Recensione di Flavia Buldrini
Questo testo di Gian Piero Stefanoni [Biografia delle voci - Note su poesia in dialetto e lingue minoritarie d’Italia, N.d.R.] è un avvincente saggio di critica letteraria che spazia dalle opere in dialetto alle lingue minoritarie. La scintilla di questo profondo amore è scoccata dalle proprie radici, dal desiderio di conoscere la lingua paterna della Val Camonica in Lombardia, per poi estendersi a più largo raggio, riecheggiando così le molteplici “voci” che affiorano da questo patrimonio sommerso e disperso un po’ in tutta Italia. La ricerca, avviata dalla primavera del 2021, ha saputo cogliere il sapore dei diversi territori, le svariate sfumature, in cui, come una melodia, si modula l’espressione letteraria locale. Scrive lo stesso autore nell’introduzione: “Una pluralità di voci per accenti, toni, varietà di accezioni dalla poesia in patois di Marco Gal al sardo-corso di Giuseppe Tirotto passando per la dolenza in campano di Achille Serrao e l’urbinate della brava Maria Lenti a levarsi in un teatro di reminiscenze, rimostranze, strattonati richiami nell’imbuto di uno spazio chiamato a distendersi dalle nebbie di uno scontro, quello di una vita ancora libera – e vera – nelle sue appassionate espressioni ed una oscurità che piuttosto proprio nella strozzatura della parola – e della memoria – mostra il suo volto ringhioso.”
Rivive, poi, il fascino delle lingue minoritarie, vincolate a miti ancestrali e a suggestioni folcloristiche, come la poesia in arberëshe di Schirò di Maggio o in croato molisano di Gliosca, il catalano d’Alghero di Canu, il ladino della Val Badia della Dapunt, il griko salentino del poeta Salvatore Tomasi; contaminazioni dell’idioma locale con il tedesco nel nord Italia di Norbert C. Kaser, uno degli scrittori di spicco di tutto il secondo Novecento europeo; il titsch, tedesco medievale in via di estinzione di Anna Maria Bacher.
Il libro è dedicato dall’autore al romano Sante Pedrelli, per il sodalizio artistico e affettivo che a lui lo lega, e a Mario D’Arcangelo, amico e poeta elegante nel dialetto abruzzese di Casalincontrada.
Quest’operaoffre “un caleidoscopio” - come lo definisce incisivamente Lorenzo Spurio nella postfazione – di colori, suoni, impressioni attinti dai più disparati meandri della cultura locale, in una sapiente alchimia di “voci”, appunto, – evocate con finezza critica, un linguaggio vibrante ed aulico – che affluiscono come da differenti correnti all’unica foce del variegato panorama italiano.