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La donna nella noce

di Annalisa Scialpi
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Pubblicato il 25/02/2026 12:44:01

 

C'era una volta una giovane donna, che viveva in una noce. I suoi grandi seni sembravano fatti per nutrire e le forme sinuose del suo corpo, per amare. Ma la giovane donna rimaneva nella noce nella quale, per solidarietà, crebbero piante meravigliose e multicolori, come non se n'erano mai viste. Nella noce cresceva il silenzio, simile a quello delle foglie in autunno. Talvolta il silenzio si popolava di visioni dolci, di maree bagnate da tramonto d'indaco.

"Oh, potessi con un balzo arrivare alle stelle" disse la donna. E le stelle le rispondevano come gridolini di luce, rimandandole il ricordo di un tempo lontano, in cui, forse, era stata felice e aveva avuto un mondo a cui appartenere. Così la donna, che era in realtà una principessa, piangeva lacrime che nessuno poteva vedere e i giorni si consumavano lenti, uguali, come si consuma la fiamma di una candela in un luogo segreto.

Ma un giorno, sognò un uomo. Aveva un chimono e procedeva come volando su dei sassi collocati tra le nuvole. La donna ne ammirò la leggerezza e percepì la sua lievità con un moto di gioia. "Se si avvicinerà alla noce, non tenterà di sfondarla", disse. E aveva ragione. Il Maestro era gentile e non fece niente a parte raccontarle una storia. Era una storia che veniva da moltpo lontano, che aveva una musica che faceva bene al cuore. Parlava del desiderio di una farfalla, imprigionata in un barattolo da lungo tempo e del dolore e della fatica di aprirsi al sole". "Ogni cosa ha il suo tempo, ricorda di vivere momento per momento. Così trasformerai anche il dolore in levità".

La donna amò molto quel Maestro che veniva a trovarla nei sogni, ma un giorno sentì che era arrivato il tmpo di sfidare anche i suoi insegnamenti. Si addestrava da anni, ormai, nella sua noce nell'arte della guerra e nella meditazione, ma un giorno il suo desiderio raggiunse il picco. Così, per la disperazione, iniziò a respirare e respirare e respirare. E respirò intensamente per nove giorni e nove notti, fino a quando la potente energia generata da quella respirazione, sfondò il guscio di noce. Volarono via i pensieri attaccati al passato, sotto forma di fogli colorati che si disperserò nel tempo e il suo grido feroce fece fiorire e brulicare di vita il paesaggio, prima desolato. Quel grido non era stato solo un atto di liberazione, ma un esorcismo con cui aveva frantumato il senso di colpa, legato al senso dell'io. E il senso di colpa si era sciolo come liquido verdastro , fuoriuscendo dal senso dell'io che era un fallo impiantato sulla sua testa.

Dopo il grido, svenne e nel miraggio dell'incoscienza, vide una farfalla volteggiare attorno a lei. L'energia, prima repressa dalla noce, era esplosa. E in quel momento sentì di essere parte del tutto: era i girasoli, l'erba verde, la quercia, gli scoiattoli che l'osservavano inquieti. era la ricchezza infinita che, ora, pioveva a lei sotto forma di brina d'oro. La noce, dissolta, si trasformò in pezzi d'oro che la donna raccolse, per fare della sua vita un immenso capolavoro. Con quelle ricchezze comprò una grande villa dove animali, bambini, anziani e persone in cerca di pace e di natura, potevano vivere libere, felici, senza le costrizioni di un mondo che ha come scopo lasciare che le persone vivano per sempre in una noce.


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