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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Dal diario di una eterosessuale

di Lorena Turri
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Pubblicato il 03/11/2009 21:29:20

Eccomi ancora qui, su questa pagina.
Pagina?
Che strano. Sai che non riesco a pensarti al femminile?
Allora è meglio dire: "Eccomi qui con te, caro foglio."
Così va meglio. Del resto, se sono qui è perché ho bisogno di stare un po’ col mio alter ego.
E il mio alter ego è sicuramente maschio.
Non essendoci un maschio nella mia vita, da qualche parte bisogna pure che me lo procuri! Dunque, caro foglio, sacrificati per me e lasciati macchiare di me.
Perché “alter ego”? Che domanda difficile! Perché tu puoi essere me e decidere per me, volendo.
Nel momento in cui io affido a te i miei pensieri, tu sei me e trattenendoli decidi ciò che io avrei deciso.
A pensarci bene anche Dio “maschio e femmina li creò” e certo è che Dio non fece le cose, così, a caso.
Ti piace quest’ultima allitterazione? La chiamano “figura retorica”. Molti dicono che è un’ampollosità, una ridondanza, una pura esteriorità priva di essenza. Ma “eirein”, la madre greca di “retorica”, significa “parlare” ed è proprio questa la nostra necessità: parlare. E la parola è il più bel dono che abbiamo ricevuto.
Parliamo.
E “figura”? Ah, sì, scusa, per poco dimenticavo la figura! “Figura” ha la sua radice in “fingere”, cioè “plasmare”.
Allora, non accontentiamoci di parlare solamente, ma spingiamoci oltre e plasmiamo parole.
Il fingitore è un plasmatore, uno che dà forma alle parole, le modella e le modula tali che non siano soltanto suoni o significanti generici.
Tu ed io non possiamo aver la pretesa di plasmare chissà quali parole sublimi ma ciò non esclude un tentativo.
Ecco perché “maschio e femmina li creò”! Perché dessero forma alla parola, insieme. Perché “in principio era il Verbo”, se ben ricordi.
E come avrebbero potuto farlo se non amandosi? Essere, cioè, l’uno l’altra e viceversa. Un tutt’uno. L’amore è unione, spirituale, mentale e fisica. L’amore è qualcosa di completo, di assoluto.
Capisci ora perché ti penso maschio?
E non è un caso, vedi, come anche certi elementi inventati dall’uomo abbiano preso il nome di “maschio e femmina”; hai presente, ad esempio, i bottoni automatici? Click!, e rimangono uniti, come fosse un eterno bacio.
(I bottoni automatici, però, non hanno sesso, o meglio, anche se lo avessero, non avrebbe nessuna rilevanza. Passami, foglio mio, questa precisazione).
In ogni caso io, personalmente, ti penso maschio, e desidero macchiarti di me.
Tutti i miei colori voglio siano tuoi, soprattutto quelli più tenui, che tu puoi comprendere.
Prendimi ad anima aperta, umida d’emozioni, eccitata di sensazioni.
Ti screzierò di lacrime e di rimmel, di sorrisi e di rossetto, di solitudine e di fard, di tristezza e di ombretto, di voglia e di profumo, di essenza e di apparenza.
Sarò io, tutta, su di te e tu, tutto di me.
E l’eco della nostra intesa sarà la sublimazione del Piacere.

Grazie di tutto lo spazio che mi dai,
ogni volta che voglio
perché sempre mi vuoi.


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