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L ’ assalto a forte Lilgrym

di Piero Passaro
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Pubblicato il 08/03/2015 15:52:51

Sentimmo qualcosa di sconfortante nell’aria quel mattino ; l’ alba stentava a presentarsi e  i giorni di primo seme erano così freddi che persino i più esperti veterani si mostrarono vicino alle fanterie tremolanti e indifesi a quel gelo. Si notava negli occhi dei soldati , con il triste stridio delle corazze tutto attorno all’accampamento , il risuonare dell’enorme paura dell’assalto al castello. Forte Lilgrym era situato nell’ area più a nord di tutta la regione, oltre le dune di neve. Tutto il complesso si presentava in cima ad un rialzo nel bel mezzo del fianco della montagna, dove neve incessante e venti tumultuosi costituivano un clima così ostile da essere più pericoloso di una tigre. Noi ci trovavamo in quel luogo per una missione : dovevamo assaltare il covo di quei maledetti vampiri assetati di sangue. Sapevano che saremo giunti numerosi dalle varie parti di tutta Skyrim , desiderosi di ucciderli e di comunicare gloriosamente a tutti gli Jarl la nostra vittoria. Dopo i fatti dei Dawnguard di anni fa , abbiamo deciso di agire in clandestinità e in segretezza poiché questo era l’unico modo per stanare quei maledetti. Essi si sono sempre nascosti tra le persone di tutta la regione per stabilire i contatti necessari a mietere le loro vittime  e  così, dopo anni di segretissime indagini , abbiamo dedotto che la sede da cui sembravano originare fosse proprio nel cuore di forte Lilgrym. Un mese prima dell’assalto ci accampammo ai piedi della montagna  in attesa di guerrieri collaboratori. Il capitano Varusse era il classico leader da campo di battaglia : molto rude , carismatico e poco tendente alle negoziazioni. Aveva condotto diverse campagne contro i vampiri ma la sua determinazione implicava una causa personale , avendo perso la moglie a causa del vampirismo. Quel mattino era l ‘inizio dell’ultima battaglia contro i vampiri. Varusse si assicurò grazie ai messaggeri  l’arrivo di altri combattenti. Fummo divisi in tre squadroni : incursori , assaltatori e agenti. Agli incursori era affidato il compito di assaltare direttamente il castello frontalmente,  attraverso la breccia che gli assaltatori avrebbero dovuto aprire dopo una prima sonata di carica. Gli agenti avrebbero aggirato il castello silenziosamente per infiltrarvisi e colpire dall’interno. Io venni smistato nel gruppo degli incursori , mentre il capitano Varusse , date le sue doti argoniane di furtività si unì al gruppo degli agenti. Alle cinque in punto di quella gelida mattina, risuonò la carica degli assaltatori. Lo spettacolo era incredibile, potetti sentire una folle emozione da ciò che vidi : una distesa di fiaccole e frecce infuocate illuminarono il ponte levatoio e l’area frontale del castello, e un andirivieni improvviso di piccole luci rossastre che contrastavano il gelido buio che il castello opponeva ad esse. Dei vampiri non vi fu traccia; evidentemente avevano paura della luce del giorno. I gargoyle statuari che rendevano ancora più minaccioso il castello presero vita improvvisamente, e su tutti i punti alti del castello attaccarono gli assaltatori in ogni dove. Il piano dei vampiri era semplice ma si rivelò efficace : i gargoyle avrebbero spinto nelle mura interne tutti gli assaltatori permettendo ai vampiri di poterli cacciare tranquillamente, protetti dalle mura del castello. Dopo una caccia così abbondante di sangue i vampiri avrebbero facilmente stanato e ucciso le altre squadre. La nostra superiorità numerica mi sembrò tutto a un tratto ridicola, così agii d’impulso per cambiare le sorti del confronto: suonai la carica e attaccai il castello frontalmente, mentre gli arcieri ci avrebbero dato una copertura. Le truppe arrivarono affaticate dopo il tratto di corsa  ma i cacciatori di vampiri non diedero segno di demordere e così, un’ inferocita battaglia si accalcò ai piedi di Lilgrym. Combattetti con tutta la forza , mentre sperai che gli agenti ci avessero aiutato dall’interno poiché ormai tutto dipendeva da loro. I gargoyle erano implacabili ma lontani dal castello divenivano avversari impotenti; i nostri arcieri potevano ferirli mentre la fanteria li avrebbe finiti con armi infuocate. Nell’infuriare della lotta riuscì infine a raggiungere il levatoio. Poco dopo la fanteria sfondò  le mura interne del castello ma i gargoyle crearono uno sbarramento sul pontile facendo entrare solo pochi tra noi. Giunto nel castello, corsi per le sale in cerca del capitano Varusse , ma non vi trovai né gli agenti, né i vampiri. Mentre fuori proseguiva la battaglia, arrivai al salone centrale e vidi finalmente il capitano. Non conoscevo l’ impeto e l’indole dei vampiri ma in quel salone tutto giunse ai miei occhi come una storia narrata dalle antiche pergamene. Gli agenti erano stesi a terra dissanguati e il Varusse , ferito, stava inginocchiato debolmente a quello che sembrava un altare oscuro. Dinnanzi a lui si distinse , nell’ombra avvolgente del salone , un ‘ oscura figura che mi fece impallidire il sangue. La sua oscurità era contrastata dalla sua lugubre sagoma; una bellezza che raggiunse subito  i miei occhi, catturandoli. La creatura mi stava incantando con un pericoloso incantesimo di malia ma intervenne il capitano Varusse, scoccando una freccia che la vampira scansò ritirandosi nell’ombra del castello. Corsi dal capitano ma non riuscii a dirgli nulla ; l’avrei potuto informare dello stato delle truppe e della battaglia gloriosa che si stava svolgendo fuori da quelle gelide mura ma nessuna parola fu pronunciata dalla mia bocca. Il capitano mi si avvicinò debolmente e mi disse : “lei è mia moglie”. Alzai gli occhi e la vidi dinnanzi a me, sospesa nell’aria. Era così bella che rendeva indegni chi la guardava, aveva gli occhi rossi come rubini roventi e la candida pelle bianca che risaltava in quel grave nero. Nel suo ergersi sembrava l’ anima di quel castello, così oscuro eppure così perfetto.
Varusse era sconvolto  nonostante la grave ferita al fianco; era  spaventosamente suggestivo vedere piangere il rude soldato che ci aveva guidati fino al castello tuttavia per l’argoniano fu uno shock vedere la moglie perduta tramutata in un vampiro.
Lo presi sottobraccio e cercai di allontanarmi verso le segrete dalle quali gli agenti si erano infiltrati. Mi guardai attorno ma non c’era presenza della vampira e così ci trascinammo fuori, verso una delle balconate scendendo con il rampino che aveva il capitano in dotazione.
Solo una piccola torre ci nascondeva dalla zona del levatoio dove si stava combattendo. Vidi il completamento di un massacro : i gargoyle creavano uno scudo di carne per i vampiri celati all’interno mentre l’immondo costrutto nero si muoveva a grande velocità. Con questo stratagemma i vampiri sarebbero stati coperti dalla debole luce del giorno , potendo così attaccare i soldati che uno ad uno caddero difronte all’ enorme cancello. Varusse mi fece un chiaro cenno : dovevamo scappare e lasciare i soldati ormai in preda al panico indotto dalle malie dei vampiri più forti. Ci allontanammo verso la foresta, ma al confine tra il forte e gli alberi più fitti mi voltai di nuovo.
Il castello di Lilgrym sembrava recare un oscuro sorriso lungo le sue arcate. L’imponente torre centrale osservava i soldati squartati e morsicati dai gargoyle ; le deboli luci dell’alba si arresero ai manti neri dipinti dall’oscurità del castello. Quel mattino le fondamenta del castello non sembrarono solide rocce  ma un’escrescenza stessa di quel terreno paludoso dal colore della morte. In cima all’ala est vidi di nuovo la moglie del capitano. Stava immobile ad osservare lo scempio sotto la cima della torre per evitare la luce. Sembrò ,con qualche magia, dipingere ciò che accadeva tutto intorno. Improvvisamente si voltò per guardarmi come se avesse sentito il mio desiderio ardente di ucciderla. I suoi fiochi occhi rossi mi fissarono nuovamente ma questa volta non mi lasciai incantare. Scappai col capitano nella foresta e non mi voltai più indietro.


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