Pubblicato il 11/10/2017 00:03:08
Pagina finale di 'Cattedrale' di Raymond Carver:
[...] Ha trovato la mia mano, quella con la penna. Ha chiuso la sua mano sulla mia. Coraggio, fratello, disegna, ha detto. Disegna. Vedrai. Io ti vengo dietro. Andr tutto bene. Comincia subito a fare come ti dico. Vedrai. Disegna, ha detto il cieco. E cos ho cominciato. Prima ho disegnato una specie di scatola che pareva una casa. Poteva essere anche la casa in cui abitavo. Poi ci ho messo sopra un tetto. Alle due estremit del tetto, ho disegnato delle guglie. Roba da matti. Benone, ha detto lui. Magnifico. Vai benissimo, ha detto. Non avevi mai pensato che una cosa del genere ti potesse succedere, eh, fratello? Be, la vita strana, sai. Lo sappiamo tutti. Continua pure. Non smettere. Ci ho messo dentro finestre con gli archi. Ho disegnato archi rampanti. Grandi portali. Non riuscivo a smettere. I programmi della televisione erano finiti. Ho posato la penna e ho aperto e chiuso le dita. Il cieco continuava a tastare la carta. La sfiorava con la punta delle dita, passando sopra a tutto quello che avevo disegnato, e annuiva. Vai forte, ha detto infine. Ho ripreso la penna e lui ha ritrovato la mia mano. Ho continuato ad aggiungere particolari. Non sono certo un artista. Ma ho continuato a disegnare lo stesso. Mia moglie ha aperto gli occhi e ci ha fissato. Si tirata a sedere sul divano, con la vestaglia tutta aperta. Ha detto: Che cosa state facendo? Ditemelo, voglio sapere. Non le ho risposto. Il cieco ha detto: Stiamo disegnando una cattedrale. Ci stiamo lavorando insieme, io e lui. Premi pi forte, ha detto, rivolto a me. S, cos. Cos va bene, ha aggiunto. Certo. Ce lhai fatta, fratello. Si capisce bene, adesso. Non credevi di farcela, eh? Ma ce lhai fatta, ti rendi conto? Adesso s che vai forte. Capisci cosa voglio dire? Tra un attimo qui avremo un vero capolavoro. Come va il braccio?, ha chiesto. Ora mettici un po di gente. Che cattedrale senza la gente? Mia moglie ha chiesto: Ma che succede? Robert, che cosa stai facendo? Si pu sapere che succede? Tutto a posto, le ha detto lui. E adesso chiudi gli occhi, ha aggiunto, rivolto a me. Lho fatto. Li ho chiusi proprio come mha detto lui. Li hai chiusi?, ha chiesto. Non imbrogliare. Li ho chiusi, ho risposto io. Tienili cos, ha detto. Poi ha aggiunto: Adesso non fermarti. Continua a disegnare. E cos abbiamo continuato. Le sue dita guidavano le mie mentre la mano passava su tutta la carta. Era una sensazione che non avevo mai provato prima in vita mia. Poi lui ha detto: Mi sa che ci siamo. Mi sa che ce lhai fatta, ha detto. Da un po unocchiata. Che te ne pare? Ma io ho continuato a tenere gli occhi chiusi. Volevo tenerli chiusi ancora un po. Mi pareva una cosa che dovevo fare. Allora?, ha chiesto. La stai guardando? Tenevo gli occhi ancora chiusi. Ero a casa mia. Lo sapevo. Ma avevo come la sensazione di non stare dentro a niente. proprio fantastica, ho detto.
Dal commento all'edizione Einaudi, collana Supercoralli : 'A volte anche una visita inattesa e poco gradita - quella di un amico cieco della moglie, per esempio - pu smuovere emozioni dimenticate. cos, infatti, che il narratore del racconto che d il titolo alla raccolta - forse il pi celebre di Carver e uno dei pi amati dall'autore - finisce per passare quasi senza rendersene conto dall'iniziale ostilit condita di gelosia al momento di una piccola rivelazione. un personaggio carveriano a tutti gli effetti, l'anonimo protagonista del racconto: sottilmente alla deriva, privo di amici, inchiodato in un lavoro che detesta, con una moglie da cui forse si sente un po' trascurato. Eppure, proprio la presenza ingombrante del cieco Robert a costringerlo a uscire dalla sua corazza e abbozzare un rapporto umano, una condivisione che gli permetter di recuperare, forse, una parte di s dimenticata [...]
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