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Sere di mezza primavera

di Giovanni Baldaccini
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Pubblicato il 27/04/2026 00:43:11


La puttana labbiamo persa di vista diverse ore fa.
Si era infilata per le scale; poi, lavevamo incontrata di nuovo mentre stavamo appoggiati al muretto, nel vicolo gi in basso, a mezza costa senza che sia mare nell'infinito nulla.
Sono tempi tristi, le avevo detto, mentre unaltra penetrava in un tugurio con quattro sciagurati. Era giovane, del tutto impreparata.
Questa no. Questa sapeva, ma erano giorni tristi le avevo detto.
Si accosta, ma non cercava soldi.
Che non cerano, ma bisognava comprare qualcosa e guardavo nella borsa per capire. Qualunque cosa mi sembrava troppo.
Forse bisognava salutare i vestiti colorati che si disperavano come succede quando soffia vento.

Pi tardi il chierichetto dice vai dal prete.
Se ci vai sei perduto sussurrava qualcuno. Avevo la stessa convinzione.
Sapevo che era mezza primavera con la neve sui monti. Questa constatazione mi allarmava. Sono mesi che mi sogno solo: seduto, il mento appoggiato alla mano, la barba in evidenza, dello stesso colore della neve, ma non mi sembra un fatto rilevante.

Quando uscita barcollava; quattro erano troppi.

Laltra sera in campagna il cielo mi chiedeva di pensarlo.
Era profondo denso. Non vero che la tenebra sia tale; la luce lattraversa.
Pensare il cielo sempre unastrazione: quello che vedi non esiste pi.
Dunque pensare ci che non esiste, come pensassi a me.
Difficile sostenere lo sguardo delle stelle o almeno immaginarne uno. Potrebbe essere un gelido tormento, proprio di una distanza mai compiuta o una richiesta di composizione: non lasciarmi morire. Comunque, non ne puoi farne a meno.
Ecco, il punto proprio meno. Diversi milioni di anni. Ma cosa sto guardando? Linesistente ha un volto.
Sfalsato, il mio pensiero si sfalsava. E tuttavia domani, se mi tocchi.

Sera: raccolti i pochi soldi del lavoro. Bettola a fondo strada.
Una minestra e vino.
Poi si siede, tira fuori il borsello, dice: posso restituirti quello che mi hai dato.
Non fa niente; oggi ho lavorato.
Ho lavorato anchio.
Allora compraci una bottiglia; la beviamo.
Quando usciamo fa freddo.
Si inerpica per il Colle, verso casa. Barcolla un po. Saranno pensieri.

Due passi.
Monte Savello unanima sconfitta. Dormito sotto gli archi del Teatro.

La mattina un sostegno per chi vuole. Dice: ti cerca il prete.

Ah, sei qui! (Poi, severo): eppure lo sai che Giordano lhanno bruciato.
Dio non comprensibile; non ne parlare in giro.
Adesso: radunarsi in piazza e aspettare che offrano un lavoro.

Le ore sono un ambito dattesa, Roma un eterno fermo, il Papa un morto.
I Gesuiti sono una costante come il pensiero a Dio: sempre irrisolto.
Pi tardi: la vita. La mia, la tua, la nostra, quella daltri. La vita.

Sera. Inappuntabile nellabito modesto, tu sei passata: unombra.
Roma conserva anime.

Quieta la campagna.
Rade ombre dagli alberi. Cantano.
Conservo madrigali nel cassetto, se lo avessi.
Vanno, le voci. Vengono.
Scivola lento il fiume ad annegarsi. Ma dove sgorga, nasce.
Le lucciole sono stelle decadute? Non saprei dire. Sciamano.
Esse non hanno voci, solo lampi. Un linguaggio che tace.
Voi lass, lontanissime, come lanima dopo il camposanto. Senza voce, senza fiato, senza qualcuno che vi dia esistenza. Esistere: ma come?
Giordano lo sapeva: un eterno infinito in espansione: quello che nasce muore.
Dio come vita, caduca e perenne. Che altro vuoi pensare?
Nulla rimane e tutto si trasforma, ma non lo sapr mai. Il futuro per me non ha presenza: vedo quello che stato.
Quindi ti accosti breve. Ci sediamo sullerba.

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