di FRANCESCO D'EPISCOPO
T. S. Eliot e Menotti Lerro: dall’oggettivazione dell’emozione alla risonanza dell’esperienza
Una continuità e una differenza
Nella storia della poesia moderna il concetto di correlativo oggettivo elaborato da T. S. Eliot costituisce uno dei passaggi teorici più significativi nella riflessione sul rapporto tra esperienza interiore e rappresentazione poetica. L’emozione, secondo Eliot, non deve necessariamente essere dichiarata o descritta direttamente: può essere resa artisticamente attraverso una configurazione concreta di oggetti, situazioni o eventi capace di costituirne la "formula".
Il poeta, pertanto, non dice semplicemente ciò che prova, ma costruisce una forma esterna attraverso la quale quell’esperienza possa essere percepita dal destinatario.
Il Correlativo Empatico, elaborato da Menotti Lerro (che proprio su Eliot si era laureato nel 2004) nell’ambito della teoria dell’Empatismo, si colloca in rapporto con questa tradizione, ma introduce uno spostamento teorico. L'elemento concreto non viene considerato soltanto come la forma esterna nella quale l'emozione viene oggettivata: diviene un segno sensibile della relazione emotiva, capace di condensare un’esperienza interiore e di attivare nel destinatario una possibile risonanza.
La differenza, dunque, non consiste semplicemente nel passaggio dalla parola "oggettivo" alla parola "empatico". Essa riguarda la funzione stessa attribuita al segno poetico.
Nel correlativo oggettivo l’accento cade prevalentemente sul processo attraverso il quale un’emozione viene resa artisticamente oggettivabile; nel Correlativo Empatico l’accento si sposta sul processo attraverso il quale un’esperienza interiorizzata viene resa sensibile e può instaurare una relazione con l’interiorità dell’altro.
Il correlativo oggettivo: l’emozione nella forma
Nel celebre saggio Hamlet and His Problems (1919), Eliot formula la teoria del correlativo oggettivo indicando una modalità attraverso la quale un’emozione può trovare una corrispondenza concreta nell’opera.
Il principio può essere sintetizzato nella relazione: emozione - oggetti, situazione, eventi - percezione dell’emozione.
L’emozione non viene quindi necessariamente comunicata attraverso una dichiarazione psicologica. Essa viene affidata a una configurazione di elementi concreti.
Una stanza vuota, una porta socchiusa, una fotografia, un oggetto appartenuto a qualcuno, una serie di gesti o di eventi possono assumere una funzione correlativa: non spiegano l’emozione, ma costruiscono la situazione attraverso cui essa diviene percepibile.
L’oggetto poetico svolge pertanto una funzione di mediazione. L’interiorità dell’autore non viene trasferita direttamente nel testo, ma viene trasformata in una struttura concreta.
Si può parlare, in questo senso, di oggettivazione dell’emozione.
Il correlativo oggettivo nasce dalla necessità di sottrarre l’esperienza emotiva alla pura dichiarazione soggettiva e di darle una forma comunicabile.
Dal correlativo oggettivo al Correlativo Empatico
Il Correlativo Empatico parte da una premessa diversa.
L’esperienza poetica non coincide semplicemente con un’emozione da rappresentare. Essa comprende una condizione interiore, una memoria, una percezione, una frattura, un’assenza, una relazione o una trasformazione dello sguardo.
Per questo il segno poetico non viene considerato soltanto come una "formula" dell’emozione.
Esso diviene un luogo di condensazione dell’esperienza.
La struttura teorica può essere rappresentata così:
esperienza interiore - segno sensibile - risonanza - esperienza del destinatario.
Il passaggio decisivo è costituito dal termine risonanza.
Il segno non ha soltanto il compito di rendere visibile ciò che l’autore prova; deve possedere una forza percettiva e simbolica tale da poter attivare, nel destinatario, una risposta che non sia mera decodificazione intellettuale.
Il lettore non è soltanto colui che riconosce un’emozione rappresentata. È colui che può essere coinvolto dalla configurazione sensibile attraverso cui quell’esperienza viene resa presente.
Da questo punto di vista, il termine «empatico» indica una diversa concezione della comunicazione poetica: il testo non si limita a trasferire un contenuto emotivo, ma costruisce le condizioni di una possibile relazione tra interiorità.
Il segno sensibile
Il concetto di segno sensibile occupa quindi una posizione centrale nella definizione del Correlativo Empatico.
Un oggetto, un'immagine o un evento possono diventare correlativi empatici quando cessano di essere semplicemente elementi descrittivi e acquistano la capacità di condensare una pluralità di dimensioni dell’esperienza.
Il segno sensibile non è dunque un simbolo arbitrariamente applicato a un’emozione.
È un elemento concreto nel quale l’esperienza sembra depositarsi.
La sua efficacia deriva dalla tensione tra la materialità del segno e l’immaterialità dell’esperienza che esso porta con sé.
Una fotografia, per esempio, è materialmente soltanto una fotografia. Ma, all’interno di una determinata costruzione poetica, può diventare il punto di condensazione di memoria, assenza, perdita, desiderio, impossibilità dell’incontro e alterazione dello sguardo.
È precisamente questa capacità di eccedere il proprio dato materiale a rendere il segno potenzialmente empatista.
Un esempio: la fotografia capovolta
Consideriamo l’esperienza della perdita di una persona amata.
Il poeta potrebbe scrivere:
La sedia è vuota.
La sedia diventa qui un elemento concreto attraverso il quale l’assenza può essere percepita. Il lettore ricostruisce la condizione emotiva a partire dalla configurazione oggettiva.
In una costruzione riconducibile al Correlativo Empatico, invece, potrebbe apparire un'immagine come:
Ho trovato la tua fotografia capovolta.
L'ho girata.
Ma anche il tuo volto sembrava non guardarmi più.
La fotografia non si limita a rappresentare l’assenza.
La sua posizione - il suo essere capovolta - introduce una frattura percettiva. Il gesto di girarla tenta di ripristinare l’ordine dell’immagine, ma l’esperienza interiore non viene ripristinata. Il volto rimane distante. Lo sguardo, pur essendo materialmente presente nella fotografia, non può più restituire l’incontro.
Il segno concentra così diversi livelli: fotografia - memoria - assenza - alterazione dello sguardo - impossibilità dell’incontro - risonanza.
La fotografia diventa pertanto un possibile Correlativo Empatico.
Non perché "significhi2 semplicemente la tristezza, ma perché rende sensibile una struttura relazionale: qualcuno è presente nell’immagine e assente nell’esperienza; lo sguardo è conservato e contemporaneamente perduto; la memoria mantiene la figura mentre l’incontro non è più possibile.
La centralità del destinatario
La differenza teorica più rilevante riguarda, dunque, il rapporto con il destinatario.
Nel correlativo oggettivo il lettore è posto davanti a una configurazione concreta dalla quale deve ricavare l’emozione.
Nel Correlativo Empatico il lettore viene concepito come parte potenziale del processo di attivazione del significato emotivo.
Non si tratta di sostenere che Eliot ignorasse il lettore o che nel suo modello non esistesse una risposta emotiva. Al contrario, la configurazione oggettiva è costruita proprio in funzione della sua capacità di produrre una determinata risposta.
La differenza consiste piuttosto nell’accento teorico.
Il correlativo oggettivo mette in primo piano la forma concreta dell’emozione.
Il Correlativo Empatico mette in primo piano la relazione che il segno può instaurare tra esperienza e destinatario.
Da qui deriva la centralità della risonanza.
Dall’emozione all’esperienza
Il passaggio da Eliot a Lerro può essere espresso anche attraverso una distinzione terminologica.
L’emozione è una componente dell’esperienza interiore.
L’esperienza emotiva, invece, comprende l’intero campo nel quale l’emozione si intreccia con memoria, corpo, percezione, relazione, spazio, tempo e alterità.
Il Correlativo Empatico non mira quindi necessariamente a comunicare una singola emozione isolata.
Può rendere sensibile una condizione dell’esperienza.
È questa una delle ragioni per cui il dispositivo può assumere una funzione teorica più ampia nell’ambito dell’Empatismo.
Il segno non è più soltanto il contenitore di un’emozione: diviene il punto nel quale una esperienza complessa può condensarsi e da cui può irradiarsi verso il destinatario.
Oggettivazione e risonanza
La distinzione può essere sintetizzata attraverso due parole chiave:
Eliot: oggettivazione.
Lerro: risonanza.
L’oggettivazione sottrae l’emozione alla pura confessione soggettiva e la trasforma in forma.
La risonanza, invece, porta quella forma verso l’altro, trasformando il segno in possibile luogo di partecipazione.
Si potrebbe quindi rappresentare la differenza mediante due movimenti:
Eliot
interiorità - oggettivazione - forma - percezione
Lerro
interiorità - segno sensibile - risonanza - relazione
Il secondo movimento non cancella il primo. Al contrario, lo presuppone.
Senza una forma concreta, infatti, non esisterebbe il segno attraverso il quale la risonanza può prodursi.
Il Correlativo Empatico non è pertanto una negazione del correlativo oggettivo, ma una sua riconfigurazione teorica.
Il Correlativo Empatico come dispositivo dell’Empatismo
All’interno dell’Empatismo, il Correlativo Empatico può essere inteso come uno dei dispositivi attraverso i quali l’esperienza individuale viene trasformata in esperienza comunicabile e potenzialmente condivisa.
Il procedimento non consiste nel dichiarare l’emozione, né nel limitarsi a rappresentarla attraverso un oggetto.
Consiste nel trovare un segno nel quale l’esperienza possa diventare sensibile.
Da questo punto di vista, il Correlativo Empatico può essere definito come:
un segno sensibile nel quale un’esperienza interiore si condensa e attraverso il quale essa può attivare una risonanza nella sensibilità del destinatario.
Questa definizione introduce tre momenti inseparabili: condensazione, perché l’esperienza viene concentrata nel segno; sensibilizzazione, perché ciò che appartiene all’interiorità diventa percepibile; risonanza, perché il segno può produrre nel destinatario una risposta emotiva, percettiva o immaginativa.
Il dispositivo è dunque contemporaneamente poetico e relazionale.
1Una diversa idea della comunicazione poetica
La conseguenza teorica più ampia riguarda la concezione stessa della poesia.
Se il correlativo oggettivo nasce dall’esigenza di trovare una forma adeguata all’emozione, il Correlativo Empatico nasce dall’esigenza di trasformare l’esperienza individuale in una possibilità di incontro.
La poesia non è più soltanto il luogo nel quale un soggetto trova la forma adeguata per esprimere ciò che prova.
Diventa il luogo nel quale un’esperienza individuale viene resa abbastanza sensibile da poter entrare in rapporto con un’altra interiorità.
Il movimento fondamentale non è quindi soltanto: io provo - io rappresento. È: io vivo - io condenso l’esperienza in un segno - il segno raggiunge l’altro - l’altro può risuonare.
La relazione diventa così parte costitutiva del processo poetico.
Conclusione
Il passaggio dal Correlativo oggettivo al Correlativo Empatico può essere letto, in definitiva, come il passaggio dall’idea della poesia come oggettivazione dell’emozione all’idea della poesia come attivazione della risonanza dell’esperienza.
Eliot ha mostrato come l’emozione possa trovare una forma concreta capace di sostituire la dichiarazione sentimentale diretta.
Lerro, attraverso il Correlativo Empatico, porta l’attenzione sulla natura relazionale del segno: non soltanto ciò che rende visibile l’interiorità, ma ciò che può mettere in comunicazione due interiorità.
Per questo il Correlativo Empatico non va inteso semplicemente come un "nuovo correlativo oggettivo".
La differenza teorica risiede nella diversa funzione attribuita al segno.
Il correlativo oggettivo rende l’emozione oggettivamente percepibile.
Il Correlativo Empatico rende l’esperienza sensibile e potenzialmente risonante.
In questa prospettiva, il segno poetico non è più soltanto la forma esterna dell’emozione.
È il luogo nel quale l’interiorità diventa percezione, la percezione diventa relazione e la relazione può diventare risonanza.
Eliot: emozione - oggetto - percezione.
Lerro: esperienza - segno - risonanza.
È in questo passaggio - dall’oggettivazione alla relazione, dalla forma dell’emozione alla risonanza dell’esperienza - che il Correlativo Empatico rivendica la propria specificità teorica all’interno dell’Empatismo.
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