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Filemone e Bauci

Argomento: Storia/Mitologia

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 30/12/2018 12:40:36

Essere sacerdoti, aver cura in qualità di custodi della vostra sacra dimora,

è il nostro desiderio, e come abbiamo vissuto i nostri anni in armonia,

così ci sorprenda la stessa ora, affinché mai io veda l'urna

della mia consorte, né lei debba seppellirmi sulla collina…

 

Questo è il desiderio che Filemone esprime rivolgendosi alla divinità dopo essersi consultato con Bauci.

«Cum Baucide pauca locutus.» Ovidio intende dire che non ci fu bisogno di molte parole per prendere una decisione: egli presuppone l'accordo tra gli sposi. E ha ragione, perché il lungo e felice amore dell'anziana coppia ha fatto maturare le stesse inclinazioni, e la prospettiva di essere un giorno divisi l'uno dall'altra è ormai più dolorosa del pensiero stesso della morte.

Allora gli dèi entrarono nella capanna dal tetto di paglia dei mortali: Giove, il Saturnide, accompagnato da Mercurio, l'Atlantide. Erano dèi, certo non immortali come crediamo oggi, però dotati di un grande potere sul tempo e sulle sue trasformazioni. Erano in grado di conferire alla fugace apparizione una più lunga durata, o di concentrarne la temporalità, così da farle guadagnare la gloria dell'origine.

Lelege, cui Ovidio fa raccontare della visita degli dèi e dell'ospitalità con cui furono accolti, informa perciò il dubbioso Piritoo:

 

È immensamente grande e non conosce confini la potenza del cielo,

tutto ciò che gli dèi vogliono

è già fatto compiuto.

 

2.

L'età e l'origine di questa mitica ospitalità non dovrebbero essere sottovalutate; già per Ovidio, e per lo stesso Esiodo, si situavano entrambe nel passato più remoto, ai confini dell'età dell'oro, là dove le datazioni sfumano nella nebbia.

Ci sarebbe perfino da chiedersi se la parola «mitico» sia impiegata a buon diritto, o se già il mito non attinga invece a materiali antichissimi. La fonte stessa di Ovidio, la leggenda sacra di un tempo frigio, vi fa cenno. Su quei regni che fiorirono prima di trasformarsi nelle satrapie persiane e poi negli stati dei diadochi ci sono pervenuti pochissimi dati, ne abbiamo però notizie più intense e commoventi di qualsiasi emanazione misurabile. Erodoto guarda indietro verso di essi come al crinale di un monte, sul cui versante occidentale brilla un mondo nuovo. Ai tempi di Ovidio erano divenuti province romane, tuttavia, in questa regione e nei suoi dintorni, il suolo era considerato particolarmente fertile per la nascita e la morte degli dèi, come per il risveglio delle civiltà e il loro tramonto. Perfino il beffardo Luciano, che viaggiò per l'Asia Minore cento anni dopo l'apostolo Paolo, non poté sottrarvisi.

 

© Paolo Melandri (30. 12. 2018)


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