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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Anna e Annina

di Michele Rotunno
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Pubblicato il 28/11/2011 19:05:43

“Annina, a nonna per favore, oggi puoi andare tu dalle tue amiche? Io non mi sento tanto bene e vorrei distendermi un po”
“Va bene, nonna, non ci sono problemi, ho già appuntamento con Giusy alle tre e mezzo da lei, tu puoi riposarti quanto vuoi, anzi se ti serve qualcosa, nonna, dimmelo pure”
“No tesoro, hp solo bisogno di starmene un po’ sdraiata, sai sempre queste gambe..”
“Nonna, ma il dottore cosa dice? Sono parecchio gonfie”
“Eh, cara mia, cosa vuoi che dica, vene varicose, flebite…”
“E non ti da nessuna cura?”
“Hahaha, bimba mia, a sentire i medici c’è da impazzire, mentre ti dicono che bisogna fare del moto ti suggeriscono di non fare sforzi e di stare a riposo”
“Nonna, devi prenderli alla lettera, fare del moto con una motocicletta, magari con un sidercar così stai anche a riposo”
“Sì, con tuo nonno appollaiato sul manubrio, te lo immagini? Gesù non farmi ridere..”
“Io ce lo vedrei il nonno su una moto, alto e slanciato com’è sembra un giovanotto”
“Sì, un poppante che si regge a stento in piedi e che ogni momento gli devi ricordare le cose, eh Annina mia, la vecchiaia è una brutta bestia..oh, ma ora va altrimenti gli roviniamo la pennichella, e poi chi lo sente!”
“Ciao Nonna, a stasera, dunque!”
Annina, mandato un bacio con l’indice alla nonna, si allontana in punta di piedi per non svegliare nonno Carlo, appisolato sulla poltrona. Nonna Anna segue teneramente con gli occhi la nipote sedicenne mentre si allontana da casa e non un sospiro rivolge il pensiero ai genitori di lei, suo figlio Andrea e sua nuora Giovanna, impegnati tutto il giorno in città con i rispettivi lavori mentre lei, in paese, accudisce la nipotina. Il paese dista una dozzina di chilometri dalla città ed è parecchio popolato, per la maggior parte da vecchi ed anziani pensionati dediti all’unica preoccupazione terrena che ancora viene loro riservata, quella di accudire i nipoti.
Assorta non si accorge del risveglio di Carlo, il marito settantottenne, che con crescenti brontolii e stiracchiamenti attira la sua attenzione. Prima che sia del tutto sveglio lei,alzatosi dalla sedia, gli passa vicino e con una mano gli da una stiratina ai capelli, bianchi e arruffati, sorprendendosi ancora una volta di come il marito dimostri oltre una decina d’anni in meno di quelli che ha, fisico asciutto, muscolatura ancora salda e, se vogliamo, un’espressione ancora piacente. Non fosse per la memoria…che ormai lo sta lasciando un pezzetto al giorno dovrebbe ancora preoccuparsi..
“Dove vai?” le chiede lui ormai desto del tutto.
“Non vuoi il caffè?”
“Ah, certo, perché l’hai già fatto?”
“Lo sai che puoi bere solo il caffè d’orzo, e quello non c’è bisogno di farlo al momento”
“Ho capito, ma sei proprio sicura che il dottore ha detto caffè d’orzo? Quella porcheria non la digerisco per niente, non fosse per sciacquarmi la bocca impastata dal sonno…”
“Ecco, bravo, aspetta buono che adesso arriva”
“Non vedo Annina, dov’è?”
“Da Giusy, passa il pomeriggio da lei. Ecco, tieni il caffè, attento che scotta”
“E adesso dove vai? Perché non ti siedi da qualche parte?”
“Vado a distendermi sul letto, sono tutta un pezzo di dolore”
Carlo, sorseggiando il caffè, osserva Anna arrancare per il corridoio. ha pochi anni meno di lui, quasi quattro, ma se li porta davvero male, il corpo appesantito, le gambe gonfie e bluastre, eppure dalla vita in su sembra un’altra persona. È come se il tempo le avesse risparmiato i segni del decadimento preservandole un volto ancora liscio e sottile, scevro di rughe e flaccide borse. La gente, quelle poche volte che si sono mostrati insieme in pubblico, ha sempre malignato sul loro conto, per carità solo a livello fisico, ammirando lui per un appariscente vigorio fisico e provando compassione per lei e il suo corpo in perfetta sintonia con il respiro asmatico.
Finito di sorseggiare il caffè, Carlo si alza per rtecarsi in cucina a sciacquare la tazza, un piccolo pensiero verso Anna alleggerendola di una futile incombenza, quindi si guarda intorno e tediato per non sapere come ingannare il tempo, si dirige verso la camera nuziale in cerca di compagnia. Anna è distesa sul letto, non si è coricata del tutto, ha solo tolto scarpe e gonna per restare più libera nei movimenti e si è tirata addosso il leggero copriletto, senza disfare del tutto il letto. Non dorme, in effetti non ha sonno, se ne sta solo distesa con le braccia incrociate dietro la testa e gli opcchi socchiusi.
“Ti disturbo?” le chiede Carlo quasi sussurrando. Lei non gli risponde, senza aprire gli occhi le fa solo cenno di no con la testa.
“Allora ti faccio un po’ di compagnia” afferma lui sedendosi sul letto.
“Se devi stenderti togliti le scarpe, non vorrai sporcarmi il copriletto?”
“No no, mi tolgo anche i pantaloni e mi infilo sotto”
“Uhm!” esclama lei, immobile come una mummia. Intanto Carlo si toglie scarpe e pantaloni e, come detto, si infila al suo fianco.
“Scusa, perché hai chiuso la porta?”
“Come? Lo faccio per abitudine, perché?”
“Se ritorna Annina e bussa non la sentiamo”
“Ma se lei ha le chiavi di casa!”
“Metti che decide di non usarle? Se nessuno le risponde le viene un colpo”
“Eh, addirittura! Hai visto mai!”
“Scherza tu, sono cose che possono capitare, eppoi lei è una ragazza molto sensibile”
“Beh, senti, io non mi alzo, se vuoi, fallo tu”
“Non me la sento”
“Allora lasciala chiusa” lei si adegua con un lungo sospiro, senza peraltro cambiare posizione mentra Carlo, giratosi su un fianco si issa sul letto puntellandosi con un gomito. Solo allora lei, incuriosita, apre gli occhi per guardarlo, ma senza parlargli, intuisce che il marito abbia in mente qualcosa da dirle. Infatti, pochi seondi dopo..
“Sai, è curioso, stamattina al mercato ho visto una persona che non vedevo da almeno una ventina d’anni!”
“E sarebbe?” Chiede lei mentre tra se pensa “sapevo che c’era qualcosa..!”
“Erminia, te la ricordi la Erminia, vero?” lei non batte ciglio.
“Certo che me la ricordo, mica sono rimbambita come te”
“Erano più di vent’anni che non la vedevo, sapessi come cambiata”
“Tutti cambiamo con il tempo”
“Non parlo fisicamente, perché è sempre la stessa rinsecchita di un tempo, solo come si veste”
“Porta ancora le minigonne?”
“No, ma poco ci manca”
“Già, ricordo che era una sua abitudine quella di far vedere il culo alla gente!”
“Uh, come sei severa, allora tutte portavate la mini”
“Ma io non mi piegavo in avanti con le gambe ritte!”
“E meno male che non l’hai mai fatto altrimenti..”
“Altrimenti cosa?”
“Non saresti qui con me ora”
“Ah, che bel premio di consolazione”
“Oh, sarei io il premio di consolazione allora?”
“Dì, ma ti senti bene? Non è che ti gira un po’ la testa? Sebbene in passato non sei mai stato un fulmine di guerra”
“Che vuoi dire con questo?”
“Oh, nulla, lascia perdere”
“E’ per via dell’Erminia?”
“Ecco, si, cosa ti ha detto?”
“Oh nulla, non mi avrà nemmeno visto!”
“Allora se tu che te la ritrovi tra le mutande? Oh, no scusa, non volevo..”
“Non mi piace la tua malignità, del tutto gratuita, nemmeno se fossi gelosa”
“Gelosa? Di chi poi, di una vecchia lebosciata con il culo fuori?” Anna, non riesce proprio a digerire quella conversazione e, pur sapendo che il marito le sta solo raccontando un evento del tutto innocente, la sua vulnerabilità fisica la rende astiosa. Carlo, comunque non demorde, non ha alcuna intenzione di litigare, perciò dopo qualche momento di imbarazzante silenzio continua..
“Sai, la cosa più ridicola è quel mezzo quintale di stucco che si è messa sul volto, probabilmente per nascondere le rughe” quelle parole raggiungono l’effetto sperato, Anna si gira, finalmente, verso di lui con una smorfia di curiosità.
“E’ davvero così incerottata?”
“Sì, da sembrare una maschera di carnevale. Sai non è come te”
“Perché io come sono?”
“Il tuo volto è liscio come lo era a sedici anni, non c’è una ruga, piccolo, ovale e, quando sorridi come ora, non mi fai capire più niente” dice lui accompagnando le parole facendo scorrere un dito lungo la guancia di Anna.
“Ehi, che ti sta passando per la testa?” chiede lei fingendo una temuta ingenuità.
“Niente, è solo che non ho potuto fare a meno di confrontarti con lei. Eppoi lo sai che una volta mi sentivo attratto da lei, ma solo fisicamente, cioè per una scopata e basta. Te, invece, no, tu sei sempre stata la donna che non ho mai smesso di desiderare. Tu sei sempre stata la mia donna. Anna, voglio morire al tuo fianco”
“Ma che vai a pensare ora, vecchio rimbambito, pesassi come una piuma ancora ancora, chi ti raccoglierebbe da terra….Carlo? che ti sta passando per la testa? Lo conosco bene quello sguardo, non farti venire strane idee per la testa”
“Perché strane? Cosa ci sarebbe di tanto stravagante tra due persone che si vogliono bene? Tu mi vuoi bene, vero?”
“Ma che razza di domande sono queste, lo sai che hai quasi ottant’anni, vuoi farti venire un’infarto qui nel letto? Su, girati di lato e addormentati…ehi, sta fermo con quella mano, cosa vuoi fare?” Intanto, lei non fa nulla per distogliere Carlo da quell’impulso anzi, il suo respiro inizia a diventare irregolare con lunghe pause di attesa. La mano di Carlo delicatamente, con finto pudore le scivola sul corpo, sotto la sottana soffermandosi nei pressi della sua intimità provocandole apnee sempre più lunghe.
“Carlo..potrebbe arrivare Annina..” riesce a mormorare con un filo di voce.
“Non verrà prima di sera e a noi, poi, non occorre tanto tempo”
“Una volta di tempo ce ne mettevi di più” sussurra incoraggiante lei mentre la mano di lui inizia a sbottonarle la camicetta per poi scivolare dentro lo slip. Anna trattiene il respiro, così come ha sempre fatto in passato, aspettando quel dolce momento.
I minuti trascorrono silenziosi squarciati solo dai loro respiri ansanti e dai gemiti a stento trattenuti. Infine, quasi goffamente, Carlo si posiziona sopra di lei e, artigliato dalle sue dita, raggiunge un orgasmo felicemente condiviso.
“Vecchio pazzo!” sussurra Anna accompagnando il corpo di lui a ritrovare la posizione supina al suo fianco. Carlo chiude gli occhi, forse per imprimersi nella mente quell’ultima sensazione di travolgente estasi che la vita gli accorda. Anna, con una mano riassetta il copriletto avvolgendo i loro corpi.
Nel trambusto della passione nessuno di loro si è accorta dell’uscio che si apriva e, solo ora, Anna scorge la testolina di Annina che fa capolino nel varco della porta socchiusa della loro camera. Le due donne, scontata la reciproca sorpresa, trattenendo il respiro, rimangono lunghi secondi a fissarsi.
Anna, punta la nipote con uno sguardo perplesso ed interrogativo, Annina guarda la nonna quasi incredula, poi è lei la prima ad agire, con un sorriso di rassicurante comprensione richiude la porta mentre la nonna, con un sorriso di maliziosa complicità, china la testa per sfiiorare con le labbra la fronte di Carlo.





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