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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Jack Holmes e il suo amico

Romanzo

Edmund White
Playground

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 11/01/2013 12:00:00

Prendiamo un giovane laureato in una materia che richiami l’antica Cina, facciamolo giungere a New York dal Midwest, in cerca di lavoro e di una vita con più libertà, scevra dall’oppressione genitoriale, ed avremo un breve ed efficace ritratto di Edmund White. Comincia così, questo sontuoso romanzo del noto romanziere e biografo, che da anni ha abituato il lettore a sue autobiografie usate come pretesto per una ricca descrizione dell’ambiente newyorkese, e talvolta europeo, negli anni settanta, o della cosiddetta liberazione sessuale, che per i paesi più evoluti si è poi trasformata in una ricerca di eguali diritti. Ben presto il nostro Jack esce dal cono d’ombra del suo creatore, la sua vita si scolla dalla biografia di White, e Jack vive la sua vita indipendente e molto ben nutrita dalla fertile fantasia di papà Edmund. Nel primo capitolo il protagonista mette a fuoco la sua esistenza in termini professionali e, diciamo così, sentimentali, accettando la sua omosessualità; vive le sue esperienze con l’ottima compagnia che gli fa quella virtù tanto celebrata quanto innata negli uomini. Il lettore più maliziosetto potrebbe addirittura giungere ad immaginare che l’amico del titolo è proprio quell’“inseparabile presenza”. Ma invece no, senza cadere nel boccaccesco, il romanzo svela il vero amico di Jack: Will. I due sono colleghi di lavoro, ma Will ha ambizioni più elevate, vuole essere scrittore, questo fatto, unito ad un’aria sorniona ed aristocratica, fa innamorare Jack, il quale vive una passione tanto tenace quanto impossibile. La vicenda si snoda lungo un arco temporale abbastanza vasto, ma con un salto centrale, un po’ come le cure proustiane che precedono il bal-de-tête, e ci riporta i due protagonisti ormai adulti, sistemati, nel caso di Will, in seno ad una confortante famiglia. Ma se Jack ha sempre nutrito un amore forte e tenace, posto in contraltare ad una vita sessuale totalmente libertina, Will ha nutrito un tiepido amore per la compagna ed ha sempre invidiato all’amico la libertà sessuale. Il loro incontro da adulti darà fuoco alle proverbiali polveri covate nell’animo di Will e lo condurrà ad un periodo di follie sessuali, che però non riescono a mettere in discussione la solidità del suo matrimonio. Pare che Will, nutrendosi dell’amore che gli giunge dalla moglie e da Jack, possa dedicarsi a far gioire il proprio corpo, liberato dalla sete d’amore. Parafrasando il buon Kundera, la pesantezza dell’amore ricevuto, dona aerea leggerezza agli istinti sessuali, sgravati da orpelli sentimentali. Will, allontanatosi dalla moglie, vive con Jack, il quale gode della presenza dell’amico, Will può avere al suo fianco un amico fidato, che non lo giudica per la sua spregiudicatezza, in quanto condivisa, è la quadratura del cerchio. Tutto perfetto? Basterà un misterioso virus che si sta iniziando a diffondere, soprattutto fra i più libertini, a riportare Will a casa, e a far tentare a Jack di costruirsi un legame. Un ulteriore e finale salto avanti nel tempo ci mostrerà un epilogo rasserenante e di tolleranza, sempre un sogno, quest’ultima, per noi – lettori – italiani.

Il romanzo è molto ben scritto, con la particolarità dell’alternarsi dei capitoli dedicati ai due protagonisti, ma se quelli relativi a Jack sono narrati in terza persona, Will, invece parla in prima persona, scombinando ulteriormente l’idea che l’autore si celi dietro Jack, anche se sappiamo, da altre letture, che il buon White ha effettivamente vissuto un’impossibile storia d’amore per un suo amico/coinquilino; ma con White si sa che l’ordito dei libri è composto da tratti autobiografici, invenzione romanzesca e tratti di storia contemporanea. Su questo ordito White tesse un romanzo di assoluta eleganza formale, infiocchettando la narrazione di metafore vagamente ellittiche ma che ben si prestano a rendere il linguaggio e la lettura densi di significati nascosti, piccole sorprese e piacevoli sottolineature.

Un romanzo sull’amore, sull’amicizia, e sul cambiamento dei tempi, ma anche sulle illusioni perdute ed infrante. Will da aspirante scrittore ripiegherà sullo scrivere brochure, la moglie da donna sicura e indipendente si rivelerà una persona insicura ed instabile. E soprattutto un libro sulla difficoltà di accettare pienamente se stessi.


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