Pubblicato il 21/09/2010 08:59:00
Allimprovviso cominciava il vento del sud. Si avviava con mulinelli di polvere e foglie verso la piazza in cima della collina e l prendeva a scompigliare la chioma dei tigli, un giornale del giorno prima e, dopo il giro panchina per panchina, sasso per sasso, ritornava, in discesa, a rotolare sullacciottolato sempre portandosi dietro la sabbia e lafa raccolta allaltra parte del mondo, dai deserti bollenti, sulla distesa maestosa del mare fino a che non scopriva le fessure degli infissi e allora entrava nelle case dove la gente immancabilmente si svegliava e pronunciava un lunghissimo attonito ooooh! Tutta lisola sembrava galleggiare. Caterina fu la prima a sentirlo. Stir un braccio poi un altro, mugol nel dormiveglia, non appena la frustata dellaria si abbatt sulla flemma dellacqua che subito subito fu sbattuta con forza sul bagnasciuga. Lei conosceva il morbido sciabordio dellinfrangersi e anche lo schianto dei cavalloni del mare agitato, ma il vento del sud aveva un sistema tutto suo di sbatacchiare londa in avanti, costringendola a perdersi in densa schiuma. Uno schiocco secco come un colpo darma, un ramo spezzato. Caterina si mise a pensare che avrebbe dovuto cogliere i segnali dellarrivo del vento ben prima di addormentarsi. Il cielo era troppo pulito, laria troppo ferma. Cani e gatti se ne stavano da troppo tempo nei propri ripari, allapparenza tranquilli, ma racchiusi in una sorta di presagio. Pur essendo di solito invasa dalla luna piena la notte destinata ad arrendersi allo scirocco, gi alcune ore prima non si sentiva nellaria un grillo o una zanzara. Men che mai un cane. Persino le lucciole allimbrunire avevano smesso di sfavillare nei luoghi umidi. Una sorta di arrendevolezza contaminava la natura. Linquietudine serpeggiava ovunque, ma lei aveva tenuto gli occhi chiusi. Ci siamo, pens ora Caterina nascondendo la testa sotto il cuscino. In quel momento un alito bruciante le mordicchi la pelle e allora disse ad alta voce che non sarebbe stata una notte come le altre perch il vento del sud portava la follia attraverso ogni boccata di aria rovente che entrava nel sangue delle creature attraverso le narici fino ai polmoni. Ebbe paura. Un formicolio si diffuse sotto le piante dei piedi e poi un tremore delle dita, una piccola scossa del cuore. Ma lei fece tutto quello che andava fatto. Indoss la vecchia gonna della bisnonna a balze di trine e merletti, si mise uno scialle sulle spalle e scese in strada perch sarebbero passati almeno dieci anni prima di unaltra notte simile a questa e bisognava approfittarne. E anche Angelo il pasticciere in quel momento pensava. Si stava meravigliando che la pasta delle ciambelle si attorcigliava sulle mani, invece che intorno al suo buco, e assumeva a suo piacere le forme pi complicate, di fiori per lo pi: a questo punto anche lui si rese conto che la saggezza quella notte aveva dimenticato la casa degli uomini. Nessuno dei due sapeva che anche le praterie del mare, appena avvertito lalzarsi della temperatura, avevano cominciato a svegliarsi e piante, pesci e ospiti, senza domandarsi lora o la stagione, decisero che era il tempo dellamore e, poco dopo, un lungo fremito accompagn la sferzata del vento. Gli anemoni di mare oscillarono, le alghe si piegarono dallo stesso lato. I rifugi della catena degli abissi si riempirono di vita, prima ancora che di gemiti. In quel momento Caterina passava davanti allentrata della panetteria, spalancata sulla fornace della notte, ballando al suono delle nacchere che schioccavano al di sopra dei suoi capelli, raccolti in un pettine con una rosa rossa e allora Angelo dimentic il forno, anche quegli strani turgori floreali gi cotti e da sfornare perch, come sta scritto, non si vive di solo pane e neanche di soli dolci e cominci a strofinarsi le dita sul tessuto del grembiule per toglierne la pasta che si asciugava. Anche lui aveva voglia di andarsene a spasso. -Caterina, vengo con te, disse tuffandosi nelle magnifiche folate del vento che gli sollevarono i capelli come ciuffi di ginestre. Spalanc le braccia e volteggi sulla discesa descrivendo cerchi intorno alla gonna di Caterina come un pianeta intorno alla propria stella. Ad una ad una si accesero le luci delle case e si aprirono le finestre. Voci e musiche cominciarono a scivolare nella strada, sovrastando il fischio delle raffiche. Il bar sulla piazza sollev la saracinesca come fosse giorno e un gruppo di studenti, libri legati ad un elastico, tir fuori una chitarra e sinvent un coro, perch i suoni nascono spesso dal fondo del cuore per consolarci. Nella casa del sindaco, che era assente da alcuni giorni perch in cura ai bagni termali, in quel momento scorrazzavano due ladri. Due di passaggio, perch da quelle parti ognuno conosceva i calli sotto le zampe delle galline degli altri e avrebbe riconosciuto uno sciagurato intento a spulciare il proprio cane seduto ad uno dei tavolini del bar, perci ogni furto di verdura o di polli poteva essere ascritto solo a un forestiero. Questi balordi, in particolare, avevano oltrepassato il mare e i monti. Avevano aperto la porta con una forcina per capelli ed ora andavano sistemando largenteria con metodo in un sacco di iuta. Di tanto in tanto si asciugavano il sudore che a rivoli imperlava la fronte e correva per la schiena: -Nottataccia dinferno, disse il delinquente pi basso. Laltro non lo stava ascoltando, tutto preso dalla musica di un organetto che giungeva dalla riva del fiume e che gli muoveva i piedi in su e in gi. Dimprovviso le braccia gli si alzarono e il pollice e il medio si scontrarono schioccando come biglie sullasfalto. -Ges santo, che fai? gli chiese il collega di tante malefatte e invece anche lui saltellava intorno al tavolo e poi intorno al compagno e poi ancora sulle scale, in mezzo alla strada, verso il fiume, per nascondersi nellallegria degli altri almeno fino alla prossima alba. Dovunque guardassero per era cos chiaro che sembrava giorno e le tegole cos rosse e felici non lo erano neppure sotto la pioggia. A quel punto, Fuffi, il gatto di Caterina, ritir il capo dalla cenere e si affacci sulla porta a cercare Melania dagli occhi di giada di cui distingueva il miagolio innamorato in mezzo al verso languido dei compagni che si accalcavano sulla strada. Usc, infatti, e si trov in un corteo di topi e lucertole, in ordine crescente, le tartarughe sulle schiene dei cani per restare al passo degli altri e Melania in terza fila lo aspettava con una pupilla tanto umida e fosforescente da sembrare un cristallo. Nessuno riconobbe Caterina nel nuovo abbigliamento, per la verit neppure se stessa, se si fosse guardata allo specchio, nemmeno il parroco che ogni domenica era chiamato al lavaggio dei suoi peccati inesistenti. -Caterina, disse Angelo con la voce tremante, ma forse era colpa dellemozione. -Angelo, si fece sfuggire Caterina rispondendo punto per punto. La realt peggio di qualsiasi cosa, avrebbe, per esempio, voluto dire, oppure che lei non sapeva di possedere tanta scioltezza sotto le piante dei piedi, ma quella sera il vento rubava anche le cose non dette per portarsele a spasso per ogni dove, ossia dove servivano e cera qualcuno cos dolce da accoglierle. Lo scirocco divenne ad un tratto tanto intenso che si appropri del ballo, ne guid le fluttuazioni e i salti, li congiunse in una tale simmetria che ognuno sembrava cominciare sul confine dellaltro e il pulviscolo che li avvolgeva, vetroso forse, si mise a brillare perch la luna ce la mise tutta a circondarli di un alone. E a questo punto il vento, che quella sera si sentiva anche pi possente della luna, si impunt sulle suole delle loro scarpe tanto da sollevarle con la stessa ordinaria tranquillit con cui di solito sintestardiva con un pezzo di carta di giornale o un sacchetto di plastica. Caterina e Angelo cominciarono a sorvolare i tetti, le strade sfiancate da milioni di passi e di pene, il fiume senza fine che trasporta il suo peso dalla cima dei monti allampiezza stupita del mare, il camposanto che custodisce leterna pace. E poi via, sempre pi in alto, nella Via Lattea, verso il luogo miracoloso dove gli umani usano deporre i propri miraggi. Sulla spiaggia il fal si era spento e nessuno pens di riavviarlo appunto perch lacqua della luna aveva avuto ragione di tutte le ombre e allora, un po provati e con la voce rauca, tutti si stesero sulla spiaggia a guardare la grande coperta delluniverso che, pur bellissima, non sempre riesce a tenerci caldi nel letto della terra. Ognuno pens a se stesso, pensarono e trattennero il fiato per un lungo minuto, ma non fecero in tempo a diventare tristi. Il pi piccolo, un bimbo che appena aveva cominciato a sciogliere le parole, punt un dito in alto e annunci balbettando: -Guardate lass, che strana stella! E suo padre che come gli altri avrebbe voluto piangere per s e per il mondo intero, come piangeva quando aveva esattamente let di suo figlio, almeno quella volta cambi idea: -Che meraviglia! una cometa!
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