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Cronache di ricordi di enigmatici passanti - /!\ 2° Ricordo

di Piero Passaro
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Pubblicato il 08/03/2015 18:40:36

/!\ 2° Ricordo 

 

"Cominciai a comporre la lettera tremando, con le mani completamente pietrificate dal freddo. I tempi erano duri in trincea : le nostre armi erano di efficacia pari a quella del nemico, non consentendo nessun sorpasso per entrambe le fazioni.

Non era tutto negativo ; questo ci propose del tempo per escogitare qualche strategia, se non fosse che in guerra durante lo stallo, molti soldati perdono la vita cercando una soluzione.

Era da un po' che al forte non arrivavano provviste e perfino il generale, nonostate ci scaldasse il cuore con grandi moniti , cominciò a non brillare non più . Il morale delle truppe scese progressivamente ; era come se tutti aspettassero una scusa per rinunciare.

Il generale decise allora di radunare i suoi uomini migliori e più resistenti per mandarli a cercare notizie del carro di rifornimenti che il signor Church ci promise tramite misteriosi accordi : non seppi mai la materia di scambio, ma bastava osservare il generale con la sua testa china ogniqualvolta gli veniva ricordato di rispettare la parte di accordo, per sapere che aveva rinunciato a qualcosa d'importante.

I tre soldati scelti per la ricognizione dissero al generale che il compito, per quanto importante , era anche molto rischioso e così il generale scelse un quarto soldato per coprire loro le spalle. Nessuno si offrì volontario e prima che questo schiaffo morale fece crollare il generale non esitai ad avvicinarmi ai soldati scelti.

Partimmo subito dopo in direzione di Bunker Hill , dove il ricordo dell'amara sconfitta del '75 non ci accompagnò benevolmente.

Richard era un soldato attento e capace, non era mai stato considerato un uomo di guerra non tanto perchè non ne avesse le abilità - di cui invece era un'esemplare -  ma perchè era un uomo dal profondo spirito, contemplava la natura e l'armonia di essa. Combatteva quella guerra per seguire l'altro suo principio, quello che ci stava rendendo confusi con tutte le sue sfumature e possibilità, la libertà.

Fu proprio Richard a guidare il nostro piccolo battaglione nel freddo gelido sulla strada per Bunker Hill. La neve cadeva così tanto da rendeva difficile il campo visivo sul percorso, così decidemmo di agire in fila indiana ai bordi del sentiero.

Poco dopo Richard sentì dei rumori e successivamente degli spari , che furono uditi anche da noi , che subito ci buttammo a terra per paura di essere stati individuati dal nemico o per impedirglielo.

In tutto quel bianco si sarebbero viste facilmente delle giubbe rosse, e così decidemmo di avanzare stando bassi. Richard diede segnale agli altri due soldati di andare dall'altro lato della strada per dividerci, io rimasi con lui per osservare cosa stava accadendo allo spiazzo più avanti.

Un gruppo di giubbe rosse era appostato lì vicino, con dei prigionieri nativi americani legati e imbavagliati.

Gli spari furono evidentemente provocati da uno dei nativi ribelli , e una giubba rossa, dopo essersi distaccata dai suoi compagni per inseguirlo ,gli sparò a vista.

Richard mi indicò di guardare sul lato sinistro del bivio per vedere che la giubba rossa che aveva ucciso il nativo, stava tornando al suo piccolo convoglio. I soldati erano circa mezza dozzina, ben armati e organizzati mentre i prigioneri erano tre : una donna, e due uomini (un ragazzo e un adulto).

I nostri alleati, dall'altra parte della strada, ci fecero un cenno enigmatico ; ciò significava che quelle giubbe rosse non dovevano trovarsi lì in alcun modo poichè quella era la strada che avrebbe dovuto compiere la carovana di rifornimenti che aspettavamo al campo da settimane.

Capì che c'era qualcosa di strano : un gruppo di soldati non poteva inoltrarsi tanto verso la frontiera o la linea nemica, così pensai che ci fosse una guarnigione nascosta nei dintorni e che con molta probabilità ci avrebbe teso un agguato.

Richard ordinò ai soldati di nascondersi  e dopo mi fece spostare in una siepe innevata per nascondermi.

Non potevamo affrontarli, erano superiori di numero e ben più armati di noi così dovemmo aspettare il loro passaggio per poi aggirarli e correre al campo per informare il generale.

Mentre le giubbe rosse si incamminarono verso il nostro passaggio con i prigionieri, Richard rimase pericolosamente vicino al ciglio della strada. Seppur steso e nascosto, non capivo perchè volesse assumersi questo rischio. Poco prima del passaggio dei soldati inglesi, indicò agli altri due ,sull'altro lato della strada, di tenersi pronti.

Passando sulla neve il ragazzo nativo guardò dritto verso di noi ; era come se sapesse che qualcosa in quella siepe, di non ordinario , stesse nascosta in attesa. Aveva uno sguardo colmo di rabbia e dolore , non dimenticherò mai quegli occhi. Sembrava non sentisse freddo nonostante avesse solo una maglia in pelle. Sembro fissare costantemente Richard , che d'un tratto sembrò stregato dagl'occhi di quel ragazzo.Prese la sua pistola e si assicurò di averla carica. Lo strattonai, incapace di rendermi conto, incapace del senso in più che Richard e il ragazzo potessero provare ma non ebbi il tempo : il ragazzo allungò le proprie catene sul collo della guardia che aveva davanti , e un colpo partì dalla pistola di Richard verso la guardia dietro i nativi , uccidendola.

I due soldati dall'altro lato della strada si lanciarono in battaglia, e vidi Richard già dinnanzi alla strada nel tentativo di aiutare i nativi e uccidere le altre giubbe rosse. Uno dei nostri alleati morì a causa di un colpo sparato mentre io tentai di disarmare una guardia che stava ricaricando l'arma.

Il nativo , quello più grande mi aiutò a fermare la guardia ma questa all'improvviso estrasse la baionetta dal fucile per conficcarla nel fianco del nativo, che cadde a terra.

Mi lanciai con rabbia su quell'uomo e lo atterrai ; il ragazzo nativo e l'altro nostro alleato si riunirono vicino a me dopo aver ucciso gli altri soldati inglesi mentre Richard controllò se ci fosse qualche guardia nelle vicinanze. L'indiano morì davanti ai miei occhi mentre il ragazzo piangeva ,disperandosi . Richard gli pose una mano sulla spalla ma lui si alzò e mi guardò colmo d'ira.

Richard strinse la mano poggiata sulla spalla del ragazzo. C'era qualcosa tra quei due , anche se non facevano parte ne dello stesso popolo ne della stessa causa,ed erano di razze diverse e non si conoscevano ,eppure guardando in quegli occhi c'era qualcosa di più verosimile che mai tra loro.

Per anni ripensai a quegli sguardi, uno colmo d'ira , l'altro di comprensiva compassione.


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