Pubblicato il 20/02/2026 17:59:13
In un’epoca dominata dall’eccesso di stimoli, dalla reazione immediata e da un’emotività spesso non elaborata, il Movimento Empatico avverte oggi la necessità di riaffermare un principio antico ma quanto mai attuale: l’Ataraxia.
L’ataraxia (atarassia, dal greco antico ἀταραξία, ataraxía, “assenza di agitazione”, “tranquillità”), infatti, intesa non come indifferenza o anestesia del sentire, ma come quiete interiore consapevole, rappresenta una condizione essenziale affinché l’empatia non degeneri in confusione, rabbia o logoramento. Senza ataraxia, l’empatia rischia di trasformarsi in contagio emotivo; con l’ataraxia, invece, essa diventa presenza lucida, ascolto profondo e responsabilità morale.
Il Movimento Empatico non propone un’umanità fredda o distaccata, bensì un’umanità interiormente stabile, capace di sentire l’altro senza perdersi nell’altro. L’ataraxia è dunque la struttura invisibile che rende possibile un’empatia duratura, non reattiva, non violenta. È lo spazio interiore da cui può nascere un’azione giusta, una parola misurata, una solidarietà che non divora chi la pratica.
In questo senso, l’ataraxia si erge ad atto di resistenza culturale: resistenza all’isteria collettiva, alla semplificazione aggressiva, all’odio travestito da passione. Essa permette al soggetto empatico di restare umano anche nel conflitto, creativo anche nel dolore, aperto anche nella complessità.
Il Movimento Empatico riconosce quindi nell’ataraxia una virtù etica e politica, un equilibrio necessario tra sentire e comprendere, tra emozione e pensiero, tra individuo e comunità. Coltivarla significa preparare le condizioni interiori per una nuova forma di convivenza fondata sulla condivisione consapevole del sentire.
L’ataraxia, si badi bene, non spegne il cuore: lo rende capace di durare. N.B. Nell’ambito dell’Empatismo l’ataraxia non è il punto di partenza, poiché l’arte non nasce dal distacco, ma dal coinvolgimento emotivo. L’Empatismo rifiuta pertanto l’ataraxia intesa in senso classico: freddezza, neutralizzazione delle passioni, chiusura difensiva dell’io. Questa ataraxia “antica” sarebbe incompatibile con l’atto artistico empatico.Per il movimento empatico l’ataraxia è da intendersi come approdo, anziché come metodo. Il suo significato viene dunque sensibilmente trasformato: non più assenza di emozioni, ma pace dopo l’attraversamento delle emozioni.Il percorso va dal sentire al condividere al comprendere al pacificare. In questo senso l’empatia non elimina il dolore, lo attraversa; la scrittura empatica lo elabora; da questa elaborazione può nascere una forma di quiete interiore (atarassia/ataraxia rinnovata). Filosoficamente bisognerà distinguere l’Ataraxia filosofica classica dall’Ataraxia empatica. La prima è una pace ottenuta evitando il coinvolgimento, mentre la nostra è una pace ottenuta dopo il massimo coinvolgimento, quindi non anestesia emotiva, ma catarsi consapevole.
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