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Un ricordo a cura di Mariella Bettarini


Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 26/11/2018 12:00:00

 

RICORDANDO IL POETA GIOVANNI STEFANO SAVINO

a cura di Mariella Bettarini

 

 

Il giorno 15 novembre, nella sua casa sulle colline di Firenze, si è spento il grande amico poeta Giovanni Stefano Savino. Aveva 98 anni, compiuti esattamente da un mese.

Ci eravamo conosciuti ancor prima del nuovo Millennio. Venne a trovarmi a casa con alcune sue poesie, indirizzato a me da un’amica della fiorentina Libreria delle Donne.

Nato a Firenze il 15 ottobre 1920, Giovanni Stefano Savino era del tutto inedito e aveva cominciato a scrivere versi (in perfetti endecasillabi) proprio nel 1999, dopo anni di insegnamento (scuole elementari, medie e medie superiori – italiano e storia), che seguirono ad anni di impiego a Poste e Telegrafi (1938-1949) e dopo essere stato in guerra dal 1940 al 1945.

Insieme a Gabriella Maleti – con la quale dal 1984 curavamo le Edizioni Gazebo – iniziammo con grande partecipazione ed ammirazione a leggere i suoi bellissimi testi, vivi di umana verità, di etico coraggio, di quotidianità rivisitata alla luce autentica del tempo che scorre, senza mai paura di confidarsi e di ricordare, con grande empatia umana e sapienza stilistica. Giovanni Stefano Savino scriveva quasi sempre molte poesie al giorno.

Dal 2002 (uscita del suo primo libro, dal titolo Anni solari, poesie scelte 1999-2002, uscirono ben tredici volumi di versi (quasi uno all’anno), tutti editi da Gazebo. Sin dall’inizio della nostra conoscenza il poeta Giovanni usava chiamare Gabriella e me “ali di colomba”: “Due ali di colomba hanno arricchito/ l’impoverita borsa dei miei anni”: così si può leggere nel volume dal titolo Trialogo, edito da Gazebo nel 2006 e contenente poesie di Giovanni, Gabriella e mie, affiancate l’una all’altra, in un “trialogo”, appunto.

Ognuno dei libri usciti porta il sottotitolo di “Anni solari”, come a scandire il tempo che passa. Oltre ai tredici libri di versi (moltissimi dei quali superano le trecento pagine), Giovanni Stefano Savino pubblicò nel 2008, sempre con Gazebo, il volume di saggi di letteratura e musica dal titolo Schegge di vita e d’arte, saggi 1979-1994, scritti su invito di Giovanni Paolo II.

Durante gli anni, sul suo lavoro si sono espressi molti poeti, scrittori e critici, con recensioni, note e lettere, che manifestano la grande attenzione e stima per questo straordinario poeta. Tra questi mi piace ricordare Giorgio Bàrberi Squarotti, Anna Maria Farabbi, Gio Ferri, Plinio Perilli, Claudio Magris, Maria Grazia Carraroli, Gian Ruggero Manzoni, Elio Andriuoli, Francesco De Napoli, Silvia Ranzi, Roberto R. Corsi, Maria Pia Moschini, Lello Agretti, Alberta Bigagli, Giovanna Fozzer, Giuseppe Baldassarre, Gian Piero Stefanoni, ecc. Molto spesso il sito de LaRecherche.it ha pubblicato sue poesie e recensioni a lui dedicate.

Si ricordano, infine, alcune traduzioni di suoi versi in francese, inglese, sardo-nuorese, spagnolo e tedesco da parte, rispettivamente, di Jean-Charles Vegliante, Fred Charap, Maria Grazia Cabras, Alessandro Ghignoli, Barbara Pumhosel ed Eva Taylor.

A questo punto non mi resta che augurarvi una conoscenza di questo grande poeta (che è stato pure presente su molte pagine della rivista “L’area di Broca” e su altre riviste), anche attraverso la lettura delle ottime sue poesie che seguono.

 

 

Giovanni Stefano Savino insieme a Gabriella Maleti

a Firenze, in via S. Zanobi, in uno scatto di Mariella Bettarini. 

 

X

 

Ho il foglio, il numero del foglio, manca

il verso, il muro, la strada, la piazza

ed il lungarno, e la pescaia, e il ponte.

Andrò presto in buca, al buio, con gli altri,

a Trespiano, e nessuno parlerà,

il velo a tutti uguale di silenzio,

e mani strette in forma di preghiera.

 

E a tutti uguale nella morte il sonno.

 

 

25 settembre 2016

 

 

 

XIII

Mi cerco quando scrivo, quando mangio,
quando sono disteso sul mio letto,
quando mi guardo nello specchio serio, 
dopo mangiato, nel piatto, non trovo
che un vecchio, un volto sconosciuto. E versi
scrivo e mi perdo e la casa non trovo.
E riconosco dai suoni la piazza,
ed una mano amica attendo, ascolto,
il suono a me noto di campane.


[ da Versi senza titolo, Edizioni Gazebo 2017 ]

 

 

Leggi altre poesie di Giovanni Stefano Savino tratte da Canto a occhi chiusi – Anni solari V, Edizioni Gazebo...

 

  

Leggi le recensioni ai libri di Giovanni Stefano Savino:

Canto a occhi chiusi, recensione di Maria Pia Moschini...

I gomiti su tavolo, recensione di Gian Piero Stefanoni...

Versi col tempo - anni solari XI, recensione di Gian Piero Stefanoni...

Versi senza titolo, recensione di Gian Piero Stefanoni...

 

 


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