Pubblicato il 31/12/2025 13:38:28
Care emiche, cari amici,
entriamo stanotte nel 2026 con la consapevolezza rara e preziosa di chi sente di aver attraversato una soglia della Storia. Si chiudono infatti i primi venticinque anni del nuovo millennio: un quarto di secolo irrequieto, ferito, spesso disorientato, ma anche capace di generare anticorpi morali e visioni nuove.
Questo tempo si chiude nel nome dell’Empatismo, non solo come rilevante movimento artistico, letterario e culturale post-avanguardistico, ma come necessità dell’anima e risposta etica a un mondo che troppo spesso ha scelto la durezza, la velocità cieca, l’indifferenza come linguaggio dominante.
L’Empatismo ha saputo opporsi con stoica e moderna fermezza e visione alle innumerevoli brutture che il mondo ci ha costantemente proposto: alla disumanizzazione dei rapporti, all’isolamento sociale drammaticamente esacerbato dalla Pandemia del 2020 e dai lockdown, a quella che abbiamo definito senza timore medioevo tecnologico, in cui l’uomo, sommerso da un eccesso di strumenti e stimoli, non ha ancora imparato a governare ciò che egli stesso ha creato.
In questi anni difficili, il movimento empatico ha ricordato che la tecnologia senza coscienza è rumore (al pari del pensiero quando è banalmente ripiegato su se stesso come quotidianamente ci mostrano gli innumerevoli esponenti del movimento sotterraneo e fasullo del Narcisismo) e che solo l’ascolto profondo dell’altro può restituire senso al progresso.
Il 2025 si chiude simbolicamente per noi nello Storico Caffè Letterario Giubbe Rosse di Firenze, luogo che è memoria viva e sempre più laboratorio del futuro. Qui stiamo dando vita a un autentico Rinascimento empatico, reso possibile soprattutto dai 350 Maestri con i quali condividiamo ogni cosa, custodi e seminatori di una cultura che rimette al centro l’essere umano nella sua fragilità e grandezza.
Firenze, ancora una volta, dimostra di sapersi aprire allorquando le viene prospettata vera crescita e vera cultura, riconfermando la sua vocazione millenaria a essere culla non solo di arti, ma di visioni.
Che il 2026 sia allora un anno di continuità e di coraggio: il tempo in cui l’Empatismo non si limiti a resistere, ma diventi prassi quotidiana, gesto civile, responsabilità condivisa. Che sia l’anno in cui impariamo finalmente a usare la tecnologia senza esserne usati, e a tornare umani senza nostalgia, ma con scelta consapevole.
Buon 2026: che sia un anno profondamente innovativo ed entusiasmante, all’insegna dell’Arte e dell'Empatia Totali, e dunque autenticamente umano.
Vostro affezionatissimo, Menotti Lerro Firenze, vigilia 2026
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Menotti Lerro, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|