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Giuda

Argomento: Mitologia

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 19/07/2018 22:29:05

Per due millenni il cristianesimo si è occupato del grande problema apologetico di Giuda, il più complesso fra tutti i problemi relativi alla giustificazione; perché fu necessaria la figura di Giuda e come fu possibile il suo tradimento? Secondo solo al gesto e al destino di Adamo, il caso di Giuda rappresentò per i cristiani senz'altro la più diretta incarnazione dell'eterno problema del senso del male, del rapporto tra libertà e necessità; ogni tipo di interpretazione ha trascurato la figura di Giuda. L'imperioso giudizio di Dante lo condanna al più profondo baratro dell'inferno tra le fauci stritolanti di Lucifero; il patrimonio delle leggende e dei Misteri popolari e di tradizione monacale, alterandone l'immagine con umorismo, rappresentano Giuda, al pari dell'archetipo che trapela dalla sua figura, il male stesso, in dimensioni umanamente accettabili; oppure, raffigurando il suo tradimento con soggetti farseschi, riescono ad allentare momentaneamente la tensione dello spettrale di fronte all'atmosfera opprimente della Passione. L'interpretazione di Klopstock considera l'azione di Giuda dettata dal sentimento di vendetta del segreto amore per Cristo, dalla grande gelosia disperata per il discepolo prediletto Giovanni. (Anche la vita di Gesù di Renan motiva il tradimento di Giuda con la gelosia per Giovanni). Tutte dirette all'interpretazione, all'umanizzazione e alla giustificazione del suo tradimento, sono le apologie poetiche di Giuda (tra i progetti postumi di Hebbel c'è anche un dramma dedicato a Giuda); alcune di queste opere però, credendo alla sincerità delle sue motivazioni, riducono la sua figura a dimensioni realistiche e, quasi sulla scia di quella tecnica dei Misteri, trasformano Giuda in simbolo di un quotidiano comico, trasformandolo in simbolo del più volgare fraintendimento di una presenza divina; altre, ne fanno un personaggio che da sempre è consapevole del proprio destino di traditore e attribuiscono la colpa del suo deicidio non tanto ad un Hödur che agisce con cieca inconsapevolezza e che si pente troppo tardi, quanto invece a un Loki chiaroveggente, a un demone consumato dal malvagio fuoco originario, la cui grandezza consiste nel vedere il tremendo spettacolo della sua azione e delle sue conseguenze e nel sopportarlo con la fierezza di un'infelicità opprimente ma fatale. Vi è infine la leggenda poetica nella quale Giuda nella grande opera della redenzione appare addirittura come il secondo piatto della bilancia, come seconda, più oscura vittima della nuova alleanza. Giuda si sacrifica sapendo che la scrittura deve essere adempiuta e che se egli non compie ciò che è stato prestabilito, l'opera della redenzione non potrà avverarsi e tutta la creazione sarà condannata ad essere un'azione insensata; egli si sacrifica, e prendendo su di sé la più grave maledizione del mondo si appresta a tradire colui che qualcuno deve tradire. In questa leggenda Gesù riconosce il sacrificio compiuto da Giuda per lui e per la sua opera di redenzione, sa che per un istante il destino del mondo è nelle mani di Giuda; se esse rifiuteranno di fare ciò che sta scritto, se si ritireranno impaurite dinanzi al «guai a quell'uomo per mezzo del quale il figlio dell'uomo è tradito!», non si compirà neppure il sacrificio sulla croce. Così Gesù l'ultima sera vede in Giuda l'oscuro compagno della sua via crucis; ne parla con parole che gli altri discepoli non comprendono e ringrazia il traditore con un gesto d'amore, che Giuda ricambia solo nel giardino di Getsemani. (Nel Vangelo secondo Giovanni, dove la figura di Giuda ha altrimenti tratti particolarmente odiosi, vi sono tracce di questa specifica comunanza, di un segreto accordo tra Gesù e Giuda; il boccone di pane che Gesù offre proprio a Giuda durante l'ultima cena, e accompagna con amare parole: quello che devi fare, fallo presto, appare come un simbolo del destino comune). Quando dopo il tradimento Giuda si uccide nella stessa ora in cui nel calvario si compie l'opera, non è spinto da un qualsivoglia pentimento, quanto piuttosto dal sentimento di estrema comunanza che lega i loro destini fino all'ultimo, dal sentimento di imitazione e dalla consapevolezza di una dipendenza più forte di tutti coloro che nell'istante del tradimento abbandonano e fuggono non solo il maestro ma soprattutto se stessi e la propria missione di discepoli, mentre lui, Giuda, in questo momento ha ubbidito al Signore e a se stesso. Anche la sua ultima ora avverte un oscuro «è compiuto».

Quest'ultima leggenda di Giuda, la cui lettura è stata già iperinterpretata, concentra forse il senso più segreto di tutte le interpretazioni che in venti secoli di cristianesimo hanno stilizzato la figura di Giuda. Come in così numerosi altri simboli di redenzione dei più diversi ambiti mitologici, nella figura di Giuda si compie l'antichissima scissione del redentore in natura angelica e in natura demoniaca, che solo unite possono compiere l'opera di rinnovamento e di redenzione del mondo. In ogni azione che scuote e rinnova l'umanità dio e demonio cooperano – questo il significato di tutti questi miti – e senza il reciproco aiuto non sono in grado di rinnovare le acque stagnanti. Il mito illustra semplicemente sdoppiandolo in due figure quello che riconosce e vuol far comprendere come unità; solo nell'antitesi simbolizza l'inesorabile legge in base alla quale chi crea necessariamente annienta, chi genera uccide, chi redime tradisce, che in ogni grande uomo simbolico Cristo e Giuda debbono nuovamente scambiare l'oscuro bacio.

 

© Paolo Melandri (19. 7. 2018)


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