Pubblicato il 26/07/2017 18:39:24
Voglio farti vedere una cosa. F allung il passo lungo le navate del corso principale della citt, puntando deciso verso una diramazione sulla destra, dove lasfalto della strada lasciava spazio al porfido di mattonelle dalla geometrica disposizione messa a dura prova dallo scorrere del tempo. Il ticchettio delle scarpe di R si riverberava ad ogni passo, udibile chiaramente in mezzo al frastuono delle persone che approfittavano del giorno festivo per affollare negozi e locali del centro, ma i suoi tacchi mal si sposavano con landatura forzata presa improvvisamente dal compagno. Diede uno strattone col braccio, e quando lui si volt finse un fiatone poco credibile alla luce delle continue corse mattutine che negli ultimi mesi ne avevano temprato il fisico: il trucco funzion comunque per darle una meritata pausa. Il mal di piedi era dopotutto un pericolo reale con cui fare i conti, e non voleva pentirsi di una fretta poco giustificabile. Era un fine settimana di vacanza, non potevano prendersela comoda? F interpret alla giusta maniera quello stop inaspettato, e si scus con un gesto della mano. Le mise un braccio attorno alle spalle e ricominci a camminare, pi lentamente, senza perdere il sorriso. Scusa le disse, sono partito in quarta. E che sono anni che non vengo in citt, e ci sono un sacco di posti che vorrei farti vedere. Qui a fianco ci sono nato. Sei nato in casa? F fece una piccola smorfia. No, in ospedale. Ci sono cresciuto, mettiamola cos. Fino a quando non sono andato alluniversit ho abitato qui, ora ti faccio vedere. La via laterale portava velocemente ad una piccola piazzetta, avvolta dallombra degli alberi, ma quello che premeva ad F era ci che stava sotto ad un ampio porticato alle spalle della stessa. Dovettero girare langolo per guardare bene in quella direzione, e quando lo fecero il suo sorriso spar improvvisamente. R lo not, e si preoccup un poco. Che succede? chiese, dando unocchiata incuriosita al pastiche architettonico che si trovavano di fronte. Le colonne e le ampie volte della facciata che stavano guardando portavano tutti i segni del tempo impietoso, tuttavia sotto al porticato le ampie vetrate di un centro estetico in franchising, sfolgoranti di anestetico e luminescente candore, provocavano uno stacco netto. Quellinaspettato intruso, nella calma accettazione del passare degli anni che caratterizzava gli edifici attorno, sembrava aver contagiato anche il piano superiore, costellato di finestre dai toni metallici contrastanti in maniera appariscente il vissuto dei mattoni a piena vista. Una volta non era cos mormor F, indicando il primo piano oltraggiato dai serramenti moderni. Io abitavo l. Fece una pausa, non sapendo che altro dire, ma si fece presto strada nel suo animo un forte risentimento. Come possono permetterlo? esclam adirato, E il centro cittadino che cavolo, non possono mica rovinarlo a questa maniera! Lo spettacolo era effettivamente deprimente, come forzare un centro high tech in una chiesa. E la modernit bello rispose R, come si dice...oggi ci sei, domani non ci sei pi. Sorrise in maniera luminosa, cercando di far uscire F da quel momento dimpasse nostalgica. Anche lui sorrise, ma era una smorfia di circostanza, unespressione che chi lo frequentava da tempo avrebbe riconosciuto come falsa ma che lei, che lo conosceva solo da qualche mese, non riusciva a cogliere in tutte le sue sfumature. F era anzi infastidito dal modo in cui era riuscita a banalizzare momenti importanti citando detti vetusti a sproposito. Un uomo i suoi ricordi pens, se questi svaniscono che rimane di lui? La suoneria lo distolse momentaneamente da quei pensieri, ma quando estrasse lo smartphone vide che era solo lennesima chiamata di spam. Rivolse il poco livore che persisteva nel suo animo verso lanonima figura di un lontano call center che lo perseguitava, e chiudendo la chiamata senza neanche rispondere prese per mano R, rivolgendole un sorriso pi sincero. Coraggio disse fiducioso, il tour appena iniziato! Si inoltrarono nellintricato labirinto di vicoli del centro, attraversando piccole piazze pi o meno frequentate. Ovunque la presenza di portici a mitigare la calura estiva, caratteristica della citt di cui R fu molto lieta. F non smetteva di mostrarle punti di interesse, improvvisata guida turistica di una storia che era la propria pi che quella della citt, e dopo un percorso di una ventina di minuti durante il quale la folla si era man mano diradata propose con noncuranza di fermarsi a mangiare un boccone. Era luna passata ed R, che aveva saltato la colazione allinfuori di una veloce tazza di caff per svegliarsi, acconsent di buon grado. C un posto che conosco proprio qui accanto, buono ed economico. Un piccolo segreto della mia famiglia, concluse ammiccando. Ma, giunti dopo pochi passi alla via della trattoria dove intendeva recarsi, F trov le saracinesche serrate e linsegna consunta e sbiadita. Ad illuminare la parete, poco pi avanti e dirimpetto rispetto al locale, le fredde luci di un All You Can Eat asiatico. Non fece in tempo ad esprimere il proprio disappunto che R emise un sospiro di gioia: E un sacco che non mangio sushi! esclam deliziata. F, troppo scombussolato da quel secondo colpo alle sue origini, acconsent di malavoglia ad accomodarsi allinterno del nuovo ed anonimo locale. Mentre R scorreva il menu lui si perse nei ricordi. Lei non poteva conoscere i dettagli per cui quel locale ormai chiuso, rustico ed accogliente, si era stampato nella sua memoria in maniera tanto vivida. Non aveva mai visto i disegni sulle pareti, la cameriera coi rasta che accoglieva anche i nuovi clienti come fossero vecchie conoscenze. Non era l quando lui ed una sua vecchia fiamma si erano fermati a mangiare qualcosa anni prima, ed avrebbe tanto voluto vedere se nel tempo la farfalla da lei disegnata sulla parete era ancora presente in mezzo a tutti gli altri schizzi. Si dovette invece accontentare di ricordi sbiaditi, come quello degli occhi chiari di lei (verdi o azzurri? Non riusciva a rammentarlo): era ormai svanita in recessi angusti della memoria, laddove unideale serranda laveva rinchiusa al pari dei ricordi celati nella trattoria fallita. Una sola cosa era impressa a fuoco vivo, come un marchio, la lettera che le aveva scritto per lasciarla. Una frase di Carver, riadattata, violenta: C stato un momento in cui ho pensato di amarti pi della vita stessa. Ma ora ti odio con tutte le mie forze. Curiosamente non ricordava a cosa fosse dovuto quel furore, cosa lo avesse spinto a vergare parole cos infuocate. Sapeva solo che non laveva mai pi rivista, e non le era mai mancata fino ad ora. Ordinarono un sacco di pietanze, ebbri delle opportunit di spreco donate dal consumismo, ma fecero fatica a portare a termine limpresa di quel pranzo extralarge. R contava sullappetito solitamente vorace di F per far fuori gli avanzi, ma il suo stomaco era sopito al pari del suo animo meditabondo. Veniva infatti privato delle gioie del gusto dai dolori dellanimo, e trovava estremamente bizzarro che linnocente candore del bianco che lo attorniava si elevasse a simbolo della decadenza della sua citt natia, alla quale era molto legato. Non riusciva a sentirsi parte di quella insipida modernit, ed avrebbe voluto condividere questa angoscia con R: ma lei aveva sempre vissuto in una grande metropoli dove linnovazione era una chimera da inseguire a tutti i costi, in cui il futuro contava pi dello stesso presente, e la nostalgia del passato, in un posto come quello, veniva seppellita sotto cumuli di cinismo dalla paura di essere lasciati indietro. Come avrebbe potuto esprimerle ci che provava? Pagarono il pranzo ed uscirono, barcollanti a causa dellabbuffata. R chiese di tornare sul corso principale, attirata dalle vetrine dei negozi alla moda, ed F acconsent stancamente. Cerc di avviare pi volte una conversazione, ma lei lo ascoltava di rado ed in quelle sporadiche occasioni riusciva ad ottenere solo risposte monosillabiche, quando non cenni dassenso svogliati. Finito lo spossante tour dei negozi, trovandosi piuttosto vicini allalbergo, F propose una sosta per rinfrescarsi e riposare in vista della serata. Aveva ancora una carta da giocare, e voleva sfruttarla bene. Mentre tornavano verso la quiete della loro stanza passarono accanto al parcheggio della stazione, e la vista di quello straniante paesaggio di forme squadrate, unito al riverbero del sole sulle saracinesche dei negozi, gli port alla mente un paragone che si sentiva in dovere di esprimere. Cit le architetture futuriste dellElio Petri pi sperimentale, la fotografia ed i campi lunghi cittadini del primo Paul Thomas Anderson, ma erano frammenti di visioni daltri e si dispiacque di non saper definire quel frammento di vita urbana con parole veramente sue. R, distaccata, non lo stava comunque ascoltando. Cosa sta succedendo fra noi? si chiese meditabondo mentre camminavano lentamente verso la loro meta. Arrivati in camera si fecero la doccia a turno, distrattamente lui, in maniera calma e meticolosa lei. Mentre la aspettava F si mise in ascolto dei flebili rumori che giungevano dalla finestra, suoni della natura che avvolgevano quella inaspettata oasi dove il verde si era ripreso una fetta di citt. Quando R usc dal bagno le fece notare quanto rumore facevano i grilli. Cicale disse lei semplicemente, sono cicale. Quel cazzo che sono allora sbott lui, stupendosi subitaneamente della propria ira. Anche lei rimase sbigottita, guardandolo bene per la prima volta da qualche ora a quella parte. Ma si pu sapere coshai? chiese pi stizzita che preoccupata. Quel viaggio di piacere si stava dimostrando un fallimento, era come essere in giro da sola...se non peggio. F non seppe cosa rispondere. Temeva che lei non riuscisse a capirlo, e si faceva anche un po schifo per quella mancanza di fiducia nei suoi confronti. Ma cera dellaltro, una paura che si faceva strada nel suo animo, la sensazione di qualcosa che stava per finire. La associ ai cambiamenti avvenuti nel suo luogo del cuore, ma sapeva che cera almeno un posto dove avrebbe potuto ancora dissipare quel malumore. Sono solo un po stanco disse dopo un attimo, quando sei pronta torniamo in centro e ci rilassiamo facendo un aperitivo, ti va? Tornarono cos a zigzagare per i vicoli, guidati dalla mappa mentale che F aveva in testa. Pi volte dovette curarsi che R gli fosse al fianco, perch sembrava fare ben poco caso alla sua presenza, pur non palesando alcun risentimento apparente nei suoi confronti. Era semplicemente...distratta, come se facesse fatica a notarlo. Non cerc neanche di spiegarle verso dove si stavano dirigendo, era una cosa importante per lui e tanto bastava. Arrivati alla via dove aveva abitato per la prima volta da solo, nel gioioso periodo universitario, in cui le ore di sonno erano state risucchiate dalle nottate nei locali sotto casa perennemente animati, la trov sventrata dai lavori in corso. Cammin con passo malfermo fino al numero trentuno, riconoscendo a malapena i dettagli dellappartamento attraverso le griglie di protezione degli scavi: il suo mondo non era pi suo. Che cos un uomo senza ricordi? pens nuovamente, ed allung una mano per stringere a s lunica persona che poteva dargli un po di conforto, una rotta per non perdersi. Ma R era gi avanti di qualche passo, ignara del modo in cui lui le arrancava dietro, muovendosi come nella melassa. C quel pub irlandese allangolo, ci siederemo l come ai vecchi tempi e tutto torner a posto, cos cerc di rincuorarsi, ma ad ogni passo sentiva le forze abbandonarlo, la volont farsi pi flebile. Arriv stremato alla fine della via, pronto a lasciarsi andare, e la piazza animata gli si schiuse davanti. R vide un bar carino allangolo, e decise di fermarsi a bere qualcosa. Scelse un classico Spritz, sgranocchi qualche patatina, ascolt distrattamente la musica hip hop che fluiva dalle casse. Chiss come ci sono finita qua si chiese, guardando la variegata umanit che si assiepava in quella piazza frequentata perlopi da universitari, mostrando un malcelato disprezzo per i giovani trasandati che si scolavano economiche birre da discount sui gradini di una scalinata. Ogni tanto le giungeva alle narici lodore di marijuana, e il suo sguardo si faceva pi dolce mentre ricordava s stessa negli anni degli studi, quando tutto era possibile. Ora aveva trentanni, e pensava solo a sistemarsi definitivamente. Finch continuo a farmi viaggi da sola non trover mai un uomo con cui stare, rimugin fra s e s. Pag il cocktail, si alz e prese a vagare per le strade senza una meta. Si guard improvvisamente alle spalle, curiosa, con la spiacevole sensazione di aver dimenticato qualcosa di importante, ma F non era gi pi neanche un ricordo.
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Stefano Ficagna, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|