Pubblicato il 22/11/2013 21:36:12
LACQUA DELLA CORSA: appunti e note su LA SESTA VOCALE, cortometraggio- e ricominciamento- di Iolanda La Carruba.
Le stelle cadono accese per bruciare il mondo, ma nessuno tende le mani per abbracciarle e si smorzano, tuffandosi nel buio.
Scipione Bonichi.
Ci sono sguardi che da sempre ci appartengono, attendendoci con la tenerezza e la severit delle interrogazioni e che ci smuovono, ci pungolano carne e spirito manifestandoci alla realt concreta del sogno- operativa diremmo rispetto alla nostra sete di espressione e tensione assoluta. Sguardi di donne (e di uomini), del mondo stesso nei suoi pi infiniti occhi, o sguardi e musiche tra invocazioni e inni a incrinare ogni facile fede nellimmobilit delle ragioni e degli spazi ed in cui lamore, piuttosto, nella sua reminiscenza finalmente restituzione di s nella polifonia e nella polidimensionalit degli accordi. Abbraccio, allora, e ritorno a quanto di pi vero ed umano ci appartiene, e di cui larte non ne che alla radice il racconto- o il suo tentativo, magnifico , imperfetto, mutilo nella sua dolenza a cui qualcosa sovente sfugge. Struggimento di un alfabeto a cui non riesce la quinta finale, sempre rimandata, sempre inseguita, ma pur sempre viva- e per questo gi dinamicamente operante- nelleco di una mortalit che nei suoi riflessi si cuce e si compie. Ansia, s, che nel moderno ha trovato nellintonazione e dilatazione sinestetica ulteriore chiave e misura di comprensione e rappresentazione del reale, prendendo- e dando- luce nellincontro da quel dialogo ininterrotto e aperto delle risonanze alla base delle pronunce. E delle forme, nello svelamento che per inclusione nutrendo ci permea e ci trascende; ci significa, soprattutto, iscritto com nellinscindibile legame di creature il mistero- e la radice- dogni natura. Eppure anche qui qualcosa nel commento mancato, pur nello specifico delle diverse discipline. Eccesso di tecnicismo, forse, che ha finito con lo smarrire tempi e voci di scena, o pi semplicemente, limite di un registro che nel continuum di verit e passioni altro non ha potuto rimarcare.Istanza di fede- e di parola nuova- che ha avuto comunque il merito di rompere le raffigurazioni unendole nel coro sotteso dei rimandi, ridestandole cos con forza, tra logiche del quotidiano e scarti danima, allautenticit pi accesa delle urgenze. Slancio, impronta, di cui lo sguardo per ancora non ha perso lo sfondo, la nota rimessa nei sensi e a cui, per ostinazione deco, la ricerca espressiva ancora non cessa di rivolgersi consapevole delle determinazioni di un dettato da cui ripartire, mai domo, mai fermo proprio per lo spazio annunciato dalle feritoie recise. Ed allora colpisce nel segno loperazione sicura, pronta di un gruppo di autori che ha impresso nuova spinta in tal senso in un breve ma intensissimo nastro, in un cortometraggio di circa venti minuti (finalista allultimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino nella sezione relativa) ripartendo proprio da quel deposito di rimontaggi e peregrinazioni che fuoriesce cos magnificamente, cos miracolosamente, dai fermo immagini dellavanguardia europea tra otto e novecento, nei cui quadri, come nelle sue musiche, nelle sue poesie, sono incarnati tutti i palpiti e i fremiti di unepoca al bivio. Lidea, nata proprio dalla considerazione sul destino e sul bisogno delle arti di interagire, rapportarsi, contaminarsi, come Plinio Perilli (abile supervisore e curatore poetico dei testi) precisa a margine del mini saggio di presentazione, mette in relazione infatti, o sarebbe meglio dire in scena, sei celebri ritratti dellarte moderna smuovendoli dalla fissit della rappresentazione per provare a dare ragione nel racconto a quello spirito di vita raccolto poi in tutto il suo incanto- e in tutta la sua inquietudine dunque- nella geometrica parzialit della tela. Chi era, ad esempio, Adele Bloch-Bauer, la signora alto-borghese ritratta da Klimt o La giovane Louise lasciataci da Modigliani (solo per citare due delle figure qui celebrate) si chiedono e si chiede con rara maestria locchio indagatore della telecamera. E chi erano le altre quattro donne a cui anche a loro un indovinato testo poetico d verso e bocca tra sogno e angoscia, inevitabilmente, secondo il segno dellepoca? Perch la sortita in ogni arte raggiungibile nella sola piena in cui unesistenza, una ferita, consente dessere accompagnata e cio in una disposizione a pi specchi, qui data come accennato non solo accostando ad ogni raffigurazione una poesia specifica di altrettanti grandi autori pi o meno contemporanei ma dalla meraviglia filmica di La Carruba che in un solo corpo sa far parlare nitori e orizzonti diversi restituendo della parabola che si cela in ognuno di noi la fedelt e la perseveranza, il copione (seppure a volte oscuro, ahinoi, troppo oscuro) e il labirinto (tutto ci poi entro le maglie di una musica, pure!, che nella sua presenza aderente, mai preponderante come un respiro o una coperta di cui tra laltro, ambiguamente, non si mai certi totalmente del bene). E cosaltro quindi se non Amore, tornando allaccompagnamento e al racconto paziente di ci che siamo, questa vigilanza, questa cura sostenuta, innaffiata ci verrebbe da dire, da una vocalit in concerto di colori, arie e impasti attoriali? Cosaltro se non il riconoscimento del mondo nel caldo e nel freddo a cui ci dispongono, e sollevato e preservato entro lo splendore di medesime corde in quel nucleo orientante fatto di vaglio e di memoria del peso? Non a caso, a proposito di vocalit alchemica ed essenziale del verbo, il riferimento immediato che torna alla mente- qui esplicitamente richiamato nel titolo de La sesta vocale- al lascito infrenabile delle Voyelles rimbaudiane, a quel dolby di segni coraggiosamente aperto e disposto in quel circuito infinito di rotte per troppo tempo inascoltato- e nascosto- dentro al cuore e allanimo umano. E in questo play, in questo gioco serissimo rimesso in circolo sotto la spinta e per mezzo della vocale aggiunta- che sola le feconda tutte- lAmore appunto: lAmore ancora, generato e generante- e per questo sempre nuovo- che tutto comprende e sostiene, ogni cosa in nuovo stato illuminando e liberando. E che in quanto tale non punta lindice ma sfila, semina nellascolto commosso di queste donne tra confessioni e smarrimenti, vanit e domini. Femmine, donne che insieme ai tratti di Modigliani e Klimt, crepitano anche in quelli di Munch, Matisse, Chagal, Picasso e, rispettivamente, contemporaneamente, dentro alle tavole vive delle parole di Schnitzler, Achmatova, Strindberg, Marie Nol, Cvetaeva, Juana de Ibarbourou. Magia e realt di unarte il cui flusso, il cui plasma, per curiosa coincidenza, pare esser racchiuso proprio nei versi della Nol per la Laurette matissiana: io sono una Fonte/nel bosco che non sa,/sono lacqua che nessuno/ beve nella corsa. Mistero che si offre in fiore a chi lo vuole cogliere (come ci ricorderebbe Apollinaire, re forse dogni avanguardia), spazio che affacciandosi sempre ci conferma e sempre ci cancella- tra enigmi di finitudine ed imprimatur di terra - e che ne La sesta vocale oltre che dei summenzionati La Carruba e Perilli porta anche il nome degli attori Nina Maroccolo, audace performer, modella di modelle e Fabio Morici- Modigliani, le cui movenze in trasparenza ci han ricordato gli esili, filiformi omini di Giacometti; di Amedeo Morrone infine, dalle bellissime- bellissime!- foto di scena e di Gianni Maroccolo, della cui musica, essenzialmente prossima gi stato detto.
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