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La legge del più forte

Narrativa

Maria Gangemi
Edizioni Montag

Recensione di Ilaria Croce
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Pubblicato il 09/11/2010 12:00:00

Nel suo primo romanzo Maria Gangemi affronta con coraggio il sempiterno tema dell’interruzione della gravidanza. La scrittrice non si sofferma sul come e sul perché, ma sulla conseguenza, sul quel “ricordo” che un ragazzo artista svedese Samuel, lascia a Francesca, la minorenne protagonista abitante a Vito, un piccolo paese della Calabria. E’ l’idealismo e l’apertura mentale del padre di lei a spingere Francesca tra le braccia del misterioso nordico. Ad essere dalla parte del più forte è la madre della ragazza, lo sono i suoi compaesani come pure gli operatori del consultorio. Ma non Francesca che non si vuole immaginare con il suo abito bianco macchiato di rosso. Francesca sa di essere stata inesperta, immatura e irresponsabile ma non vuole che a farne le spese sia il più debole. Non c’è mai sconforto nelle sue parole, né solitudine, né rabbia. La giovane protagonista dimostra un atteggiamento di apertura nei confronti della vita. Incarna da sola il concetto di famiglia, basta a sé stessa, dimostrando una sicurezza e una coerenza al di fuori del pensiero comune, al di fuori del “faremo quello che è giusto fare”.
Attraverso la prospettiva di una professoressa nelle prime pagine e della protagonista in seguito, Maria Gangemi, ricorrendo ad un linguaggio fresco e scorrevole invita il lettore a riflettere sulla civiltà. In una società moderna che fa proprio della civiltà il suo punto di forza, l’azione giusta è davvero poter decidere di negare la vita? Oppure uno stato civile non dovrebbe aver bisogno di abortire? Quale valore ha la vita? L’art 1. della così detta “194” recita: Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. Francesca si chiede in quale modo avvenga questa tutela e quando abbia inizio la vita umana. “Credevo fosse una masse informe invece si dà già tanto da fare! Va a destra e a sinistra…” confessa un’altra gestante. La legge del 1978 ha dato veramente alla donna il diritto di scegliere? Forse ha soltanto offerto allo stato civile l’opportunità di scrollarsi di dosso un fardello troppo pesante: la preoccupazione di creare un ambiente favorevole e propizio ad una nuova nascita quali che siano le condizioni economiche sociali e familiari. Francesca si interroga sul perché questa società non riesca a dare l’ occasione a tutti. Se la madre del lettore avesse deciso di abortire, questo libro non sarebbe stato letto. O avrebbe potuto non essere stato scritto.

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