L’amore empatico come forma del vivere
di Menotti Lerro
L’amore empatico non è un sentimento tra gli altri. Non è possesso, non è fusione, non è dominio. È il luogo primordiale in cui l’umano prende forma, il paesaggio in cui si incontrano il mondo e l’altro. Amare significa comprendere, ed è nella comprensione che ci si espone, ci si attraversa, si sente fino in fondo il tumulto delle emozioni, fino all’ultima frattura del cuore.
Non c’è pacificazione immediata. Tentare di sedare la tempesta prima che abbia parlato produce solo calma artificiale. L’amore empatico nasce dall’attraversamento integrale del pathos, dall’abitare il dolore, dal lasciarsi attraversare dal desiderio, dalla ferita, dalla compassione. Le passioni non si ordinano a priori: si ascoltano, si intrecciano, dialogano, si specchiano. Solo dopo il sentire si apre uno spazio di autentico equilibrio.
Così l’amore empatico conduce verso una pacificazione conquistata, non donata. Una calma che non ignora il dolore, ma lo ha fatto proprio, lo ha abitato. Non è rinuncia, non è astrazione. È un equilibrio vivo, dinamico, figlio della consapevolezza e della responsabilità emotiva.
Da questo nasce anche una visione dell’Arte: l’Arte empatica non cerca armonia artificiale né rappresenta stati isolati dell’animo. Essa accoglie la pluralità dei sentimenti umani, la coesistenza dei contrari: caos e cura, ferita e consolazione, desiderio e compassione. L’opera espone l’umano nella sua complessità irriducibile, senza semplificazioni, senza filtri.
L’estetica empatica è inclusiva, relazionale, trasformativa. Il senso non è imposto, ma emerge nello spazio condiviso tra soggettività. L’altro non è mai ridotto a oggetto: resta presenza irriducibile, co-creatore di significato. È nel “tra”, nello spazio dell’incontro, che prende forma la comprensione, che si genera la bellezza dell’umano.
Vivere empaticamente significa fare dell’amore una pratica estetica dell’esistenza. È un esercizio continuo: attraversare, riconoscere, abitare, accogliere fino alla pacificazione degli innamorati certi dell’amore. Amare non è semplificare, comprendere non è ridurre. È restare aperti alla complessità dell’altro, fino a farne il luogo stesso del vivere, fino a trasformare il sentire in un canto dell’essere.
È in questa apertura che l’umano trova il suo spazio più autentico, e l’amore empatico diventa la via per abitare il mondo, per abitare se stessi, per abitare l’altro senza possederlo, ma facendolo coesistere nel cuore della nostra coscienza.
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