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Collana di eBook a cura di Giuliano Brenna e Roberto Maggiani

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eBook n. 215 :: La terra che snida ai perdoni, di Gian Piero Stefanoni
LaRecherche.it [Saggio]

Di Gian Piero Stefanoni
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Data di pubblicazione:
30/04/2017 12:00:00


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# 5 commenti a questo e-book [ scrivi il tuo commento ]

 Mario DArcangelo - 03/06/2017 18:17:00 [ leggi altri commenti di Mario DArcangelo » ]

Una breve digressione! Credo che non abbia pi motivo di esistere la vecchia diatriba fra poesia in dialetto e poesia in lingua, semplicemente perch la poesia per antonomasia non ha limiti di cittadinanza n di modi, tempi e contenuti e quindi neppure per quanto riguarda il mezzo espressivo.
Ma venendo al dunque, Stefanoni (che qui con tutta umilt parla di passeggiata e di commento) mi pare abbia dimostrato in pi parti evidenti capacit esegetiche.
Egli anche poeta e si nutre di una poesia per cos dire moderna, libera spesso da schemi prefissi,che ha una sua specifica tessitura stilistico-espressiva.
Dello stesso tenore, per certi versi, anche il suo dettato critico, a volte minuzioso e profondo.Ed nel tuffo di immedesimazione analitica dei testi che lautore raggiunge una pregnanza qualitativa di notevole incisivit.
Come parte in causa del lavoro di Stefanoni non mi permetto di andare oltre, entrare nellambito o nel merito del lavoro stesso. Dico soltanto che lAutore lo ha trattato e lo ha portato a conclusione in modo egregio e con assoluta preparazione e competenza. Merita dunque tutto il nostro plauso e la nostra considerazione nonch riconoscenza.

 Simonetta Sambiase - 05/05/2017 20:01:00 [ leggi altri commenti di Simonetta Sambiase » ]

Ci sono lavori necessari come questo per aiutare a diffondere la storiografia poetica di paesi e regioni intere a chi (come me) non si avvicina a dialetti troppo lontani dal suo per paura di perdere il filo del verso. Grazie. E complimenti per la competenza e la narrazione critica riversata in questo libro, che contagioso.
Un saluto.

 Eugenio Nastasi - 05/05/2017 08:40:00 [ leggi altri commenti di Eugenio Nastasi » ]

In questo lavoro che affascina gi dal titolo, "La terra che snida ai perdoni", che appartiene per valenza scrittoria alle doti esegetiche non indifferenti dell’estensore, c’ soprattutto il tentativo (riuscito) di Gian Piero Stefanoni di dare voce e risalto a un mannello di autori abbruzzesi, alcuni vicini a noi nel tempo, che scrivono in dialetto. Il nostro Stefanoni, pur scrivendo che questa una "passeggiata" affettuosa in una terra "di mezzo", verrebbe da dire, alla quale lo legano sentimenti e legami parentali, si ritaglia uno spazio carico di suggestione vuoi per la validit degli autori antologizzati vuoi per le aspirazioni anche fuori dei confini regionali, che alcuni di essi esprimono. Da quanto lui ci riferisce compaiono nomi ( non so Dammarco, Marciani) che in testi di effettivo valore poetico riaprono la querelle del prestigio o meno del dialetto messo a confronto con l’uso della lingua nazionale. E non solo per certi "ripieghi intimistici" o "la preghiera di affondi tra corpo e terra" che si ricavano dalla lettura delle opere, quando per la naturale capacit di invenzione che essi manifestano, per la felice coincidenza di virt spirituali che li obbliga quasi a una sorta di pudore espressivo fondamentale nella pronuncia gergale. Si calcoli, poi, il peso delle parole di Stefanoni nel commentarli, quel peso che hanno contro l’apparente leggerezza dei loro versi, delle loro luci: Stefanoni utilizza un lessico finissimo che non veicolato dal gusto del colore o da una immediata disposizione di sensi nei loro confronti, semmai dalla convinta consapevolezza che i poeti di cui si occupa hanno superato lo scoglio dell’occasione per sfociare in aree di armonia naturale e di funzione vitale. Elementi che si ritrovano anche nella parte finale della "passeggiata", a sostegno di una operazione critica che in definita indica la dolce fedelt degli autori al verbo poetico anche messi a confronto, mi pare di capire, con esempi illustri d’oltre cortina.

 Franca Alaimo - 04/05/2017 19:04:00 [ leggi altri commenti di Franca Alaimo » ]

Come chiarisce lo stesso autore, il libro raccoglie un insieme di brevi saggi e analisi testuali gi apparsi su varie riviste, on-line o cartacee.L’unit, per, garantita dal tema: la poesia dialettale abruzzese, anzi, quella legata ad una parte del suo territorio. Si tratta, comunque, di un repertorio significativo che include 12 poeti, i quali vengono presentati da Stefanoni, poeta anch’esso e legato per motivi familiari alla regione abbruzzese, con quella competenza critica e raffinatezza che gi bene conosciamo. Il lavoro sostenuto dal convincimento (le parole sono di Serrao) che le lingue dialettali costituiscono un nuovo semenzaio di lingue letterarie. L’affermazione cela in s la delusione nei confronti di una produzione poetica contemporanea che sempre pi va perdendo la qualit del canto e dell’armonia. Leggendo velocemente i vari saggi, ne ho ricavato, un comune atteggiamento, da parte di questi poeti, nei confronti della loro terra: un amore forte ma anche fortemente sofferto, che non pu fare a meno di annotare storie di povert, di sopraffazione; una malinconica elaborazione del dolore sciolto nella bellezza del paesaggio, nella speranza, o nella fede; un’umanit profonda. In ogni caso questo saggio di Stefanoni un’importante testimonianza, un tributo d’affetto, un prezioso recupero contro l’oblio.

 Antonino - 02/05/2017 13:56:00 [ leggi altri commenti di Antonino » ]

Semplicemente: MERAVIGLIOSO.