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Sul tragico nelle odi corali antiche

Argomento: Letteratura

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 04/07/2018 21:02:22

L'ode tragica comincia nel fuoco più alto. Lo spirito puro, la pura interiorità ha varcato i suoi limiti e non ha mantenuto sufficientemente moderate quelle relazioni della vita – la coscienza, la riflessione, oppure la sensibilità fisica – che necessariamente, e quindi quasi già da sé, sono inclini al contatto e per quello stato di completa interiorità lo diventano eccessivamente; sicché per eccesso è sorto il dissidio che l'ode tragica finge fin dall'inizio per rappresentare ciò che è puro. Essa poi, per un atto naturale, dall'estremo della distinzione e della necessità passa all'estremo della non distinzione di ciò che è puro, del soprasensibile che non sembra riconoscere alcuna necessità, di là quindi cade in una sensibilità pura, in una interiorità più moderata, giacché l'interiorità originariamente più alta, divina, ardita, le è apparsa come un estremo, e non può più neppure cadere in quel grado di interiorità eccessiva da cui ha preso le mosse nel suo tono iniziale, giacché, per così dire, ha sperimentato ciò a cui esso portava; dagli estremi della distinzione e non distinzione essa deve passare in quella riflessività e in quel sentimento tranquilli in cui certo deve necessariamente sentire la lotta di quella strenua riflessività, e quindi il suo tono iniziale e il proprio carattere come opposizione, e passare in esso, se non vuole finire tragicamente in questa moderatezza; ma poiché essa sente tale carattere come opposizione, l'ideale che concilia queste due opposizioni risulta in modo più puro, il tono originario è ritrovato, e con riflessività, e così di qui (cioè dall'esperienza e dalla conoscenza di ciò che è eterogeneo) – mediante un moderato e più libero riflettere o sentimento –, essa ritorna più sicura, più libera e più radicale al tono iniziale.

 

© Paolo Melandri (4. 7. 2018)


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