Ora so di come dentro il recinto
si respiri una libertà vigilata
di pensieri estranei alle parole
rovesciate da una gerla,
di circostanza o distratte,
necessarie ad equilibri inesistenti.
Si attende la fine del giorno
perché la luce evapori in una quiete
provvisoria ed apparente,
si attende alla soglia di un mistero,
un sogno atavico ora accantonato.
Vi erano isole all’approdo
di anime beate dentro baci mai dati
e venti ad annodarci dentro amplessi,
ora dinanzi è un ponte minato
nei giunti di dilatazione
che forse non potrebbe sopportare
tutto il nostro peso,
ma resterà un mistero,
al limite d’una soglia,
senza ritorno.
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