Verità oggettive e verità empatiche
di Menotti Lerro
La questione della verità costituisce uno dei nuclei fondativi della riflessione filosofica occidentale. Tradizionalmente, essa è stata pensata come adeguazione tra intelletto e realtà, come principio stabile, universale e indipendente dall’esperienza vissuta del soggetto. In questa prospettiva, la verità precede l’uomo e attende di essere scoperta, come se il senso del reale fosse già pienamente dato prima di ogni relazione umana.
Il Movimento Empatico si colloca criticamente rispetto a tale impostazione, senza tuttavia scivolare in un relativismo dissolutivo. Esso non nega l’esistenza di una dimensione oggettiva del reale, né riduce la verità a una pura costruzione soggettiva. Al contrario, muove da un riconoscimento preliminare e necessario: esistono verità oggettive che si impongono all’essere umano come limiti ineludibili dell’esperienza.
La morte, la finitezza del corpo, il dolore, il trascorrere irreversibile del tempo non dipendono dalla volontà del soggetto né dalla sua interpretazione. Essi accadono, si subiscono, resistono a ogni tentativo di negoziazione simbolica. Queste verità non sono prodotte dall’uomo, ma lo precedono e lo eccedono. Negarne l’esistenza significherebbe recidere ogni legame con la realtà e dissolvere la possibilità stessa di un’esperienza condivisibile del mondo.
Tuttavia, il riconoscimento di tali verità oggettive non esaurisce il problema filosofico della verità. Il dato di fatto, in quanto tale, è muto sul piano del senso. La morte, ad esempio, pur essendo universale, non possiede un significato umano intrinseco. Essa diventa esperienza solo nel modo in cui viene vissuta, interpretata, attraversata e condivisa. Il significato non è contenuto nel fatto, ma emerge nella relazione che l’essere umano intrattiene con esso e con gli altri.
È in questo spazio che il Movimento Empatico introduce la nozione di verità empatica. Essa non è arbitraria, né puramente soggettiva, ma essenzialmente relazionale. La verità empatica nasce nell’atto dell’empatia, intesa non come semplice immedesimazione emotiva, ma come riconoscimento reciproco della vulnerabilità costitutiva dell’esistenza. In questo senso, la verità non è un oggetto da possedere, ma un evento che accade tra soggetti che si incontrano (si badi bene che anche l'essere umano singolo incontra in realtà più soggetti poiché egli stesso muta continuamente e diventa altro, un altro, tanti altri... i quali mantengono o tentano di mantenere il dialogo con ciò che sono stati in precedenza attraverso la pur distorta capacità della memoria...).
L’Empatismo opera dunque una distinzione fondamentale tra fatto e senso. Il primo appartiene all’ordine dell’oggettività e dell’inevitabile; il secondo prende forma esclusivamente nella relazione empatica. Gran parte della filosofia tradizionale ha confuso questi due livelli, attribuendo al fatto una pretesa di verità totale e definitiva. L’Empatismo, al contrario, mostra che senza empatia non vi è verità propriamente umana, ma solo constatazione, descrizione, inventario del reale.
La verità empatica non elimina il dato oggettivo, ma lo attraversa e lo trasforma in esperienza significativa. Essa non relativizza il reale, ma lo umanizza. In tal senso, la verità non coincide né con la pura oggettività né con la soggettività isolata, bensì con lo spazio relazionale in cui il senso prende forma.
In conclusione, il Movimento Empatico propone una concezione della verità come struttura duplice. Oggettiva nei suoi limiti, empatica nel suo significato. La verità non viene né negata né assolutizzata, ma riconosciuta nella sua tensione costitutiva tra ciò che si impone e ciò che viene vissuto. Solo nell’incontro tra questi due piani la verità diventa esperienza viva, capace di orientare l’esistenza e di generare comprensione, cura e responsabilità.
In forma sintetica, si potrebbe affermare che esistono verità oggettive - la morte, il limite, la finitezza - che non chiedono consenso. Ma il loro senso non è oggettivo. Nell’Empatismo, la verità che conta nasce nel modo in cui questi dati vengono sentiti, condivisi e attraversati. Il fatto è oggettivo. Il significato è empatico. La verità non si possiede: accade nell’incontro.
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