Pubblicato il 08/02/2011 12:00:00
Fin dalla prima pagina come aggirarsi allinterno di un vecchio Emporio e pi precisamente nel reparto cristallerie e porcellane, tra le vetrine specchiate, infrante dalla luce diafana, luccicante di rimandi, tra immagini doppie, triple, di trasparenze che insorgono e subito si nascondono, nel breve spazio che intercorre tra un corridoio e laltro, tra una vetrina e laltra, tra uno specchio e laltro, allinfinito. Guai ad aprirne incautamente una, come se tutto ci che era fermo si metta in movimento, che il bel vaso di Svres che stavamo ammirando allimprovviso scompaia, che la coppa di Baccarat urti contro le dozzine di altre, s da far sembrare come se tutto stia per rovinare sul pavimento lustro infrangendosi in milioni di pezzi. Sono cristalli di vetro, stalattiti di ghiaccio taglienti come lame dacciaio che, al pari di allucinazioni, inseguono i nostri sguardi stupefatti, impressionati, sbalorditi, si rincorrono tra vicoli e viuzze spesso senza via duscita, ci si stringono addosso per non lasciarci passare agilmente. Un labirinto oscuro e polveroso (gi, la polvere, ma quella tuttaltra storia) in cui lautore vuole intrappolare laffaccendato lettore e costringerlo a perdersi, nel rimando a un passato fin troppo presente, a quella realt quasi sconcertante che il nostro surrealismo quotidiano. allora che, catturati dallenfasi scrittoria dellautore (che non ha bisogno di presentazione), entriamo nella fiction letteraria e ci fa dono di quella meraviglia che il suo linguaggio: ora opaco di terracotta ruvida (degli errori e orrori della storia), ora di porcellana fine (personaggi e luoghi poco conosciuti), e pur sempre cristallino, di vetro soffiato (alchemico e misterioso), con uneleganza verbale, una scioltezza di linguaggio tale da poter riscrivere tutto il dizionario italiano, dove perdersi, infine, nei meandri di quella realt immaginaria che fa di Eco larchitetto della storia, sebbene traslitterata, proscritta e profuga che non conosciamo, solo perch abbiamo chiuso luditorio a ci che altro, o forse laltrui che rifiutiamo, e che spesso si avvicina, pi dogni altra cosa, alla realt che viviamo. Se, come scrive Teilhard de Chardin, Solo il fantastico ha qualche possibilit di essere reale, allora limmaginario mondo ricostruito per noi dallinfaticabile Eco, lunico dei mondi possibili: quellEmporio di cristallo dove forse ci perderemmo e tutto potrebbe caderci addosso infrangendosi, ma che anche il luogo dove poterci rincontrare e riaprire le porte a quella libert di dialogo che c tolta.
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