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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Preghiera per andare in Paradiso con gli asini


Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 01/04/2013 12:00:00

 

*

 

Lorsqu’il faudra aller vers vous, ô mon Dieu, faites

que ce soit par un jour où la campagne en fête

poudroiera. Je désire, ainsi que je fis ici-bas,

choisir un chemin pour aller, comme il me plaira,

au Paradis, où sont en plein jour les étoiles.

Je prendrai mon bâton et sur la grande route

j’irai, et je dirai aux ânes, mes amis:

Je suis Francis Jammes et je vais au Paradis,

car il n’y a pas d’enfer au pays du Bon-Dieu.

Je leur dirai: Venez, doux amis du ciel bleu,

pauvres bêtes chéries qui, d’un brusque mouvement d’oreilles

chassez les mouches plates, les coups et les abeilles...

Que je vous apparaisse au milieu de ces bêtes

que j’aime tant parce qu’elles baissent la tête

doucement, et s’arrêtent en joignant leurs petits pieds

d’une façon bien douce et qui vous fait pitié.

J’arriverai suivi de leurs milliers d’oreilles,

suivi de ceux qui portèrent aux flancs des corbeilles,

de ceux traînant des voitures de saltimbanques

ou des voitures de plumeaux et de fer blanc,

de ceux qui ont au dos des bidons bossuées,

des ânesses pleines comme des outres, aux pas cassés,

de ceux à qui l’on met de petits pantalons

à cause des plaies bleues et suintantes que font

les mouches entêtées qui s’y groupent en ronds.

Mon Dieu, faites qu’avec ces ânes je vous vienne.

Faites que, dans la paix, des anges nous conduisent

vers des ruisseaux touffus où tremblent des cerises

lisses comme la chair qui rit des jeunes filles,

et faites que, penché dans ce séjour des âmes,

sur vos divines eaux, je sois pareil aux ânes

qui mireront leur humble et douce pauvreté

à la limpidité de l’amour éternel.

 

*

 

Quando tempo sarà di ritornare a voi, mio Dio,

vorrei splendesse un giorno di siepi polverose.

Sceglierei, come in terra, una strada ove andare

a mio talento, divagando, verso

il vostro paradiso straripante

di stelle in pieno giorno.

 

Col mio bastone andrò lungo la via maestra

e agli asini dirò, miei grandi amici:

io sono Francio Jammes e vado in Paradiso,

ché non c’è inferno al paese di Dio.

Dirò: del cielo azzurro

soavi amici venite, accompagnatemi,

povere bestie che girando il muso

o con colpi di orecchie vi schermite

dalle mosche avide, da frustate e api.

 

Che vi compaia innanzi a tutte quelle bestie

che amo perché abbassano la testa

dolcemente, e fermandosi congiungono

dignitosi e strazianti i piccoli piedi.

Mi seguiranno migliaia di orecchie:

di chi portò pesanti bigonce appese ai fianchi

o tirò il carrozzone ai saltimbanchi

o trabiccoli in latta e pennacchi,

e altri che gravarono acciaccati bidoni,

asine che zoppicarono, più gonfie di palloni,

e altri che coprivano cenciosi mutandoni

per vie di piaghe gocciolanti, livide,

in un cerchio di mosche testarde.

Con questi asini, Dio, fate che a voi ritorni.

E che in pace profonda angeli ci conducano

verso ruscelli ombrosi, e ridano ciliegie

più lisce della guancia alle fanciulle,

fate che in quel reame delle anime,

curvo sull’acqua sacra io stia come gli asini

a contemplare l’umile, la dolce povertà

nell’amoroso cerchio della vostra eternità.

 

 

[ Traduzione tratta da Poeti del Novecento italiani e stranieri, Einaudi, Torino 1960, a cura di Elena Croce ]

 


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