Pubblicato il 13/01/2018 14:51:07
brano tratto dal Capitolo VIII di -ETROM-
Rita non era quello che credeva o, meglio, Rita era tutto e niente. Ora gentile, dolce, piena damore. Ora egoista, capricciosa, insensibile allamore. In lei vi erano due personalit, luna forte quanto laltra. Incomprensibile, vigliacca, melliflua, insipida, santa, puttana, forte, ingenua, debole, scafata, ingrata, generosa, misericordiosa, assassina, che si dondola nei pensieri buoni del mattino e in quelli sereni della sera, e che si crogiola nelle pieghe dei dolori degli altri e dellautoassoluzione. Incerta, timida, sciocca, cenerentola coi calli. Decisa, forte, capera. Tutto e il contrario di tutto. Come abbiamo gi scritto, non giudichiamo la persona ma ne evidenziamo azioni e comportamenti. E, come direbbe Giacomo, mio figlio, studente universitario di Psicologia, bisognerebbe analizzare e approfondire anche le situazioni familiari di origine e accadimenti dellinfanzia. Perch Rita, nonostante tutto, soffriva veramente. E forse moriva. E nessuno scrutava nel profondo, tra le fenditure dellanima, cosa si nascondesse o cosa le stesse accadendo. Unanguilla nei sentimenti e, nelle espressioni del viso, sfuggente, quasi imprendibile. Mimetizzava negli occhi tutte le sfumature. Antonio, di contro, era ed riservato, forse in modo eccessivo; scriveva poesie; mutevole negli stati danimo, quasi come la lancetta dei minuti. Un sognatore. Un fatalista. Uno che aspetta gli eventi come fossero previsti e non discutibili. Pretendeva che gli altri capissero da soli ci che accadeva nel suo cuore, fossero amori, fossero desideri, fossero emozioni, fosse solo un ombrello per ripararsi dalla pioggia. Ed era questo che Rita gli rimproverava. Il non andare incontro agli avvenimenti e lattenderli sulluscio della porta. Ma Rita avrebbe potuto capire Ma Rita avrebbe dovuto capire. Questa la miserevole storia di un paio di corna e di diverse dabbenaggini: errori malaticci. Vettori matematici: oggetti che possono essere sommati fra loro e moltiplicati per dei numeri, fino ad annullare liniziale dualit dellamore. Questa la dolorosa storia del giovane Antonio che nelle notti di luna piena, come licantropo, ulula al vento il suo canto damore. Antonio, sulla collina, scrive versi pur odiando la poesia. Antonio spazza via virgole e punti che possano emozionare. Spazza via i baci e le carezze. Antonio raccoglie, differenziandole, le scorie di una storia a brandelli. Ma chi dei due stato pi cattivo verso laltro? Ai tre o quattro lettori la risposta.
dunque questo il destino di chi perde tempo con i sonetti o con le rime? Soffrire per poter scrivere? Non ci siamo. Che siano gli altri, quelli privi di rime e sonetti, a dover scendere le scale della felicit. Che siano gli altri, quelli che non hanno niente da dire, a dover sparire oltre lanonimato. E, daltronde, nemmeno vuole che la geometria di un verso prenda il sopravvento sulle semplici parole. Scriver versi che abbiano la purezza e lessenzialit della margherita di campo. La vecchia sdentata - di cuore fa rima con amore, sia interdetta alla collina e ai suoi venti. Sia la poesia anche bestemmia, sia rabbia e imprecazione. Si accompagni non solo alla gazzella ma anche allippopotamo. Si spogli anche nuda e senza parole. O si copra senza luso di seta o di velluto.
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