Aggressività e violenza nell’adolescente
Basi neuroscientifiche
Intervista al professor Guido Brunetti
La cronaca quotidiana mostra che il fenomeno dell’aggressività e della violenza nell’adolescente è in continuo aumento., sino a concludersi talvolta con gravi, tragici episodi di matricidio. Il cittadino è disorientato e si sente impotente nel dare risposte soddisfacenti.
Noi riteniamo che uno degli strumenti privilegiati per la sua comprensione sia la scienza. Abbiamo chiesto pertanto al professor Guido Brunetti, autore di libri e saggi sulla condizione minorile di analizzare il preoccupante fenomeno.
Professor Brunetti, come affrontare una questione così delicata. difficile e complessa?
“Tutte le ricerche indicano che il tema del disagio mentale, del malessere esistenziale, degli stati di ansia e dei comportamenti aggressivi e violenti nei ragazzi desta sconcerto e disagio.
Che fare? Non esistono terapie certe, ma trattamenti sintomatici. Addirittura, negli Stati Uniti vengono prescritti farmaci ansiolitici, antidepressivi e antipsicotici anche ai bambini di due anni. Insieme con autorevoli studiosi esprimiamo ampie riserve su questa pratica, poiché non si conoscono gli effetti a lungo termine di molecole così potenti su un cervello ancora in pieno sviluppo”.
Come nasce l’aggressività?
“Quella dell’uomo è una specie aggressiva. ‘In tutti noi – ha scritto Platone- alberga una bestia selvaggia e senza legge’. I ragazzi sono più aggressivi delle ragazze per la presenza dell’ormone maschile, il testosterone. Come risulta dagli studi effettuati sui gemelli, i fattori genetici svolgono un ruolo importante. Anche l’ambiente in cui il feto si sviluppa influenza il livello di aggressività. Il comportamento aggressivo poi è legato al sesso, al patrimonio genetico, alla quantità di nutrimento e all’assunzione da parte della madre di fumo, alcol e medicinali. Spesso al comportamento antisociale si associano le malattie mentali.
L’ aggressività nell’adolescente è un fenomeno antico. La Bibbia è ricca di episodi e di riflessioni sull’aggressività, la ribellione e l’impulsività dei giovani. L’aggressività comincia nell’utero. Ha basi multifattoriali (bio-socio-familiari ed educative) e riguarda tutti i Paesi occidentali. In una ricerca
condotta negli Stati Uniti è stato rilevato che il comportamento aggressivo e violento predominante è soprattutto crescere in una condizione socio-familiare e culturale ‘degradata’. Altri importanti fattori sono deficit di attenzione, impulsività, vulnerabilità del carattere, disagio familiare, maltrattamenti”.
Quali sono le basi neuroscientifiche del fenomeno?
“Aggressività e violenza nell’adolescente hanno solide basi neuroscientifiche. Le quali considerano il cervello del ragazzo una struttura in fase di evoluzione e caratterizzata da un forte ‘squilibrio’ nei sistemi mentali ed emotivi e in quelli di controllo. La ricerca poi ha rivelato che le aree del cervello presentano tempi differenti di crescita.
Una fondamentale regione cerebrale è il sistema limbico, che comprende strutture specialicome l’amigdala, che è la sede nell’elaborazione di paura, rabbia e minacce, e un’area legata alla gratificazione. Si tratta di un sistema che si sviluppa in maniera precoce ed è molto reattivo nella fase adolescenziale, accrescendo le spinte emotive e il livello di dopamina. Un’altra area del cervello- aggiunge Brunetti- è la corteccia prefrontale, che è legata alla valutazione del rischio, alla inibizione degli impulsi e al controllo del comportamento.
Ricerche internazionali indicano che gli adolescenti con gravi comportanti antisociali presentano ‘differenze anatomiche visibili rispetto ai coetanei”.
L’adolescente e la società
“L’ adolescente è caratterizzato da una continua trasformazione neurobiologica, mentale ed emotiva. Vive in una società postmoderna che il filosofo Bauman ha definito ‘liquida’, confusa, ansiogena, senza punti di riferimento o progettualità e priva di certezze, e di quei principi e valori che per secoli hanno accompagnato la civiltà occidentale. E’ scomparsa l’idea di Dio, dell’anima e delle verità superiori. E’ un mondo sdivinizzato, desacralizzato, secolarizzato. Una coscienza desertificata.
L’uomo sta naufragando nella volontà di potenza, nel nichilismo, nel relativismo, nell’odio e nella violenza. In questo vuoto esistenziale, l’adolescente non fa altro che sperimentare la metafora della finitezza del senso tragico dell’esistenza. Ed allora ricorre a comportamenti distruttivi ed autodistruttivi, all’aggressività e alla violenza per il suo bisogno di affermazione, di sicurezza e affetto nella speranza di alleviare il senso di angoscia, di confusione e di solitudine che lo minaccia continuamente.
Se le istituzioni, la società, la famiglia e la scuola non realizzano un cambio di paradigma attraverso programmi e progetti concreti che possano guidare l’adolescente verso un orizzonte sicuro, il fenomeno della violenza e della decadenza della civiltà è destinato ad aumentare".
Professor Brunetti può darci qualche indicazione concreta?
“Riteniamo che una importante iniziativa sia quella di organizzare un sistema socio-sanitario fondato sulla promozione della salute mentale i cui sevizi siano collegati ai servizi sanitari di base e ai servizi pediatrici”.
Gaia Stivaletta
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