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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Cielamaro

di Klara Rubino
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Pubblicato il 19/03/2018 13:47:12

 

 

CIELAMARO

 

 

 

«Fuga dissociativa a seguito grave lutto familiare, depressione profonda, crisi di panico, prolunghiamo ricovero almeno 15gg.»

«E tu come hai fatto a leggerlo?»

«Non mi conosci? Lo sai che io sbircio   ha squillato il telefono si sentivano delle grida, lei si alzò ed io in un attimo, con il cuore che sentivo battere in gola all'impazzata ...lì per lì non capì, ma era come se di quelle tre righe avessi scattato una foto!».

...poi come se nulla fosse, richiusi gli occhi e ripresi il mio racconto 

 

«Livido era il cielo. Si sentiva il ticchettio della pioggia sui vetri; appoggiai la testa pesante sul freddo finestrino del tram; ora potevo ascoltare anche il rumore meccanico del motore e tutto quel continuo tremare di ferraglia quindi immaginare il manovrare nervoso del conducente; osservavo le gocce che sbattevano, poi, gradasse, scendevano lentamente divorandosi le più piccole e, queste, sempre più grosse, loro sì, resistevano anche al vento.

Distolsi lo sguardo e vidi due gemelle grassocce, che si prendevano a sberle in faccia, mentre la madre rideva al cellulare, anche loro mi sembravano più felici di me, tutti su quel tram erano più vivi...rilessi svogliatamente l'ultima frase del libro che tenevo tra le mani, pensando che forse avevo osservato quella gente con troppa insistenza, le ricordo quelle frasi, ancora, spesso, mi hanno lasciato come il segno di una cicatrice, nell'anima *tutti siamo chiusi in una prigione. La mia me la sono costruita da solo, ma non per questo è più facile uscirne; mi addormentai.

Il cessare della corsa mi svegliò; feci in tempo a vedere di spalle un uomo scendere aveva un cappotto blu e lungo, jeans chiari ed una valigetta rigida di legno giallognolo, mocassini ai piedi quasi dello stesso colore; pensai che potesse indicarmi la fermata più vicina della metro, scesi e iniziai subito a camminargli dietro, affrettai il passo; attraversava un parco, di piovere aveva smesso e la ghiaia bagnata riluceva, a camminarci sopra sembrava di pattinare.

Vidi al di là del parco, la sbarra curva di ferro con il riquadro rosso che si trova tipicamente ai sottopassi della metro, feci un respiro di sollievo che si trasformò improvvisamente in un urlo di sgomento, soffocato, però, da una mano violenta, dentro un guanto di pelle che puzzava di urina e sigaretta.

A terra, nel fango, in preda una crisi respiratoria, tanto forte che credetti di morire, mi trovai di fronte proprio quello stesso tipo che io istintivamente avevo preso a seguire, si chinò su di me, mi aiutò ad alzarmi e mi portò al bar più vicino.

Mi trovai seduta a piangere con un bicchier d'acqua tra le mani, quell'acqua dentro al bicchiere tremava, sul punto di traboccare.

Timorosa e infreddolita alzai lo sguardo, ero tutta sporca, la mia camicetta bianca era mezza aperta e mezza chiusa, mentre i suoi occhi erano color nocciola, i suoi capelli color miele, mi mostrava in modo naturale un'espressione rassicurante, sorridendomi con delicatezza.

Mi disse "Passa, passerà, non è successo niente di irreparabile, non tremare!"

Mormorai " Tu non hai visto qualcosa? Io non ho avuto il coraggio di guardarlo in faccia."

" No, ho sentito un tonfo: tu che cadevi, ma dove hai sbattuto? ".

" Mi fa male la nuca... quindi credo qui, dietro, sono caduta all'indietro quando mi ha lasciato..."

" Proprio dentro una pozzanghera! ...Comunque ho visto solo un tipo correre come un lampo. Qui girano i tossici! Che ci facevi a quest'ora, con questo look da signora, scompigliata? "

Riuscì a farmi sorridere " Ma dove siamo qui? "

" Baggio, periferia nord, ma ci sei arrivata da sola! "

" A dire il vero mi ci ha portato il tram, senza che lo volessi: mi sono addormentata emi sono svegliata al capolinea ".

" Vuoi che ti accompagni alla questura, poi ti fai venire a prendere, tanto ci metteranno un po'? "

" Sì, però non mi sento mica tanto lucida sai! "

" E' normale, è lo shock iniziale...Pronto soccorso? "

“Ho paura! - ripresi a piangere e a tremare- Io...vorrei dirti il mio nome, ma… non me lo ricordo! Non so chi mi possa venire a prendere o chi chiamare al pronto soccorso; dove ero diretta? Perché? Non so più… oddio come faccio adesso?! E tu? Ma ti conosco? Mi sembra di conoscerti...però, scusa, non so davvero chi tu sia adesso! Guarda, guarda come sono ridotta, non ho neanche i documenti, e ... e denunciare il furto di cosa, cosa avevo nella borsa, non me lo ricordo!!! Quelli mi portano al manicomio! E lì resterò ..."

" Allora innanzitutto ho sentito dire che i manicomi non esistono più! Posso, comunque, volendo, dichiarare la verità, cioè che sei stata scippata e hai sbattuto la testa, ma che ne pensi di venire a casa mia a darti una rinfrescata, è proprio qui, vicinissimo, ti stendi, magari una camomilla, vedrai che nel giro di poco, una mezz'ora al massimo un paio di orette, ti si schiariranno le idee e deciderai cosa sia il caso di fare?! "

Il respiro si fece più profondo, facevo un enorme sforzo a controllare il rossore ed il tremore delle gambe, uno sfarfallio allo stomaco solleticava il nodo che avevo stretto stretto.

Avevo una grande paura, ma era più ancora la voglia di seguire quell'uomo, come in fondo già dal primo istante, seppur di spalle.

Lo guardai dritto negli occhi e mi sentì già ristorata.

"Sì, grazie, sei davvero gentile, mi sto rendendo conto che posso contare solo sull'istinto per prendere decisioni."

"E l'istinto?"

Avrei voluto dire "Grida che mi piaci e voglio passare la notte a conoscere te, senza neanche il bisogno di ricordare alcunché, di me", ma invece risposi più cautamente " Dice che di te mi posso fidare."

E lui "E poi forse ci conosciamo, anch'io ho qualche dubbio..."

" Tipo? "

" Una vecchia compagna di scuola! Parliamo di medie, ma non voglio farti casino, magari mi sbaglio è meglio che ricordi tu, no? "

" Sì, hai ragione, crederei a qualsiasi cosa, anche di avere la tua stessa età! "

Si alzò sorridendo con gli occhi bassi e mi scostò la sedia, poi mi disse" Prendimi a braccetto che ti faccio da Cicerone..."

Con sicurezza infilai il mio braccio tra i suoi fianchi e il gomito e così, mentre eravamo entrati in quel bar in preda all'ansia, ne uscimmo sorridendo.

" Questo è l'albero prediletto dai cani del quartiere e qui, sedici passi a sinistra c'è la casa del pittore Cesare Impegni, ovvero me medesimo, celeberrimo e squattrinato! "

A quel nome sentì un colpo più forte del normale rispetto al solito ritmo cardiaco.

"Allora nella valigetta..."

"Nella valigetta ci sono i miei colori nuovi. Potrei usarli per farti un ritratto, se vuoi! E' rilassante e ti resterà un ricordo anche di me, quando avrai recuperato tutti i tuoi ricordi .... "

" Non è male come idea, ma non un ritratto da "sciura milanese" frastornata di mezza età, mi raccomando! "

"Sei troppo forte, ma ti dovrò fare un omaggio di astrattismo allora!"

Era così l'atmosfera, come se tutta l'umidità presente nell'aria in quella plumbea serata, fosse ironia, che rinfrescasse le nostre persone, dalla testa ai piedi ed entrasse nei nostri polmoni, per poi diffondersi attraverso il sangue, scorrendo come una carezza continua lungo tutto il nostro corpo.

Oltrepassato l’uscio della sua abitazione, una mansardina disordinata caratterizzata da un odore strano che mi confermò essere acquaragia, corse subito a prendere il cavalletto e i pennelli e dopo trenta secondi girò il foglio e mi mostrò un disegno infantile: un cuore sorridente e sotto, la scritta in corsivo ti metti con me?

Rimasi di stucco, era uno scherzo...speravo di sì e speravo anche un po' di no... mi domandò " Questo te lo ricordi?"

Avevo assolutamente il vuoto, anche se emotivamente qualcosa si muoveva, come il fischio di un treno in lontananza, dietro l'ultima curva prima del rettilineo...

"Forse sì...", volevo spronarlo a raccontare.

"Ultimo giorno di scuola della seconda media, avevi già le tette grosse e grossi boccoli, due elementi decisamente femminili e per un maschietto di quell'età già bastano a scatenare una tempesta ormonale, ma non era solo quello eravamo complici...noi...ricordi?"

" Mi facesti la dichiarazione? Cosa ti risposi?"

" Dai, fai uno sforzo, prova a ricordare!?"

Mi buttai ed ebbi il coraggio di affermare " Ti risposi sì! "

Si avvicinò e sussurrò " Non ci crederai, ma... mi sono sempre domandato, se fossimo stati un po' più grandi...sicuramente avremmo fatto l'amore e invece quando provai a darti un bacio alla francese gridasti che schifo! "

Scoppiai a ridere e dissi "Se ti ho ferito, ti chiedo scusa, ma evidentemente..."

Chiusi gli occhi per assaporare il suo respiro, desiderai che mi abbracciasse, immaginai che mi abbracciasse, così stretta, che credetti in quel momento alla sua storia, doveva esserci qualcosa dietro, dentro tutto questo.

"Come mi chiamo allora?!"

" Luisa Maggioni "

Restammo entrambi muti ed immobili per un paio di minuti.

Si alzò e prese un portatile, lo aprì, andò su internet e scrisse il mio nome, ostentando sicurezza disse "Anch'io voglio sapere, sì, sapere come hai fatto a ridurti così da quel fiore che eri?".

“Non credo sia il momento di farmi simili complimenti, anche se magari lo fai per sdrammatizzare! " ribattei infastidita.

Di colpo, stavolta, mi abbracciò davvero, ma quasi per sottolineare lo scherzo e scusarsi senza quell' intensità immaginata poco prima.

Trovammo, digitando quel mio nome dal suo profilo, una pagina facebook, pubblicata, c'era la foto di una donna elegante con i capelli biondi tagliati alla maschietto e troppo truccata che mi assomigliava decisamente, foto di mio marito, evidentemente, Giuseppe, un tipo alto con i baffi, un avvocato, e avevo due figli gemelli maschi adolescenti Enrico e Gabriele. Il primo moro ed atletico, l'altro con lineamenti simili, zigomi alti ed ovale a punta, come me, ma dagli occhi chiari ed un po' cicciottello.

Gli occhi miei erano come fragili bicchieri di cristallo, tremavano e nella mia testa facevano un gran fracasso!

Si accorse del mio timore di procedere, timore inspiegabile, l'artista si mostrava invece curioso e felice di aiutarmi a risolvere quella situazione complicata, ma dopo avermi osservato a lungo mi abbracciò ancora; mi disse "Non fare così, piuttosto piangi, se vuoi!".

Non piangevo.

Mi sentivo congelata, mentre poco prima mi ero sentita come di fronte al calore di un camino.

Ero spaventata perché non c'era ancora nessun ricordo e neanche sensazioni positive, anzi solo angoscia e paura e siccome potevo contare ora solo sul mio istinto, gridai " BASTA, PER FAVORE, NON SO PERCHE', MA FERMATI QUI! "

" Non c'è molto altro che si possa vedere senza chiedere amicizia, qui non si trova l'indirizzo o il numero di telefono...però già è molto; si potrebbe andare alla polizia no?"

Io ammutolì, lui si fece forza o forse era stufo o aveva altro da fare, quindi mi tirò su dal divano, quasi sollevandomi di forza e mi coprì le spalle con questo suo maglione infeltrito e ... non ricordo neanche come ci arrivammo, credo in taxi, comunque mi consegnò premurosamente al poliziotto dell'ufficio denunce della questura più vicina.

Anche lì, stavo zitta e muta, immobile, parlò lui e poi, improvvisamente, chissà dopo quanto, mi piombarono addosso un tipo alto con i baffi e un adolescente atletico, lo vidi per l'ultima volta dietro di loro che sorrideva soddisfatto, io ero sempre inebetita, perché mi sentivo espropriata di me stessa, e un po' tradita, non volevo andare via con quei due!

 

La psicanalista, una donna dall'aspetto molto semplice capelli legati bassi, color sale e pepe, disse con tono amichevole e convincente "Sa signora Luisa, *si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un casino!".

Rimasi un po' sconcertata, ma certo, erano esattamente le parole di cui avevo bisogno per placare l’ansia di quel momento, di tutti quei momenti…

Interrompendo il silenzio disse pacatamente "Ora vorrei fare appello al tuo lato logico e razionale “ti sei domandata come mai il tuo secondo figlio, occhi chiari e un po' robusto, Enrico, non si è presentato insieme agli altri due componenti della famiglia?" e il mio sorriso si spense, confusamente tentai una risposta rilassata.

" No! Sì, comunque, sa non l'ho ancora visto? ... forse è arrabbiato con me per qualche motivo, magari potrebbe, avrà pensato male..."

La psicanalista sospirò amaramente e scrisse sul suo taccuino già straripante «Fuga dissociativa a seguito grave lutto familiare, depressione profonda, crisi di panico, prolunghiamo ricovero almeno 15gg.».

 

 

"Ti amo" esplode con slancio improvviso Giuseppe.

 "Dammi tempo, per favore, senza fretta...".

 " Non pretendevo mi dicessi anch'io...CAZZO, non sono una statua di pietra io!"

 "Scusami, non è che non voglio, non riesco, mi sento solo debole"

 " Cos 'è? L'incantesimo della bella addormentata nel bosco? ...forse non sono io il tuo principe azzurro!!!

Guarda che quel COGLIONE non verrà con la spada a tagliare i rovi che ti isolano dal mondo e la porta non si aprirà al suo passaggio, né si accosterà a te e poi ti bacerà le labbra…resterai QUI! ...la tua vita sospesa! E con la tua sarà sospesa la vita di chi ti vuole bene, SVEGLIATI, svegliati amore mio, apri gli occhi e fallo da sola.".

Le mani lisce e curate, una volta adorate del marito tremano senza controllo e come per arrestare questo tremore destabilizzante l’uomo si alza di scatto solleva la sedia e la sbatte e risbatte per terra.

Luisa non si muove, le si cristallizzano gli occhi, ma da quel gelo fuoriesce una lacrima fredda che precipita sul tavolo verde di linoleum.

 "Qualcosa ho ottenuto! L'iceberg ha perso una goccia!

 "Sai, io non voglio quell'uomo, voglio il passato casomai, tornare appena adolescente, fare altre scelte e vivere una vita dove tutto questo non accada mai, non solo per me, per tutti."

 "Così uccidi, quel poco che è rimasto in me, la speranza! E anche il ricordo!".

 " Che speranza si può avere quando puoi prendertela solo con te stesso o con Dio? Siamo stati noi a non accorgerci che non era così sano come sembrava o forse bastava dire, ma sì per una volta, se non ti senti, non sei un supereroe ...e invece no, tutta la squadra conta su di te gli ho detto e l'ho convinto! E magari invece lui non si sentiva in forma e io non l'ho capito!"

  "... lo stavo osservando con gli occhi orgogliosi di un padre che vorrebbe gridare a tutti quel fenomeno lì è mio figlio e poi è caduto a terra e non si è più rialzato."

Giuseppe è travolto dalle lacrime e dai singhiozzi " Ma perché? I giocatori di calcio cadono, è normale, magari un po' di scena, ma poi si rialzano, si rialzano!!! E lui invece no!"

  "Perché Dio ci ha fatto questo?" sussurra piangendo la già vecchia madre.

  " Luisa, solo nel perdono puoi trovare speranza e tornare a vivere!"

  " Ma io non posso perdonare Dio !!! E' lui che perdona gli uomini o al massimo si perdonano tra loro!"

  " E se fosse invece la stessa cosa?"

 

Con leggiadra spontaneità i due si stringono le mani in alto, verso quel cielo amaro, e brividi percorrono le loro braccia, percorreranno le loro schiene e le loro gambe: un inizio.

 

 

 

*citazione da IO UCCIDO di Giorgio Faletti 

*citazione da Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez


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