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Gli inevitabili incontri del destino

Romanzo

Luca Terenzoni
Albatros

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 08/04/2014 12:00:00

Dopo il romanzo Primavera in Borgogna, pubblicato nel 2010, Terenzoni torna ai lettori con questo suo nuovo libro, che racchiude una bella e dolce storia di abbandono e riconciliazione, prendendosi tutto il tempo necessario per raccontare - per bene - questa vicenda. La narrazione procede con passo sobrio e ben cadenzato, l’autore crea le solide basi per il futuro ramificare della vicenda, presenta con dovizia di particolari i protagonisti, li inserisce nel loro ambiente e li fa muovere sulle tracce che la sua brillante immaginazione ha creato. Lentamente nel dipanarsi di quasi duecentocinquanta pagine tutti i tasselli che compongono l’arcano trovano la loro collocazione, vanno ad inserirsi perfettamente nel nitido quadro finale, così come i protagonisti trovano la giusta dimensione delle loro esistenze. Al termine della lettura resta l’impressione di aver letto un romanzo di solido impianto, in cui un linguaggio pacato e misurato accompagna il lettore con placida fluidità attraverso le vite dei personaggi, i quali appaiono solidi, ben costruiti, con una psicologia romanzesca chiara e schematizzata.

Nella sua soffice calma il romanzo è gradevole, si legge con piacere, si entra facilmente in sintonia coi personaggi, sino a parteggiare per l’uno o per l’altro, e, nella luce dorata di cui il romanzo è circonfuso, ci si lascia cullare dal bravo Terenzoni, che ce la mette tutta per costruire un romanzo con la R maisucola. L’autore rispetta la sottintesa carta dei diritti del lettore, per cui non maramaldeggia, non fa sparire e riapparire situazioni a colpi di illusionismo o sbadataggine, misura le parole, dosa i sentimenti e li pone al posto giusto. Talvolta incappa in qualche piccola ingenuità da autore meno navigato, forse dovuta ad un eccesso di zelo nel costruire il tessuto di un romanzo, che deve essere forte e al contempo leggero, resistente e perfettamente adattabile al lungo utilizzo e alle molteplici esigenze che porta il buon Luca a rallentare un po’ il passo, immagino in buona – buonissima – fede, per coccolare meglio il lettore e farlo sentire accompagnato nei meandri di quattro vite. 




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