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Luci di sera

di Giovanni Baldaccini
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Pubblicato il 01/05/2026 16:46:21

Controllo effettuato; dice che va bene.

L’intervento è stato fastidioso, ma nulla di più. Tuttavia detesto le burocrazie necessarie; dovrò ripeterle tra un mese.

Per svolgere, occorre contatto medico. Detesto contatto medico.

Voglia potente insorge: lasciar perdere tutto. Solletica (tale pensiero); alquanto. Dunque solleticato, indulgo.

Indulgere significa fermarsi; nella fattispecie, in un pensiero. Indulgente? Dipende dalle circostanze. In tale caso non saprei. Da un lato infatti lascia cadere l’ansia; dall’altro, sollecita problemi, nel senso che potrebbe sollevarne altri. Dunque non indulgo. Per cui, nell’astensione.

Oggi astenersi è obbligo: giorno di festa.

Festivamente festivo, travalico. O, almeno, mi piacerebbe. In realtà, ristagno. E come pozza in cui vacilla l’acqua al tremolio leggero della luna, indubbiamente mi succederà.

Nel frattempo, esaminare stato d’animo. Attesa. Non so cosa aspettarmi.

Tremolare non è infatti aspettativa ma certezza. Non occorre, tuttavia, la luna: succede già.

Dunque lo stato è questo: tremolare.

Osservare con pervicacia estrema. (Ma poi perché).

Risolto facilmente: sto tremolando ora. Dunque, tremolare è scrivere. Tremolo spesso.

Scrivere è tremolare in quanto non concede alternative. Scrivendo, non puoi che confessarti o rifugiarti altrove.

L’ho cercato una vita (rifugio), ma confessarmi mai, se non fosse che anche questa è confessione. Ci si confessa per trovare comprensione, indulgenza, magari qualche sorso di pietà. Non si sfugge da Dio: occorre sempre un perdono. O dalla madre: un seno.

Quanto a me (dico io), non faccio che sfuggirmi. Per questo a volte penso di avere una natura antitesi.

 

C’era una volta Moloch, il Leviatano, Satana. Oggi, direi. Lo Stato col sistema inguardabile che ha messo su. Nei secoli, senza remissione: l’ha messo su.

Una trappola, una tagliola, un ventre.

Lo Stato è cacciatore, spara a tutti, ma tutti si lasciano sparare: non sanno vivere senza.

Ha le sue regole: rigide, inflessibili, inviolabili. Regole che non cambiano. Se lo facesse sarebbe cedimento. Sarebbe scivolare da certezze assodate che nessuno ha assodato. Per questo sono inviolabili: le astrazioni non si possono cambiare. Ideologie, dite? Certo, ma posso riconoscermi (un’idea è qualcosa che rispecchia), peccato che non l’ho pensata io.

Chiamala come vuoi, offre certezze; nessuno vi rinuncia. Vivere senza significa pensare: per questo sono antitesi.

 

Adesso pausa.

 

Festeggiosamente festeggiosi, il paese festeggia. La Banda.

No, non criminali: musicale.

Va bene che anche una banda musicale può essere composta da criminali. Mi viene in mente Via Rasella.

Ne è passato di tempo! Oggi, ancora.

Ancora vuol dire che ci penso. Anche le Istituzioni, qualche giorno fa, a modo loro. Ed altri.

Costoro, nostalgicamente nostalgiosi, nostalgiscono. Per farlo, si radunano, stendono il braccio, gridano. Sia come sia, non hanno alcun sapere.

Anche le Istituzioni, (nascostamente) in parte.

In parte significa non tutti. Gli altri stendono i panni da un'ideuzza all'altra. Quanto al costrutto; zero.

 

 

Al paese si suona. Vanno su e giù, ritornano. Lo fanno per farsi ascoltare.

A Roma lo facevano i Carabinieri quando uscivano in parata con la loro banda musicale variopinta e pennacchiosa. Da casa mia li sentivo anche quando si esercitavano in caserma.

Ascoltare è un fatto di piacere. Preferisco Rachmannov.

AH, il tempo… ma dove vuoi che sia!

 

Cum subit illius tristissima noctis imago

Qua mihi supremum tempus in Urbe fuit

(Ovidio, Tristia)

 

Io Roma l’ho lasciata. Per meglio dire, mi ha espulso.

L’ho amata; temo ancora.

 

Tra poco.

Tramonta ad arco inesistente il suo passare. (Mi riferisco al sole). E alla giornata, alla mia vita, al tempo-

Quando ne ho lo brucio; quando manca lo butto.

 

Brusio da presso.

Non c’è niente da fare. Mettila come vuoi, cambia equazione, quello che passa è andato.

E tuttavia brusio:

anime.

La sera spande luce circonflessa: torna verso di me.


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