CAPITOLO X - Il ritorno
La nave reale con a bordo il Faraone , i principi reali ele principesse, salp insieme alle ombre della sera che andavano allargandosi enavig tutta la notte, prima che le mura del distretto di Shetep, profilassero lorizzonte.
Una distesa desolata a nuda si distendeva a perditadocchio: un mondo levigato e in continua, lentissima mutazione, dove acque,prati e foreste erano scomparsi per sempre o affondati nelle profondit.
Shetep era nota per la caccia ai tori selvaggi, passatempoassai amato dai Faraoni.
In piedi sul suo carro da guerra, allinseguimento di unosplendido esemplare di toro, il faraone apr la caccia. Lo seguivano i carridei principi reali e dei principi ostaggi: figli di Re vassalli o alleati;seguivano gli arcieri e i mandriani che avevano raccolto in un ampio recinto i tori selvaggi della regione.
Le donne del seguito, spose reali e principesse, eranostate fatte allontanare dal campo e dallalto di una collinetta seguivano ognifase della caccia; tra loro dera anche la principessa Nefer.
Nefer avea cercato un buon posto di osservazione e nonperdeva neppure un gesto di quanto stava avvenendo nella piana assolata; allesue spalle, il sole del primo mattino aveva gi raggiunto lorizzonte e dalontano arrivava il rumore dei campanacci degli armenti al pascolo.
Guardate Thomosis. la principessa Nefrure tese unbraccio Guardate con quanta spericolatezza si spinge incontro a quel torodalla testa spaventosa Oh!... Il nostro divino padre dovrebbe imporgli piprudenza.
Nefer volse il capo nella direzione indicata; il gestofece tintinnare gli orecchini di lapislazzulo.
Quello scervellato interloqu la voce petulante dellaprincipessa Iter verr sbalzato dal carro, le cui redini, il principe Omohlodi Creta, con troppa leggerezza, gli ha messo nelle mani.
Thotmosis un ottimo guidatore. puntualizz Nefer Seil principe di Creta gli ha affidato la guida del suo carro perch Thomosismerita la sua fiducia.
Thotmosis il prediletto di nostro padre. sorriseNefrure. Aveva un sorriso dolcissimo, la principessa Nefrure CertamenteThotmosis vorr fare buona figura ai suoi occhi.
Mefer guard il fratello, il suo fisico nervoso e sveltoche prometteva prestanza per let matura, poi guard il Faraone.
Il faraone Meremptha era imponente come una Divinit.Nefer lo guardava ammirata, mentre con la mano sinistra scagliava la lancia econ la destra reggeva le redini e dominava lirrequietezza dei cavalli; neammirava lassoluto dominio su quelle creature nobili e fiere.
Nefer amava i cavalli ed amava i racconti di caccia e diguerra che, come tutte le ragazze a corte, aveva ascoltato fin da bambina e chevedevano i loro uomini, padri e fratelli,sempre vincitori.
La corsa dei carri, i muggiti dei tori, lo scalpitio deiloro zoccoli contro le pietre, lo stridore delle ruote, il corno di caccia deltrombettiere, esercitavano su di lei un fascino strano ed irresistibile e latrascinarono gi dalla collina, spingendola a disobbedire agli ordini delFaraone. Lasci le altre donne e di corsa si port verso uno di quei sentieri.Di corsa lo attravers, per raggiungere laltra collina da dove sarebbe statopi facile seguire le fasi della caccia.
A met sentiero,un potente muggito laggred alle spalle. La ragazza si volt e restimpietrita: unenorme massa scura le stava davanti, dieci quintali e pi dimuscoli guizzanti sotto un manto dilucido pelo raso.
Un toro.
Nefer sollev il capo e il suo sguardo and a perdersi indue pupille di vitreo liquido giallastro. Ubbidendo ad un impulsoincontrollato, si volt per darsi alla fuga; il toro, alle spalle, sbuffava. Lozoccolo batteva cos forte da farle tremare il terreno sotto i piedi. Dalontano la raggiunsero le grida dorrore delle donne e lo stridore delle ruotedi un carro in avvicinamento: il Faraone stava puntando nella sua direzione.
Un urlo, per, piomb sulla scena come un tuono;attravers laria e la riemp di echi.
Un urlo di guerra.
Uno straniero, poi, un guerriero, cal gi dallacollinetta e si frappose fra il toro e la principessa. Lo scontro fubrevissimo: la lunga, affilatissima spada del guerriero, quelle in uso presso iPopoli di Mare, forgiata nel prezioso metallo degli Dei, penetr nella frontedellanimale che stramazz fulminato ai suoi piedi.
Nefer, sempre di corsa, and quasi a farsi travolgere daicavalli del carro del faraone che la evit solo grazie alla sua perizia diguidatore.
Un bagliore si lev dagli occhi del Faraone mentre,consegnata la principessa alle cure di ancelle accorse premurose e spaventate,scendeva dal carro per andare incontro allo straniero il quale avanzava versodi lui a lunghi passi.
Questi si liber il capo dallelmo piumato e mostr icapelli biondi.
Il suo aspetto era fiero e la fronte grave, gli occhierano ardenti e la mascella energica e volitiva. La figura, sotto la tunica dipregiata lana, era possente e salda. Odorava di acqua salmastra, di sangue esudore.
Fu lui a salutare per primo, nel riconoscere le insegnereali che posavano sul largo petto di Meremptha.
Signore dEgitto, Figlio degli Dei cominci
Il Faraone lo interruppe e continuando a fissarlo conmolta intensit domand:
Chi sei? Qual il tuo nome, straniero? Vieni in amiciziaed alleanza o come nemico? Se come nemico che sei giunto su queste terre,sappi che io, Meremptha, ho ricacciato in mare popoli invasori. Li ho uccisi efatti prigionieri a migliaia ed ho costretto le loro donne a servire le donnedi Tebe.
Giungo nella tua terra, potente Sovrano, - rispose lostraniero - naufrago e perseguitato daun Fato avverso. Sono supplice e non nemico.
Il Faraone addolc un po lespressione del proprio volto;i suoi occhi scuri parvero.incassarsi ancora pi dentro le orbite mentrefissavano quelli azzurri del suo interlocutore. Scrutava attentamente quelvolto dallaria selvaggia: il volto di un uomo che doveva aver combattuto moltebattaglie e non tutte contro altri uomini.
Il tuo nome, straniero. disse infine Possa ioconoscere il nome di chi ha salvato la vita di una delle mie figlie e dargli ildegno benvenuto nella mia casa.
Menelao, io sono, figlio di Atreo e Re di Sparta!
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Per onorare lillustre ed inatteso ospite, il Faraoneoffr un banchetto che raccolse intorno a tavole riccamente imbandite ed ornatedi ghirlande di fiori la rappresentanzapi nobile di una corte disciplinata ed allineata secondo il rigido protocollo.
Avvenenti ragazze offrivano ai convitati profumi e fioridi loto e il Faraone, che aveva preso posto su un grosso scanno alla testa del tavolo, apr il banchettoalzando la coppa.
Accanto a lui sedeva la Grande Consorte Reale. Seguivanole altre Regine e le principesse in ordine di grado; la principessa Nefer vennea trovarsi accanto alla regina Amesh e di fronte al principe Thotmosis.
Allaltro capo del tavolo sedeva lospite donore:Menelao, Re di Sparta e Principe di Micene.
Nefer lo guardava di sottecchi, ma con insistenza. Avevaudito molti racconti sui Popoli di Mare e le loro strane abitudini. Ora, perla prima volta, ne vedeva da vicino non uno, bens due, poich con lui cera ladonna la cui bellezza, si diceva nel gineceo di Tebe, aveva scatenato unaguerra: Elena, regina di Sparta.
Nefer guardava anche lei, ma con aria disincantata edocchi sgomenti: era bellissima. La donna pi bella che avesse mai visto.
La Regina di Sparta aveva forme perfette, pelle luminosa,occhi brillanti e capelli di vivido oro.
Molte donne, si disse la ragazza, possedevano queglistessi pregi, ma nessunaltra donna da lei conosciuta aveva quel fascino particolareche emanava dalla persona, dallo sguardo, dal sorriso e che attirava su di leiogni sguardo.
Una bellezza che soggioga gli uomini e li rende rivali si sorprese a pensare una bellezza pericolosa!
Non sapeva se lestorie udite sul suo conto che Laria, la sua schiava cretese, amava colorire dimolti particolari, fossero vere oppure leggende.
Merende, la sua nutrice, che era una donna piena disaggezza, diceva che in ogni leggenda si nasconde sempre un fondo di verit.
Laria aveva raccontato di un principe troiano di nomeParide a cui tre Dee straniere avevano chiesto di giudicare chi tra loro fossela pi bella, promettendogli in cambio doni favolosi; Paride aveva scelto ildono della Dea dellAmore e cio lamore della donna pi bella del mondo:Elena, regina di Sparta, gi moglie di Menelao, principe di Micene.
Quella scelta, per, sera rivelata infelice e sciaguratapoich aveva trascinato in una lunghissima guerra contro Troia, risoltasi conla caduta della citt, molti dei Re della terra.
Nefer non era ancora nata quando quegli avvenimentiavevano avuto inizio, ma poteva costatare quanto dolorose fossero ancora, per iprotagonisti, le conseguenze.
Lei non poteva n voleva giudicare quegli eventi poichappartenevano ad altre genti, di altre terre, che seguivano altre consuetudinied adoravano altri Dei, ma una donna che tradiva il proprio marito, dopoaverlo fatto Re, per seguire un altro uomo
Come richiamata dal suo sguardo, la regina Elena si voltverso di lei. Le punt addosso uno sguardo lucente, trasparente, luminoso, chericordava acque azzurre attraversate da brezze, raggi splendenti Nefer sisforz di non provare piet per quella donna, ma qualcosa dentro di lei,estranea alla sua volont, la conduceva verso di lei.
Gli Dei! Pens. La colpa era tutta degli Dei.
Brutto affare ingelosire una Divinit ma anche gliuomini, sempre in cerca di gloria, di avventure, di bottini. Uomini che
Lingresso di un gruppo di cantori e musicisti interruppei suoi pensieri. Larpista era gi in attesa e un giovane, avvenente cantore,cominci il suo canto accompagnandosi con le note di un liuto.
Gettate allespalle crucci e pene e volgete lanimo alla gioia cantava-
finch silever il giorno in cui
dovremoviaggiare verso la Terra-che-ama-il-silenzio
La musica era dolce e le danzatrici si muovevano congrande grazia. Lattenzione di tutti, per, non era per loro, ma per il Re diSparta, che il Faraone aveva invitato a prendere la parola.
Re Menelao cominci a raccontare. Narr delle peripezieche lo avevano trascinato per mare con i compagni fino a sospingerlo verso laterra dEgitto.
La mia storia intessuta di dolori e sciagure cominci La collera del Tonante Zeus ha spinto fin qui me, la mia sposa e ipochi compagni che mi rimangono enulla del ricco bottino depredato a Troia.
Apparve subito, daquelle prime, sofferte parole, lospettro di una guerra conclusa con linganno.
Era noto dappertutto, anche in Egitto, linganno ordito daun astuto guerriero di nome Odisseo e del suo grande cavallo di legno spacciatoper sacrificio offerto ad un Dio di nome Poseidone.
Re Menelao parlava, parlava, parlava e sciacquava leparole con piccoli sorsi di un corposo vino proveniente dalle vigne del tempiodio Ammon, annacquato ed aromatizzato, contenuto nella coppa doro che glistava davanti. Narr della caduta di Troia, dellultimo assalto degli Achei edella loro partenza carichi di bottino. Molti loro, disse, come Agamennone,Odisseo ed egli stesso, avevano dimenticato di placare con sacrifici liradegli Dei di Troia. Soprattutto lira di Atena, corrucciata con gli Achei,spieg, perch sotto il suo altare, il guerriero Aiace aveva violatoCassandra, figlia di re Priamo esacerdotessa della Dea.
Limmagine della Dea, disse con voce rotta dallemozione,aveva distolto lo sguardo con orrore dalla scena di violenza.
Mentre Menelao parlava, la regina Elena piangeva e nelsilenzio profondo si udivano soltanto le parole dellAcheo e i singhiozzi dellaregina di Sparta.
Il volto commosso e impietosito da tanta tragedia, laprincipessa Nefer non si accorse di piangere lei pure, se non quando, unrivoletto di lacrime le inond la guancia. Piangeva il destino di tutte ledonne che quella guerra aveva ferito: Cassandra vittima della cieca violenza diun guerriero vincitore, Andromaca, madre e sposa sfortunata, Ecuba, madreinfelice, Enone, sposa abbandonata. Piangeva per tutte le donne vittime diquella e di altre guerre e piangeva anche per Elena e il suo destino di donnatroppo bella. Piangeva per lei e con lei ed intanto Menelao continuava araccontare, dosando parole e tempi con grande lentezza, quasi che ognuna diquelle parole gli costasse fatica e dolore; parlava con essenzialit e senzaluso di parole superflue, come si faceva invece a Tebe, dove la consuetudinedi parlare era diventata un uso ed abuso di parole inutili che allungavano lefrasi e le rendevano deboli e spesso incomprensibili.
Questo rendeva il racconto dellospite ancora pidrammatico e le sue lacrime e quelle della regina Elena, sempre pi copiose.
Sanguina il cuore rivolto alla casa lontana il raccontodellillustre naufrago si avviava alla conclusione ed esulta ogni volta chegli occhi scorgono una terra allorizzonte, ma ogni volta, Poseidone sconvolgele acque, scatena i venti e sospinge lontano i legni. A gran faticaraggiungemmo la tua terra, o Figlio di Osiride.
Gli occhi del guerriero acheo, mentre parlava, fissavanoun punto imprecisato del mosaico del pavimento: una moda approdata in Egittodalla sua terra. Quando si rivolgeva al faraone o alla Regina dEgitto, per,levava su di loro gli intensi occhi azzurri come il suo mare.
cos riuscimmo ad approdare in una delle molteinsenature di unisola. si concluse il racconto.
Nefer si pass le dita sul volto rigato.
Mia dolce signora. unancella le porse il catino;piangeva anche lei Cancella il pianto con lacqua e alleggerisci il cuore conuna coppa.
Nefer prese il catino, vi affond le dita, agitandonelievemente lacqua.
La superficie and improvvisamente muovendosi. Nefer resta fissarla.
Sopra la sua testa, intanto, Ammon veleggiava veloce versooccidente e il suo bagliore riverberava nelle gocce che cadevano dalle mani ein quelle che le coprivano il volto proteso. Segu un lieve vertigine,accompagnata da una leggera inquietudine: i lineamenti del volto riflessonellacqua erano i suoi, ma la zazzera scomposta e soffice e gli occhi chericambiavano il suo sguardo, quelli non erano davvero i suoi.
Comprese di avere di fronte laltra se stessa.
Si guardarono e si fissarono, la principessa Nefer edIsabella, e si chiesero la stessa cosa: riuscivano lun laltra anche avedersi mentre si fissavano?
Mi mi senti? fu la principessa Nefer ad approcciarsiper prima Qual il tuo nome?... Ti chiami Nefer anche tu?
Nefer Nefer, sorellina
Una voce la strapp dallabissale lontananza; laprincipessa sollev lo sguardo che and a naufragare in quello del principe Thotmosis .
Ancora i fantasmi delle tue visioni, sorellina? chieseil ragazzo.
Non sono fantasmi, ma persone reali come me e te. scosselei il capo.
Per la Barba di Seth! esclam il principe afferrando lacoppa di vino spumeggiante che un servo gli tendeva. Unancella vi avevalasciato cadere un petalo di profumatissimo loto blu; Thotmosis le sorrise,sorseggi, poi tese la coppa alla sorella.
Alle ragazze non era consentito bere vino, soprattutto inpresenza di estranei, bench al gineceo le mogli delle guardie portassero loroda bere di nascosto, ma si trattava sempre di un vinello dolce e leggero
Nefer tese la mano per prendere la coppa, ma qualcosariaffior dal profondo del suo essere: qualcosa simile ad un ricordo lontano.
Fu come se quel velo di minuscole scintille che sempreimprigionava le sue visioni, si fosse finalmente squarciato.
Ricord.
Ricord voci, volti, nomi: Isabella, Al, Alessandro, Jim,HammadOsor.
Ricord le loro voci risuonanti nelle orecchie; riud lerisate, le esclamazioni di stupore.
Non pi solo come in un sogno, ma reali.
la morte giunger sul petalo del loto blu caduto nellacoppa
Quelle parole le attraversarono la mente come un lampo. Silanci in avanti per afferrare la coppa che aveva restituito al fratello e chequesti stava portando alle labbra, ma un capogiro la ferm e quel velo discintille torn a ricomporsi e ad avvilupparla strettamente.
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La principessa Nefer riapr gli occhi.
Isabella.
La stavano chiamando con il nome dellaltra se stessa.Sapeva, per, di non essere Isabella. E sapeva di non essere neppure soltantopi la principessa Nefer. Sapeva di essere parte di entrambe.
Cera Osor accanto a lei e lo sguardo della prodigiosacreatura era pi intenso e pi vivo che mai ed indusse in lei una malinconiaimprovvisa. Un presentimento.
Comprese, senza bisogno di parole.
Devi andare? bisbigli.
Osorannu.
Perch? Perch vai via? domand.
Il compito di Osor, il Guardiano della Soglia, terminato e Osor deve andare.
Io non voglio che tu vada via. Gemette Isabella-Nefer
Io non ti lascio - Osor indietreggi versoluscita con un sorriso indecifrabile sulle labbra - Io torner,. Tutte levolte che chiamerai , Osor, ilGuardiano della Soglia, accorrer a liberare dalle insidie il cammino diIsabella, la sua Signora.
Isabella| Mi hai chiamata con il mio nome. stup laragazza E la prima volta che mi chiami cos셔
Osor sorrise ancora, in quel modo indefinibile che sololui era capace di avere e arretrancora di un passo prima di scomparire dietro luscio.
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