Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
Premio letterario "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VI Edizione 2020
Una notte magica: Presentazione il 22 settembre 2019
alle ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Recensioni
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
Pagina aperta 1689 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Wed Sep 18 02:52:57 UTC+0200 2019
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Qualcosa di scritto

Romanzo

Emanuele Trevi
Ponte alle Grazie

Recensione di Giorgio Mancinelli
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutte le recensioni scritte dall'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 06/07/2012 12:00:00

“Qualcosa di scritto”, e aggiungerei: “...perché nulla vada dimenticato” finalista al Premio Strega (ha perso per 2 voti rispetto a Piperno), è tutto un rincorrersi di ‘congiungimenti e allontanamenti’ come le pagine di un diario che l’autore, Emanuele Trevi, scrive ad effetto per incastrarvi il “suo presente” fatto di ricordi e annotazioni, che è all’origine del titolo. Una sorta di deja-vu cinematografico in cui vengono esaminati fotogrammi di esistenze passate, interni ed esterni di vite vissute interiormente, piuttosto che realisticamente, in cui l’autore ‘forza’ il lettore a entrare, volente o nolente, e ricercare nell’oblio della memoria, la zona in ombra di un sé che all’inizio nulla dice della profonda conoscenza dei due ‘soggetti letterari’ P.P.P. e L.B. (alias Pier Paolo Pasolini e Laura Betti). Ma subito il dialogo romanzato coi due si interrompe per dar luogo al ‘saggio’ tout-court, in cui ‘riporti’ e ‘congiunzioni’ del passato offrono all’autore momenti significativi di un vissuto ‘limbico’ che non poteva aver assaporato a suo tempo. Se c’è più Trevi in questo diario/saggio solo lui può dircelo. Vero è che lo scopriamo più attento e misurato, ma forse solo più maturo, che abbandona le valutazioni della politica per abbracciare in pieno la forma letteraria e la congiunzione culturale col passato che solo l’esperienza gli permette di riscoprire. Forse più vicino al ‘saggio’ che al romanzo (non per saggezza s’intende), questo ulteriore scritto di Trevi s’impone per l’accostamento al ‘partecipato’ (interiormente parlando), a quella cultura (fonte di conoscenza) che ancora, e soprattutto oggi, ci riscatta da un oblio esacerbante in cui ‘tutto’, dall’infimo al sublime, viene dimenticato. Ma non solo questo è il tema del libro, per quanto profondo possa sembrare il riscatto o l’espiazione cui sembra tendere l’autore, sempre che egli speri (?) in una redenzione che non arriverà. Altresì egli propone una sorta di “viaggio iniziatico” per affrontare l’antico ma sempre valido discorso dell’ “eterna congiunzione”, o forse “diversificazione” (dipende da che parte la si osserva), tra il ‘bene’ e il ‘male’. Lì dove il ‘male’ va ricondotto, secondo Georges Bataille, all’essere “l’unica congiunzione possibile al bene”. È così che ‘Salò’, ‘Divina Mimesis’ e ‘Petrolio’ come tante altre opere pasoliniane fanno il loro ingresso nell’immaginario letterario/cinematografico del ‘male’ a fin di ‘bene’, ove infine scopriamo che ‘non può esserci bene se non si tocca il fondo del male’. Così Dante, Sade, Caravaggio, Michelangelo, Genet, Artaud, Dostoevskij, Bukowski, Baudelaire, Wilde, Pier Paolo Pasolini, e tutti gli altri ‘maledetti’, non avrebbero ragione di essere. Lo stesso vale per Laura Betti, rediviva Demetra/Persefone nelle vesti di ‘mater maleficarum’ dei misteri eleusini, avrebbe qui ragione di essere rappresentata, se l’autore non le avesse imposto l’insolita veste di ‘maitresse’ violata e violante di esistenze altrui, affacciata al limite della soglia, oltre la quale si è perduti per sempre. Quella stessa soglia che Trevi dice va attraversata in ragione del ‘conseguimento’ o il ‘raggiungimento’ di quell’assoluto, bene/male, cui noi tutti infine tendiamo, ma che forse non ci è dato. “Qualcosa di scritto...” dunque, “...per non dimenticare”, apre a un fare ‘letteratura’ originale e innovativa, da cui ripartire per una nuova stagione del romanzo introspettivo.

Di Emanuele Trevi, scrittore e critico letterario, collaboratore di la Repubblica, Il Manifesto, Il Foglio, Il Messaggero va qui ricordato per la sua recente conduzione su Rai Radio 3, di “Le musiche della vita” in onda la domenica, a cura di Diana Vinci.

Emanuele Trevi sarà protagonista della serata dedicata a “Incontri con l’Autore” alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto - 8 luglio ore 21.30, ingresso libero - per la presentazione del suo ultimo romanzo, appena pubblicato da Ponte alle Grazie.



« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

 

Leggi altre recensioni ai libri di Emanuele Trevi:

:: Il libro della gioia perpetua - Rizzoli
(Pubblicata il 26/10/2010 12:00:00 - visite: 1939) »