GRAMMATICA SENTIMENTALE - TESTO SPERIMENTALE EMPATISTA DI MENOTTI LERRO
Introduzione
di Francesco D’Episcopo
Il nucleo profondo della raccolta è il trauma della perdita: tradimento, abbandono, impossibilità dell’incontro, memoria e rapporto con una figura amata che progressivamente diventa quasi metafisica. Il vero movimento del libro, però, non è dalla felicità al dolore: è dal dolore inconsapevole al dolore riconosciuto.
Il testo in apertura, “Tradimento della notte”, introduce già tutti gli elementi fondamentali: la luce morente, il bicchiere, la fotografia capovolta, la finestra, la terra, la notte. La fotografia rovesciata è particolarmente efficace perché diventa un correlativo empatico: non dice direttamente “qualcuno è stato tradito”, ma rende visibile il disordine interiore attraverso un oggetto.
“La fotografia dell’uomo / capovolta.” È un'immagine semplice, ma strutturalmente importante: alla fine, poi, la fotografia ritorna. Il ciclo, quindi, si chiude tornando al proprio principio, ma con una differenza fondamentale: questa volta il soggetto la gira: “Girai la polaroid.”
È probabilmente il gesto più importante dell'intera raccolta. Un gesto che non cancella il passato, ma permette finalmente di guardarlo.
Grammatica sentimentale è un poemetto in cui l'Empatismo non viene semplicemente tematizzato, ma sperimentato formalmente: il dolore individuale viene progressivamente trasferito dagli oggetti alle immagini, dalle immagini alla memoria, dalla memoria al mito e infine alla consapevolezza, trasformando l'esperienza privata della perdita in un'esperienza emotiva condivisibile dal lettore.
Le sette tecniche dell’Empatismo.
Le tecniche possono essere rintracciate concretamente nel testo:
Correlativo empatico - gli oggetti assumono lo stato emotivo del soggetto: il bicchiere non finito, la fotografia capovolta, la sedia contro il muro, la finestra, la porta.
Lacuna empatica - ciò che non viene detto diventa più doloroso di ciò che viene detto. “Non domandare” è quasi una dichiarazione di poetica.
Metafora empatica - il sentimento viene trasferito in immagini fisiche: “animale ferito”, “ogni calda stagione / nasconde l’inverno nel suo stesso cuore.”.
Enjambement empatico - la frattura sintattica riproduce la frattura emotiva. Le pause brevissime e i versi isolati.
Dislocazione empatica - l'emozione viene spostata dall'io verso uno spazio, un oggetto o un elemento naturale. Il dolore non viene spiegato: è nella stanza, nella fotografia, nella notte.
Istante empatico - un singolo momento concentra un'intera esperienza esistenziale. “Istante” diventa anche il titolo della poesia conclusiva e il punto di condensazione dell'intero percorso. Dall’Io al Noi. (“l’uomo che fui” è un altro da sé con il quale ricongiungersi).
Infine, il raggiungimento di una certa consapevolezza attraverso l’esperienza emotiva credo rappresenti la settima tecnica ideata e applicata qui da Menotti Lerro.
*
Tradimento della notte
Alle sei della sera
la luce alla finestra
è un animale ferito.
Sul tavolo
mezzo bicchiere,
fotografia capovolta.
Non domandare.
Fuori, le persiane bruciavano.
Odore di terra.
Prepotente la notte.
Non parlammo.
Attesa
Tra quelle ombre
il mio volto,
quello di chi tradì.
Non ha volto, una terza.
“Vieni”
La seguii
nello specchio,
uomo
senza sonno.
Gli occhi
di chi ha aspettato
per tutta la vita.
Silenzio.
Le finestre tremarono.
Dio
Nell’ultima stanza
cose perdute:
estati finite,
lettere abbandonate.
Nessuno.
Finestra e cielo.
Lei, onnipotente, era quella distanza.
Guarda,
non si concede.
Tocco negato
prima dell’incontro.
Richiusi, ogni preghiera
ci avrebbe d’ora in poi
allontanati.
Inganni
“Rimarrò”, dicesti.
Credere come bambini
alla neve,
come i morti
ai vivi,
come amanti
ai corpi.
Arrivò settembre.
Sul letto
essenza.
Forcina
a terra.
Senso accusarti?
Non è nella fuga,
il tradimento,
ma nel riparo
che ancora preparo.
Estate
Le estati
nei sogni.
Ginocchia di sabbia,
senza infissi fino all’alba.
Nell’ora delle ore
un tocco incauto di labbra.
Pochi anni,
o forse troppi.
Il mare
illudeva eterno.
Correre felici
per distanziare le ombre.
Non sapevamo
che ogni calda stagione
nasconde l’inverno nel suo
stesso cardine.
Mito
Da bambino
tutto
ha un destino.
Poi la paura.
Orfeo
negli inferi
per amore.
Io
sulla soglia.
E se Euridice
non fosse?
Peggio trovarla…
Più facile amare
un’assenza
che un bagliore che può
ancora lasciarti.
Le bocche divine
mostrano:
non sempre
scende
chi salva.
Due strade.
La seconda precipita.
Lasciai tutto,
rimase corpo:
vestito
dimenticato
da un altro.
Non so più
chi tu sia.
Sei mai stata?
E ancora,
ancora…
Non per il dono,
ma per il vuoto
nel quale
scorgo un profilo.
Abbandono
Parte
senza eco.
Cosa manca?
Una voce,
una mano?
Ogni assenza
cerca un corpo
che ricordi.
Sole.
Passi.
Niente.
Quel niente
che risveglia.
Le ombre
Mi hanno chiesto:
“Perdonato?”
“Non lo so.”
“Dimenticato?”
“No.”
“Vivi”
Il cielo
buchi neri.
L’oceano
da lontano.
Le estati, il Padre.
Istante
Quando arrivò,
la stanza:
bicchiere
sul tavolo,
sedia
contro il muro,
fotografia
capovolta.
Dalla finestra
bastava
l’argento.
Girai la polaroid.
Nel suo volto l’uomo
che fui.
Mi riconobbe?
Le immagini
restano lunghe
sul pavimento che scricchiola,
aspettano suole.
Una dopo l’altra.
Come un fiume.
Come il ramoscello benedetto.
Sulla pelle
della notte
ogni segno
torna alba.
Agropoli, 01 settembre 2026
Testo sperimentale empatista
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