Urto, e freddo, luce, fame, suono
Ripieni i sensi, vuote le parole,
in quella stanza aleggia dell’altro,
echi, già forse altrimenti uditi,
che come veli sfiorano la pelle,
e passano e ritornano, uguali.
Spazio si mostra ch’è destino resti
come un sasso lanciato su uno specchio
un gesto un volo, una lastra s’infrange
e poi è nulla oppure tutto insieme,
come convivono il giorno e la notte.
Ma cosa adesso vuoi da me, che chiedi
che ne vogliamo fare di un amore
che è stato? Da qui mi sembra un po’
come aver rubato
in un supermercato,
un gioco vero a metterci alla prova,
tu, io, e il mondo,
ma in mano poi ci resta poco o niente.
E anche quel poco di corpi e parole,
usato per distinguere e unire,
erano in lingue aliene e dissonanti,
che si cercavano, inutilmente.
QuinMag26
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