Pubblicato il 16/07/2017 10:30:38
IL RITO DELLE FUGHE
Poi dalla congiura degli opposti guar il poeta. Vide - senza fremito - avanzare nello specchio del tempo il passo ancora lieve. Ma locchio tradiva il languore. Con dignit - malgrado le ferite - fissava listante da attraversare. Prive di senso le ragioni ma realizz la morte nel supplizio del respiro che pi non sapeva dinfinito.
Non trasalire - mia estranea - Non diversa la spina del canto. Ci che pensi da tempo in me si versa. Strali sono le parole ed hanno la mia inermit ferito a morte.
Irreprensibile la consuetudine - ecco il giorno mi divora - Non ancora tempo: dormono le viole con le piccole bocche ancora chiuse. Non stringere troppo le ciglia lascia un piccolo varco se lanima volesse un poco uscire. Perch Io me ne vado come lombra quando sallunga.
Ospiti mai stanchi delle insonni attese - prodighi di segreti tradimenti - non mi portaste fra le braccia oltre le soglie dei conviti. Non diceste parole che avrei gradito udire n tratteneste a lungo la mano nel saluto. Con tale indifferenza mi lasciaste andare. Eppure vi aspetto - non vi stupite - Ancora.
Dove vuoi che vada? Prima che ti dica andiamo mi chiedi dove andr. Sulle torri regali attender la Musa. Avr monili e vesti di nobile fattura. A lei la mano gi nel vuoto pendula e amica. A lei sola perdono le fughe immemori. Unica - lei - erede del ritorno.
Se non fossi del tempo la ritrosa gemma potrei nelle tue ubiquit stabilire tragitti moltiplicare mutamenti che tanto inquietano il rito delle fughe. Ma cosa insegui? La tua smodata febbre vede pi grande il rischio dassoluto.
Quale destinazione aveva il tuo sorriso caduto in questo presagio di spavento. Ho pregato - non so se abbastanza - perch potesse lEternit degnarsi di volgere a me la sua pudica luce. Tre volte ogni sera ho contato le perle dei misteri.
Io non sapr per quali vie mi giunger la vostra voce ma so dove laspetto. Ogni impaurito palpito ne annuncia levento.
E venne mentre i gigli dalle schiuse braccia guardavano la pioggia risalire agli occhi. Parole - mi disse - inadatte e scialbe. Io sognavo follemente che al vedermi sorgessero dai rovi repentine rose.
Quale dispetto hai creduto di farmi? Io di te mi rallegro. Non guardarmi attraverso il tuo precario slancio. Non marginale la conquista.
Da quale parte stai? Dovrei guardare dov sorta questa luna smisurata. Ma non questo che intendi. Non il luogo n la temporalit danno il senso alla sfida. Dunque laltitudine sovrasta il volo ed indefinibile la vertigine. Sto dov lecito chiedersi che sia il viola mortifero di un viso dopo il pianto.
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