Agosto 1978 presso Ouarzazate - Marocco.
Siamo sei persone sporche e puzzolenti che chiedono di poter riempire le borracce nella hall di un lussuoso albergo, nel bel mezzo del nulla pi assoluto.
Figlia di un improbabile figlio dei fiori di periferia, sono cresciuta passando tutte le estati in giro per campeggi o direttamente sulla spiaggia; non ho mai messo piede in un albergo, nemmeno in Italia.
Appiccicata alla parete, concentro lattenzione sulle signore presenti nella hall. Vestite a pi strati con tessuti bellissimi, quasi tutte indossano gioielli che, tintinnando a ogni movimento, creano un piccolo componimento.
I miei compagni di viaggio, pi grandi di me, commentano l'evidente sperequazione tra ricchi, pochi e probabilmente tutti l, e poveri ovvero tutto il resto del Paese. Io sono aggregata pi che altro per dividere le spese, quindi da me ci si aspetta solo un giudizioso silenzio.
Il ragionamento si avvia per conto suo e formulo una risposta senza sapere di essermi posta la domanda: " per sapere dove vanno!" - Eh? - la ragazza davanti a me si volta un po sorpresa - "I braccialetti ai polsi e le cavigliere, come con le mucche, per sapere quando si allontanano". Dopo un attimo di silenzio il gruppo riprende a discutere. Accidenti! Dovevo parlare di gattini, non di mucche. -
Da circa un decennio, nella palazzina di fronte a casa, vive una famiglia egiziana; il capofamiglia e le figlie sembrano ben integrati, la moglie si vede di rado, quando esce per andare alla funzione o per accompagnare le bimbe a scuola. Lei indossa sempre abiti islamici.
Ho osservato le bimbe crescere vivaci, andare a scuola, imparare ad andare in bicicletta aiutate dal padre. Forse anche per questo che un giorno, vedendo la pi grande delle due uscire dal portone con il velo sul capo, rimango impietrita.
Cerco di metabolizzare l'immagine e combatto la momentanea assenza di pensiero che lo shock mi ha procurato: "Perch me l'hanno velata?.
Pian piano inizio la "differenziata" e suddivido l'immondizia nel cervello. Mi viene in mente un episodio capitato ad alcune ragazze poco pi grandi di me quando avevo la stessa et della ragazzina egiziana. Mentre in citt cambiava tutto e in campagna non si spostavano di un centimetro, nella terra di mezzo passavamo dei brutti momenti. La domenica mattina il prete esponeva l'elenco delle ragazze che la sera precedente erano state "viste" entrare nella locale sala da ballo. L'iniziativa, in generale molto apprezzata a livello locale, aveva comunque suscitato un certo trambusto e qualche trasferimento di residenza. Un avvocato aveva infine interrotto la delazione seriale scrivendo alla Curia e spiegando che il prete era passibile di denunzia. La Curia aveva trasformato all'istante il nostro "Torquemada" in un "Don Abbondio" da esportazione: laveva inviato in Africa, sostituendolo con un prete progressista che fumava e parlava con i ragazzi. In breve tempo la terra di mezzo si era uniformata alle politiche cittadine.
Torno con la mente alla ragazzina egiziana: "Abbiamo delle leggi, non pu succederle nulla di male, forse lo indossa solo per la funzione".
A distanza di qualche mese prendo atto del fatto che la ragazzina indossa il velo in maniera permanente. La incontro, la saluto, mi sorride. Non sembra una persona infelice. Un gruppetto di coetanee passa a prenderla la mattina per andare a scuola, ho l'impressione che sia una ragazza popolare, una specie di leader. Non posso fare a meno d'immaginare cosa succederebbe se il velo diventasse di moda anche tra le ragazzine italiane; cos, per sfregio, come farsi un tatuaggio o farsi applicare un piercing.
Rido da sola. Te lo vedi il genitore padano alle prese con la figlia che pesta i piedi per avere il velo firmato? L'idea comincia a non sembrami cos balzana. Cerco in internet e... eccolo l: Dress up games - trendy snoods dress up, gioco per ragazzine. solo questione di tempo.
Mia piccola egiziana, stai diventando un target commerciale e nessuna legge potr proteggerti da questo.
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Medina Lariana, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.