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Carol e Frida

di Stefano Vitale
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Pubblicato il 20/05/2017 10:25:04

Carol Rama


Desiderio puro e cieco
sfugge alle tagliole della memoria
e guarda il mondo soltanto di sbieco
inquieta ferita propiziatoria.

Ama la pelle Appassionata
lunghe dita d’indomita creatura
occhi di bambola d’infanzia smarrita
tra camere d’aria e lame di paura.

Combatte la sua guerra e il sangue scorre
sul campo ridono le Malelingue
inciampa nel dolore, nessuno la soccorre
fierezza di ribelle e sguardo esangue.

Vagano dispersi i tristi capitani
sul mare del colore permanente
nascono i mondi dalla sua mente
che agita ali, lingua, seni, mani.

Corpi senza spina, pagine sospese
vermi, lucertole, rane, serpenti
fratture, slogature, deluse attese
sorridono sciocche bocche senza denti.

Un grido brucia nella stanza buia
nero e marrone non danno direzione
resta da sola l’anima e si scuoia
nuda si offre senza esitazione.

L’eretica erotica stravaganza
illumina l’illusione del domani
faticoso vortice che mai si spezza
nel respiro sincopato della sua danza.


Frida

I sogni sono cicatrici
desiderio di porte aperte
silenzio di occhi scuri
riflessi nello specchio
dell’immagine di sé.

Spine nella carne
martoriata dall’amore
sembianze di bambola
posata sul letto bianco
d’una casa tutta blu.

Ghirlanda del tempo
illusione del Bene
vola Frida nella sua corriera
colomba trafitta
che mostra senza paura
la sua anima nera di pantera.

S.V.

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