizza e smonta, voce per voce, le assurdità messe in piedi dalla Chiesa di Roma per ribadire un netto no alla parità dei diritti civili, base per l’integrazione e la felicità di tutti i cittadini. Facendo questo la Chiesa disattende forse il suo primo comandamento, velando di misantropica ipocrisia tutto quel che va predicando, cioè l’amore. Perché l’amore tra persone dello stesso sesso dovrebbe essere considerato differente da quello fra persone di generi diversi? Le gerarchie cattoliche scomodano ad ogni piè sospinto ogni sorta di assurda prova per dimostrare il “disordine” di certi soggetti. Da cosa nasce questa assurdità? In primo luogo dalla convinzione della Chiesa di essere detentrice della verità unica e dalla ambizione di essere l’unica interprete del pensiero divino. Favorendo invece, molto spesso, emarginazione, dolore e disperazione, che hanno come beffarda origine una personalissima interpretazione dei testi biblici. Si sa che la Chiesa basa il suo potere innanzitutto sull’ignoranza e sulla coercizione, quale metodo migliore per esercitare il potere sugli individui se non quello di attaccarli su quel che non è una scelta, ma una semplice condizione? La Chiesa, non dimentichiamolo si è opposta fermamente alla risoluzione ONU contro l’omofobia, ribadendo a gran voce il suo favore verso quelle nazioni che puniscono l’omosessualità, in alcuni casi addirittura con la morte. Le gerarchie vaticane hanno quindi le mani macchiate del sangue di quegli innocenti che hanno come unica colpa una condizione naturale, come se si punissero quelli coi capelli ricci o i mancini. Senza dimenticare i milioni di casi di misteriosi suicidi adolescenziali dovuti, spesso, alla condizione omosessuale vissuta con paura. Alla lettera V, è ricordato come il parlamento italiano abbia bocciato la legge Concia contro la violenza verbale e fisica verso gli omosessuali. Legge invocata a gran voce dal trattato di Amsterdam; ma se una legge simile fosse passata, quanti alti prelati sarebbero stati passibili di condanna? Quei prelati che a Roma animano le saune gay e fanno registrare come proveniente dal Vaticano il più alto numero di contatti con le chat di incontri per omosessuali. E, sempre in tema di mani macchiate di morte, alla lettera L di Lancet (prestigiosa rivista medica), si ricorda di come il Papa, in viaggio verso l’Africa, abbia negato l’efficacia del profilattico per la lotta all’AIDS, negando così a chi ne ha davvero bisogno l’unico modo di avere salva la vita.

In tema di discriminazioni assurde troviamo, come già accennato, alla lettera M, un brano sui mancini, visti anch’essi per secoli come portatori di una condizione innaturale. L’altro articolo, sotto la medesima lettera, riguarda le Moschee e vi si evince come una visione laica della società permetterebbe una pacifica convivenza fra luoghi di culti differenti, con grande beneficio della comunità intera. Nell’ordine alfabetico troviamo, come è naturale, la N, con due interessantissimi articoli sul nascere e su quel che è naturale, e anche qui assistiamo alla dimostrazione di quel che è considerato naturale, lo è per un semplice punto di vista, che calpesta beatamente i diritti di milioni di persone negando loro il diritto alla felicità.

Pare proprio essere la denuncia di mancanza di laicità dello Stato italiano quello di cui è maggiormente intriso questo laico alfabeto buffoniano; quante leggi in Italia sono prive del fondamento del diritto in quanto etiche, cioè privilegianti una visione considerata morale della società. Ma morale non lo è, è invece solo di parte, in quanto dettata dal pregiudizio medievale della Chiesa Cattolica, che continua, malgrado ogni sorta di smentita scientifica, e logica, a considerare le donne inferiori, gli omosessuali degli abietti, a frugare fra le lenzuola della gente per rinfocolare i sensi di colpa. Le lettere scorrono veloci, da Animali e Ateo sino a Zapatero, i brevi testi sono chiari e godibili, Buffoni è grande e colto narratore, ma nell’avanzare della lettura cresce un forte senso di disagio, perché ci tocca vivere con un piede nel medioevo quando intorno a noi c’è l’Europa che cresce e avanza, si libera da assurdi fardelli e garantisce (disattesa solo da Vaticalia) pace e serenità a tutti i suoi cittadini. Le due appendici “Perché sono favorevole al matrimonio fra cattolici” e “Vorrei vendere mia figlia come schiava” Squarciano il velo, in modo ironico ma assolutamente esatto, su come l’ipocrisia cattolica usi due pesi e due misure quando si tratta di reprimere, insultare e fare dell’autentico terrorismo psicologico.


*

Di seguito alcuni estratti dal libro, gentilmente messi a disposizione dall'autore: dal capitolo con la lettera E il paragrafo ETICA, l'approfondimento ODIO e l'appendice Vorrei vendere mia figlia come schiava...


*

ETICA

 

Punti centrali del cristianesimo sono l’incarnazione e la resurrezione. Io credo sia dannoso indurre un bambino a basare la propria etica su una nascita “divina” e sulla “resurrezione” di un uomo.

Perché glielo si insegna da piccolo, costruendogli un’etica su due eventi che deve accettare in modo dogmatico. Mandandolo incontro a due pericoli: accettare anche altre ingiunzioni di tipo dogmatico, oppure diventare cinico, amorale, sprovvisto di un’etica.

Infatti, quando - crescendo - gli frana, alla luce della ragione, l’impianto etico basato sui dogmi, è ben difficile che l’ex giovane sia in grado di configurarsi in un’altra etica radicata e profonda. Anche da questo - secondo me - viene molto del cinismo, dell’opportunismo, della schizofrenia, delle ipocrisie, delle piccole e grandi astuzie che caratterizzano gli italiani.

Invece del catechismo e dell’ora di religione cattolica sono favorevole all’insegnamento di un’etica basata sul rispetto della ragione e della natura, sullo studio armonico delle scienze,  dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, della biologia e dell’astrofisica. Se penso a quanti giovani si lasciano attrarre da satanismo e messe nere… Non vorrei offendere il sentimento di nessuno, ma la radice culturale misterica, irrazionale è mutuata da quelle “bianche”. E pure il lessico.

Occorre sostenere una educazione sanamente laica, nel rispetto della natura - intesa come la physis dei greci, l’essenza da cui tutto si genera e a cui tutto ritorna - e del metodo della scienza: della prova e della verifica. Un’educazione seria e rigorosa. Più seria e rigorosa di quella che impone l’irrazionale con nascite divine e resurrezioni. Un’educazione in cui, fin dall’inizio, si concepisca la vita con la morte, in inscindibile unità. Un’educazione alla natura e al relativo: quella che Keats definisce la negative capability: l’educazione al dubbio e alla verifica, alla mancanza di assoluti. Liberandoci una buona volta da quella gabbia organizzativa e dogmatica calata da Paolo in poi sul pensiero greco e su certi comportamenti etici normati dalla cultura ebraica.

Altrimenti continuerà a lievitare fino a fagocitarci questo mostro di consumismo e padre Pio, di miracoli e volgarità, di ingiunzioni dogmatiche e banalità a cui abbiamo lasciato campo libero.

Nelle scuole italiane la resurrezione e il principio di gravitazione universale vengono trasmessi come se fossero verità analoghe, dalle stesse cattedre. Perché manca un vero convincimento laico, una vera forza culturale volta a rifondare gli insegnamenti: per l’appunto, un’etica condivisa.

Così si tenta la restaurazione più bieca del vecchio: sostenendo che l’insegnamento dell’evoluzionismo è degradante, e immettendo nei ruoli delle scuole di stato non degli insegnanti di storia delle religioni e delle civiltà culturali, bensì gli insegnanti di religione cattolica scelti dai vescovi, e dando loro anche la possibilità – su semplice richiesta – di “passare” ad insegnare storia e filosofia.

Quanti dimostrano tanto disprezzo per una concezione laica e illuministica della vita e dell’educazione, in cuor loro, consapevolmente o inconsapevolmente, non credono che l’uomo possa essere seriamente educato, ma solo manipolato.

 

p.s. Ovviamente uso il termine “etica” in un’accezione ampia e generica: le neuroscienze, al riguardo, avrebbero oggi molto da insegnare.

 

*


ODIO

 

Diceva Freud: “Non è l’odio per i nostri nemici che ci consuma, ma quello per le persone che amiamo”. Una forma di odio particolarmente significativa, in questa ottica borghese di inizio Novecento, è quella del fils de famille omosessuale, ben rappresentato dal grido di André Gide: “Famiglie, io vi odio”. Anche Proust non fu molto tenero al riguardo: si pensi soltanto alla fine che fecero i mobili di famiglia alla morte dei genitori: immediatamente trasferiti ad arredare un bordello maschile. Trattamento non dissimile, per altro, subì pochi anni dopo - alla morte dello stesso Proust - il suo stupendo cappotto foderato di pelliccia, immediatamente svenduto dalla affezionatissima governante a un volgare ambulante.

Rimanendo nell’ambito della cultura francese - dove Jean Genet appare illuminante nella drastica epigrafe a I negri: “Quel che ci occorre è l’odio. Dall’odio nasceranno le nostre idee” - in un’ottica di schemi di confezione narrativa e di onniscienza del narratore, mi sembra significativa la radicale trasformazione che avvenne nel passaggio da Proust a Gide. Mentre Proust ancora manteneva l’impalcatura della finzione assoluta, scrivendo come se egli stesso e i suoi lettori fossero eterosessuali, Gide già scrive da omosessuale, rivendicando con orgoglio il suo diritto ad essere tale. Questa è la ragione per cui Gide fu – molto più di Proust – oggetto di odio da parte di critici bempensanti e sedicenti intellettuali. Emblematica fu la reazione in Italia di Roderigo de Castilla (lo pseudonimo di Palmiro Togliatti) che dalle colonne dell’Unità - quando a Gide venne assegnato il Premio Nobel - parlò di una “confraternita di pervertiti”, lasciando pochi dubbi su quale sarebbe stata la reazione del Pci qualora un militante si fosse dichiarato omosessuale. E pochi anni dopo se ne ebbe la riprova a Casarsa con l’odiosa espulsione di Pasolini dal partito.

Gide - che si liberò in quello che potremmo definire un vero e proprio coming out letterario – aveva preso coraggio dal primo Wilde. Che a sua volta aveva recepito istanze di liberazione da Walter Pater, l’autore di Mario l’epicureo, grande conoscitore del mondo classico e anche liberal convinto. Su Pater aveva avuto fondamentale influenza il Saggio sulla libertà di John Stuart Mill, dalla cui concezione di stato e delle libertà consegue che “il solo scopo per cui si possa legittimamente esercitare un potere su qualche membro della comunità civilizzata contro la sua volontà è quello di impedirgli di nuocere agli altri. Su se stesso, sul suo corpo e la sua mente l’individuo è sovrano”.

“Preferisco l’odio che mi rispetta all’amore che mi insulta”, replica il romanziere Giuseppe Rovani all’amico che gli nega l’assenzio asserendo: “E’ per il tuo bene”. Ce lo ricorda il Dossi nella sua biografia dello “scapigliato” Rovani, rimasta purtroppo incompiuta. E qui la riflessione potrebbe aprirsi a tutti i proibizionismi e ai conseguenti odi, portandoci molto lontano. Conosciamo bene l’impermeabilità al pensiero di Mill da parte della cultura italiana.

 

“A quanti l’odio consuma e l’amore è dato sotto il cielo di vedere”, è la definizione che Umberto Saba dà degli uomini in una poesia famosissima. L’uomo, dunque, è l’animale capace di provare in somma misura odio (e poi amore). Qual è la differenza tra il coccodrillo che - se ha fame - ti divora, e un appartenente alla Sapiens-sapiens che tortura il suo simile traendone sadico godimento? Quando si può odiare al punto da torturare un bambino? Da ucciderlo dopo averlo fatto soffrire? Può sembrare paradossale ma la risposta è: quando la violenza da cieca diventa intelligente. In altri termini: quando smette di essere puro istinto l’aggressività, divenendo uno scenario disegnato già prima dalla mente. Il male animale, istintuale, incosciente contrapposto e quello storico, biografico, cosciente. Darwin vs Gobetti; l’occhio biologico vs l’occhio antropologico.

In etologia questo processo viene definito di pseudospeciazione. Ricordo, al riguardo, che nei campi di sterminio le migliaia di persone quotidianamente uccise venivano definite “pezzi”. Non persone, dunque, ma pezzi, oggetti. Gli ebrei, i rom, gli omosessuali... erano stati odiati prima, sui banchi di scuola, nella fase di indottrinamento, di manipolazione delle menti, quando erano ancora persone. Poi non più. Poi erano diventati dei pezzi.

E da dove scaturisce la pseudospeciazione se non dalla più ampia possibilità di scelta che la Sapiens-sapiens si è conquistata nel corso dei millenni rispetto al primordiale, originale, “animale” istinto? E’ lì, in quel più ampio spettro di possibilità comportamentali, che si colloca per l’uomo l’opzione tra il compimento del bene e il compimento del male. E lì che l’odio nasce e trae alimento e infine viene trasceso, superato, allorché l’oggetto di odio viene disumanato. C’è una riflessione illuminante di Agamben, al riguardo: “L’umano è ciò che può essere infinitamente disumanizzato”. Pensiamo a coloro che praticano il dileggio del prigioniero: l’iconografia del “Cristo deriso” ne è l’emblema.

Il procedimento contrario - rispetto al dileggio del carnefice - è quello definito in criminologia dell’overkilling. L’odiata vittima è già morta, però l’assassino continua ad infierire sul cadavere: fino a novanta coltellate mortali si è arrivati a contare sul cadavere di un omosessuale recentemente ucciso da un “ragazzo di vita”. Come se l’assassino, oltre alla vittima, avesse inteso uccidere anche l’odiosa immagine di sé che la vittima - malgrado tutto - continuava a rimandargli.

La mia personale reazione, di fronte a tematiche di questa portata, è di cercare di concettualizzarle, tentando fenomenologicamente di descriverle. E sul punto specifico della sublimazione dell’odio per via di pseudospeciazione, con conseguente trasformazione dell’uomo in “pezzo”, percepisco come una ideale contrapposizione tra Paul Celan e Louis Ferdinand Céline. Tra il céliniano “chiamarsi fuori”, a osservare dall’esterno l’avventura della specie sapiens-sapiens, e il celaniano “porsi a fianco” di chi vuole comunque trovare ragioni per resistere continuando a sentirsi dentro l’umanità.

Io - come credo molti di voi - sono stato educato da persone che credevano che la Terra fosse al centro dell’Universo, che la Chiesa fosse al centro della Terra, che l’Uomo fosse al centro delle creature. Penso che il nostro problema oggi - detto molto in sintesi - sia: come possiamo entrare decentemente nella modernità? Nascondendo la testa sotto la sabbia? Cercando antistoricamente e ascientificamente di continuare ad assecondare “i noster tradisiun” in un’ottica di esclusione del diverso e del non conforme, e fomentando volta a volta incredibili quantità di odium politicum, di odium sexicum e di odium theologicum ?

Dal Libro della Sapienza (2, 12.17-20): “Dissero gli empi: ‘Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l’educazione da noi ricevuta. Vediamo se le sue parole sono vere; proviamo ciò che gli accadrà alla fine. Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, per conoscere la mitezza del suo carattere e saggiare la sua rassegnazione. Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà’.”  Gli empi sono i razionalisti che prendono alla lettera il do ut des dogmatico. Un essere pacato e ragionevole - che vuole fare leva sulla fratellanza universale come valore in quanto tale, non perché una pia frode gli promette un aldilà - piuttosto parla di pseudospeciazione. E di ancora maggiore grandezza dell’istituto cristiano del perdono - desumibile per esempio da Matteo 5, 38-48 - se disancorato da un’ottica metafisica.

“Fanatismi terribilmente crudeli, disumani” – scrive Danilo Mainardi – “sono comparsi in tutti i tempi e all’interno di molte, se non tutte, le culture. Merito dell’etologia è avere delineato la dinamica biologica, sociale e culturale che può portare convincimenti “per fede”, siano essi politici o religiosi, fino alla degenerazione del fanatismo. E dunque della pseudospeciazione. Comprendere, e usare la ragione, può essere un passo determinante perché certi errori finalmente non continuino a ripetersi”.

La via del superamento delle barriere dell’odio è la via verso un adeguamento delle capacità emotive della specie sapiens-sapiens alle capacità cognitive raggiunte dalla stessa. Perché è palese che le capacità emotive della specie non si sono evolute in misura adeguata rispetto alle capacità cognitive. Lo spiega molto bene Rita Levi-Montalcini in un lucidissimo libretto, Tempo di mutamenti, che secondo me la scuola dovrebbe donare a ciascun adolescente, insieme al manualetto di educazione civica, di educazione stradale e di educazione sessuale.



*

Vorrei vendere mia figlia come schiava...

DALLE FREQUENZE DI UNA RADIO MOLTO FREQUENTATA, UN NOTO RELIGIOSO DISPENSA ALLE PERSONE CHE TELEFONANO INDICAZIONI E CONSIGLI SPIRITUALI TRATTI DIRETTAMENTE DALLE SCRITTURE. QUALCHE TEMPO FA, IN UNA DELLE RISPOSTE AGLI ASCOLTATORI, HA AFFERMATO CHE L’OMOSESSUALITA’ - COME SI LEGGE NELLA BIBBIA (LEVITICO, 18, 22) - E’ UN ABOMINIO E NON PUO’ ESSERE TOLLERATA IN ALCUN CASO. UN ASCOLTATORE GLI HA SCRITTO PER CHIEDERE LUMI SU ALCUNI ALTRI PROBLEMI DI VITA VISSUTA

 

Caro sacerdote, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore.

Ho imparato davvero molto dal suo programma, e ho cercato di condividere tale conoscenza con più persone possibile. Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che ciò è un abominio. Fine della discussione.

Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle.

 

- Vorrei vendere mia figlia come schiava, come prevede Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita?

- Quando do fuoco ad un toro sull’altare sacrificale, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Levitico 1.9). Il problema è con i miei vicini. Quei blasfemi sostengono che l’ odore non è piacevole per loro. Devo forse percuoterli?

- So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Levitico 15:19-24). Il problema è: come faccio a chiederle se ce le ha oppure no? Molte donne s’offendono.

- Levitico 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi?

- Un mio vicino insiste per lavorare di sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente?

- Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è un abominio (Levitico 11:10), lo è meno dell’omosessualità. Non sono d’accordo. Può illuminarci sulla questione?

- Levitico 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’ altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso occhiali per leggere … La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione?

- Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Levitico 19:27). In che modo devono esser messi a morte?

- In Levitico 11:6-8 viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti?

- Mio zio possiede una fattoria. E’ andato contro Levitico 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. È proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Levitico 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei?

So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondermi a queste semplici domande.

Sempre suo ammiratore devoto.



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