FRANCESCO D'EPISCOPO: Il Sacrificio e il Ritorno nel Movimento Empatico di Menotti Lerro: Analisi e Prospettive Storiche
"In un’epoca in cui la poesia e le arti tutte spesso cercano solo il consenso o il clamore mediatico, Menotti Lerro ha scelto una strada diversa. Non ambisce egli, infatti, alla notorietà né a premi immediati, ma sogna una verità più profonda da cogliere attraverso l'Arte: l’Arte come atto morale, la parola come ponte tra anime.
Per fondare il Movimento Empatico, Lerro ha accettato molte situazioni difficili, combattendo con talento, competenza e dignità anche contro i troppi circuiti pseudo culturali che usurpano ogni cosa nel nome del potere, circuiti indicati lucidamente come falsi e narcisistici, rinunciando a quella visibilità "mainstream" a cui non è mai stato interessato ma che molti considerano, scioccamente, la misura del successo...
Sapeva fin dall’inizio che la sua scelta avrebbe potuto attirare diffidenze, silenzi, opposizioni feroci; eppure ha deciso di mettere al centro l’empatia, la capacità di sentire e comprendere l’altro, trasformandola in principio estetico e guida morale, emozionando tutti coloro che hanno - per dirla con le sue parole - "occhi in grado di vedere e non persi in un inutile guardare".
Il sacrificio non è da ricercarsi in un singolo gesto, ma in una serie di rinunce quotidiane: rinunciare a parte della sua opera creativa, al successo facile e al favore immediato a cui hanno spesso ambito altri movimenti come ad esempio il Futurismo... Tutto questo per costruire una comunità in cui la poesia (l'Arte) sia relazione, ascolto e responsabilità, e non mera forma o spettacolo.
Ma Lerro non ha agito solo per sé. La sua motivazione più profonda è trasmettere un valore che duri nel tempo, sognando un movimento che possa sopravvivere in futuro anche senza di lui, che diventi un faro per chi vorrà scrivere e leggere con cuore aperto, guardando dentro di sé e dentro l'altro al fine di completare e completarsi.
Il suo sacrificio è un seme piantato nella terra dell’Arte, destinato a germogliare lentamente, ma capace di lasciare una traccia autentica e indelebile nella storia della grande poesia, dell'Arte tout court. Così nacque nel già lontano 2020 l’Empatismo: non come rivendicazione di un nome, ma come atto di coraggio e fedeltà a un ideale, un movimento che ha saputo insegnare, attraverso l’Arte, unica e indivisibile, che la vera grandezza di un poeta (e di ogni artista autentico) è nella capacità di sentire e connettersi con l’altro".
[Salerno, 14 dicembre, 2025]
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