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“Tre monologhi. Penna, Morante, Wilcock”, di Elio Pecora [collana Racconti (Teatro)]
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Amori

di Ovidio 

Proposta di Cosimina Viscido »

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Pubblicato il 05/09/2011 02:21:25

Il tuo amante sta per andare allo stesso banchetto a cui vado io: faccio voto perché questa sia per lui l'ultima cena. Dovrò dunque accontentarmi di ammirare la donna che amo solo in qualità di convitato? Sarà un altro quello che avrà la gioia di essere toccato da te e tu strettamente allacciata riscalderai il petto di un altro? Egli potrà dunque, quando vorrà, cingere il tuo collo con la sua mano? Smetti di stupirti che per effetto del vino la bianca fanciulla di Atrace sia divenuta motivo di contesa per gli uomini dalla doppia natura; io non abito in una selva e le mie membra non sono unite a quelle di un cavallo: eppure mi sembra di riuscire a stento a tenere le mie mani lontane da te. Senti bene però quel che devi fare e non lasciare le mie parole in balìa degli Euri o dei tiepidi Noti. Vieni prima del tuo amante; non che io veda la possibilità di fare qualcosa se verrai prima, ma comunque vieni prima di lui. Quando egli prenderà posto sul triclinio e anche tu, con viso pieno di modestia, andrai a prender posto al suo fianco, premi di nascosto il mio piede; guardami, fa' attenzione ai cenni del mio capo e alle espressioni del mio volto: sappi cogliere i miei segnali furtivi e ricambiali. Senza aprir bocca ti parlerò con le sopracciglia; potrai leggere parole scritte con le dita, parole disegnate con il vino. Quando ti tornerà in mente il piacere lascivo del nostro amore, tocca col pollice delicato le tue gote accese; se avrai motivo di lamentarti silenziosamente di me, la tua mano rimanga mollemente sospesa all'estremità dell'orecchio; quando invece le cose che farò o dirò ti piaceranno, o luce dei miei occhi, gira e rigira l'anello fra le dita; quando augurerai a quell'uomo i molti malanni che si merita, tocca la tavola con la mano, nel modo in cui toccano l'altare i supplici. Il vino ch'egli mescerà per te, dammi retta, fallo bere a lui; chiedi tu stessa a bassa voce allo schiavo il vino che vorrai: il boccale che tu gli avrai restituito sarò io il primo a prenderlo e berrò da quella parte dalla quale avrai bevuto tu. Se per caso ti offrirà quel che egli abbia assaggiato per primo, rifiuta i cibi sfiorati dalla sua bocca; non permettere che egli opprima il tuo collo con le sue braccia; non porre il tuo dolce capo sul suo duro petto; la piega della tua veste e i tuoi seni fatti per le carezze non lascino insinuare le sue dita; ma, soprattutto, rifiuta di dargli anche un solo bacio. Se gli darai dei baci, mi proclamerò apertamente tuo amante e dirò: Questi baci sono miei e ne rivendicherò la proprietà. Queste cose, comunque, potrò vederle, ma quante la coperta tiene ben celate, quelle saranno per me motivo di cieco timore. Non allacciare la tua coscia con la sua, non accostarti con la gamba e non intrecciare il tuo piede delicato con il suo brutto piede. - Molti timori, infelice, mi assalgono, poiché molte volte ho còlto il piacere con impudenza e mi tormento per paura del mio stesso esempio: spesso io e la mia donna per affrettare il godimento portammo a termine la dolce fatica sotto una coltre che ci nascondeva. - Tu non farai questo; ma perché non si creda che tu lo abbia fatto, tògliti di dosso la complice coperta. Esorta quell'uomo a bere continuamente (ma non accompagnare le esortazioni con i baci) e mentre beve, senza che se ne accorga, se ti riesce, aggiungi vino puro. Se giacerà sdraiato, pieno di vino e di sonno, il luogo e la circostanza ci forniranno consiglio. Quando ti alzerai per andartene a casa, e ci alzeremo tutti, ricòrdati di procedere in mezzo al gruppo: là in mezzo o sarai tu a trovare me, o sarò io a trovare te; e allora qualsiasi cosa di me tu avrai modo di toccare, tóccala. - Me infelice! Ho indicato quel che può giovare per poche ore; ma col calare della notte sono costretto a star lontano dalla mia donna. - Di notte il suo amante la terrà chiusa in casa; mesto in volto per lo spuntare della lacrime, io mi limiterò a seguirla, per quanto mi è possibile, fin presso la crudele porta della sua casa. Ma ormai egli rapirà baci, ormai rapirà non solo baci: quel che a me concedi di nascosto, dovrai concederglielo, perché è un suo diritto. Tu, però, concediti con riluttanza, come chi è costretta (questo puoi farlo): le tue carezze siano mute, Venere sia ostile. Se i miei voti hanno un qualche valore, desidero che anch'egli non ne tragga alcun piacere; se no, che almeno non ne tragga alcun piacere tu. Ma tuttavia, comunque si concluda la vicenda di questa notte, domani tu dimmi e ripetimi che non ti sei concessa a lui.

Era l'ora della calura e il giorno aveva già compiuto metà del suo cammino; io mi gettai sul letto per dare ristoro alle membra. Una parte della finestra era aperta, l'altra era chiusa e c'era quella penombra che si suol trovare nei boschi, o al crepuscolo, quando il sole tramonta, o quando la notte è ormai lontana eppure non è ancor spuntato il giorno. Questa è la luce da offrire alle fanciulle pudiche, perché in essa la loro riservata timidezza possa sperare di trovare un rifugio. Ecco, Corinna avanza velata appena dalla tunica slacciata, con i capelli che scendono da un lato e dall'altro a coprirle il candido collo, come si racconta che si accostassero al talamo la bella Semiramide e Laide amata da molti. Le strappai la tunica; trasparente com'era non dava molto fastidio, ma tuttavia ella resisteva per essere coperta almeno dalla tunica; ma, poiché lottava come chi non ha alcun desiderio di vincere, fu vinta senza troppa fatica con la sua stessa complicità. Come la ebbi davanti agli occhi, senza alcun velo, in tutto il suo corpo non vidi neppure un difetto: che spalle, che braccia vidi e toccai! Come sembrava fatta per le carezze la dolce bellezza dei seni! E com'era liscio il ventre sotto il seno perfetto! Com'erano grandi e belli i fianchi! Come giovani le sue cosce! Perché riferire tutti i particolari? Non vidi nulla che non fosse da lodare e la strinsi nuda contro il mio corpo. Chi ignora il seguito? Dopo, entrambi riposammo esausti. Possano capitarmi spesso pomeriggi come questo!

(rif. per la traduzione: http://www.miti3000.it/mito/biblio/ovidio/amori/primo.htm )


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