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Franco Buffoni

Argomento: Intervista

Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 15/12/2008 18:30:37

L'intervista a cura di Roberto Maggiani e Giuliano Brenna (Roma, ottobre 2008) che si sono presentati a casa di Franco Buffoni, da lui gentilmente invitati, con un piccolo registratore. Nonostante qualche domanda fosse stata preparata, nato un dialogo molto interessante in cui Buffoni parla di s, della sua scrittura e quindi, inevitabilmente, con lucidit intellettuale, esprime alcune sue posizioni in relazione anche a Stato e Chiesa. Vi sono anticipazioni della sua nuova raccolta di poesie intitolata "Roma" che uscir nel 2009 per Guanda. Chiunque voglia rivolgere domande a Franco Buffoni, pu farlo inviandole alla redazione de larecherche.it.

Legenda: F. - Franco Buffoni, R. - Roberto Maggiani, G. - Giuliano Brenna

*

R. Franco Buffoni. Non sei molto conosciuto dal grande pubblico, anchio ho avuto modo di conoscere la tua scrittura da non molto tempo, leggendo alcune tue opere, sei uno scrittore non molto evidente, un po nascosto, ma che sa catturare subito il lettore che ignaro passa sulle tue pagine.

F. Appunto, ed quello che a me interessa perch essere troppo conosciuti finisce collessere pericoloso e a volte controproducente Come molti non mancano di farmi capire: rompo gi abbastanza le scatole cos. Comunque, capisco il punto: se non vai in televisione alle nove della mattina e alle otto di sera, sei comunque un anonimo per il grande pubblico. Si tratta anche di scelte. Ricordo che anni fa quando usc Suora carmelitana (1997) rifiutai di andare al Costanzo Show: lo ritenevo pericoloso. Cos ho continuato, con una certa coerenza, e mi trovo benissimo.

R. Ci diresti chi Franco Buffoni?

F. Ho insegnato, ho fatto il professore in universit per oltre trentanni, in varie universit, ho insegnato letteratura inglese e letteratura comparata a Trieste, Torino, Cassino, e ancora a Parma e a Bergamo. Attualmente a Milano IULM insegno Teoria e Storia della Traduzione Letteraria. E poi scrivo poesia, ho cominciato a pubblicare tardi, verso i trentanni, non subito, infatti le prime poesie mie escono nel 1978 su Paragone, nel 79 da Guanda. Ero gi maturo, compio adesso i trentanni di poesia; non ho in giro scheletri nellarmadio, libretti giovanili di cui magari vergognarmi: tutto quello che ho pubblicato lho pubblicato da adulto. Dal punto di vista professionale stato tutto piuttosto lineare. Avendo studiato lingue sono stato molto allestero e questo in un certo senso ha ritardato il mio inserimento nella societ letteraria italiana, almeno di dieci anni furono dieci anni molto utili per i miei coetanei che ebbero tutti un esordio precoce negli anni Settanta. Io in quegli anni ero in Scozia per il dottorato e poi a Parigi e in Germania. Praticamente sono arrivate dieci anni dopo, le mie pubblicazioni e anche le mie frequentazioni con la societ letteraria italiana. Per contro il mio esordio molto precoce in campo accademico: divenni subito ricercatore e poi in pochi anni professore associato e ordinario. Diciamo che mi sono fatto le ossa con la scrittura saggistica e anche adesso traggo vantaggio da questa severissima formazione iniziale. Questa formazione molto severa, molto poco italiana, mi ha portato ad avere un atteggiamento filosofico eccentrico rispetto alla nostra tradizione. In sintesi posso dire che la mia una formazione filosofica di tipo analitico, inglese, ecco.

R. Praticamente rispondi anche alla domanda successiva che leggo: da dove ha origine la tua scrittura poetica? Che cosa successe prima del 1979, quando esordisti in poesia con la raccolta Nellacqua degli occhi? Intendo dire, perch Giovanni Raboni ti pubblic alcune poesie su Paragone? Come lo conoscesti?

F. Devo moltissimo a Raboni sul piano poetico perch nel 1978 mi pubblica su Paragone - che era la rivista pi importante allora - senza nemmeno conoscermi. Gli avevo spedito delle poesie - tra laltro non ero nemmeno in Italia - per cui inviai questo plico e lui senza nemmeno rispondermi pubblic i miei testi prima su Paragone e poi in uno dei quaderni dei collettivi di Guanda. L usc la mia prima raccolta nel 79. Conobbi Raboni quando usc poi il libro, il redattore era Maurizio Cucchi che scrisse la nota introduttiva. Quindi, come dire, sono entrato dalla porta principale e forse ho anche avuto lillusione che tutto fosse cos semplice; invece non lo , sono semplicemente stato fortunato, avevo trovato subito un grande interlocutore. Roboni rimasto tale per me sino alla fine: ho una sua lettera del 2004 - che risale a due settimane prima dellictus che lo condusse alla morte nel giro di pochi mesi - in cui parla di Guerra, il libro mio poi uscito da Mondadori nel 2005. E lui mi dice che gli piace molto perch aveva avuto il dattiloscritto, ecco trenta anni dopo era ancora lui linterlocutore una lettera bellissima. E lui la scrisse senza sapere che era una delle ultime cose in assoluto che scriveva. Quindi a Raboni senzaltro riconosco questo debito e anche forse un debito di poetica pi in generale, nel senso che ciascuno si crea la propria, ovviamente, di poetica, per una certa affinit con la linea, che poi Raboni stesso eredita da Sereni, se vogliamo, questo credo che sia realistico riconoscerlo. Poi Raboni scrisse anche la prefazione al mio libro I tre desideri che uscito nel 1984 a Genova da San Marco dei Giustiniani. Insomma stato molto generoso, non a caso ha tradotto la Recherche

G. Raboni ha quindi subito riconosciuto il tuo valore

F. Io posso dire di essere in qualche modo legato alla poetica prima di Sereni poi di Raboni. Sta ad altri fare questa deduzione che a me fa molto piacere.

R. La tua ultima raccolta, Noi e loro, Donzelli Editore, ha una semplicit di fondo ma al contempo un valore di contenuti e di stile, proprio un libro eccezionale.

F. Grazie: un libro che ha causato mixed feelings o mixed reactions. Leditore Carmine Donzelli era entusiasta del libro e anche le due figlie Marta e Elisa erano molto contente di pubblicarlo; poi ho avuto reazioni molto positive da persone che non mi sarei aspettato, come Giuseppe Conte o Alberto Bevilacqua che ha fatto un pezzo per il Corriere. Poi per stato subito chiaro che se vai a toccare la suscettibilit dei cattolici in Italia - soprattutto in questa fase politica - ti scateni contro lavversione di molte, troppe persone. Gente che magari ti era amica prima, quando la tua scrittura era meno netta. Noi e loro un libro un poco schematico nella struttura, nel senso che ha preso due figure: limmigrato e lomosessuale e ho cercato di farle interagire. E un libro che ha una sua costruzione quasi narrativa, se vogliamo. Uno lo legge e capisce che c un discorso anche culturale, sociale e politico, non soltanto poetico in senso stretto. E questo naturalmente, come dicevo, presta il fianco alle critiche pi feroci da parte di persone che siccome sono irritate dagli argomenti, ma non possono dire di essere cos retrogradi da provare fastidio per questi argomenti, e allora se la prendono con la poesia, che come al solito, poverina, non pu difendersi. E chiaro che, siccome non sono nato ieri, sapevo benissimo che le reazioni sarebbero state di un certo tipo. Comunque la reazione peggiore stata quella di ignorarlo. I pi astuti e perfidi (e probabilmente omofobi) sanno che se comunque ne discuti puoi indurre qualcuno ad andarselo a leggere e allora da parte loro c stato proprio il silenzio e questa la dimostrazione che ho centrato il bersaglio e ho dato fastidio.

R. Loscurantismo?

F. S s s, conformismo e moralismo. Per era assolutamente previsto, anzi devo dire che mi aspettavo anche qualcosa di peggio: ma forse il conto non lho ancora pagato del tutto.

G. C stato il momento della scelta: pubblico o non pubblico?

F. no, questo no, semmai era pubblico dove e con chi. Nel senso che in origine questo libro doveva uscire da Guanda perch avevo fatto una piccola overdose di Mondadori con due libri nello Specchio a distanza di meno di cinque anni ed impossibile pubblicare nello Specchio tre libri in sette anni. Avevo questi due libri nuovi pronti - uno Noi e loro e laltro Roma che uscir da Guanda nel giugno 2009. Allora, in un primo momento laccordo con Donzelli era che io avrei fatto un Collected poems. Poi per avendo Noi e loro gi pronto e avendo Roma che ormai urgeva, ho chiesto a Donzelli di sostituire il Collected poems - libro che posso fare in qualunque altro momento con Noi e loro. Questo un periodo molto fertile: vale la pena di assecondarlo. E qundi andata cos: Donzelli che doveva farmi un Collected poems mi ha fatto Noi e loro e il libro che dovevo fare con Guanda diventato quello nuovo: Roma. Ma queste sono solo strategie editoriali: a me quello che importa la poesia. Mi interessa che - comunque - arrivi qualche cosa di politico, di civile, anche dai libri di poesia.

R. In effetti la gente sta lontana dalla poesia perch spesso non si capisce niente, la gente apre un libro di poesia ma lo richiude perch non ci capisce niente, c un messaggio incomprensibileche cosa ne pensi?

F. Ci sono stati due momenti storici in Italia che hanno portato a questa situazione, tu hai tradotto la vulgata, lopinione corrente questa. Il primo momento, anche altissimo, stato il momento ermetico perch gi la definizione stessa di ermetismo, che era stata data in negativo, per altro, ha fatto s che per molti poesia cominciasse a significare qualche cosa di oscuro. Per cera ancora il grandissimo carisma del poeta, per cui Montale, Quasimodo vincono il Nobel, Montale diventa senatore a vita in quanto poeta. Poi c stata la seconda fase che ha segnato proprio lacme di questo discorso che stai facendo tu, che stato quel connubio osceno tra la neoavanguardia degli anni Sessanta e il cosiddetto neo orfismo degli anni Settanta. La neoavanguardia che, per quanto si dica, sempre basata sul pastiche, sul polilinguismo; e il neo orfismo che, molto astutamente, ha giocato su un termine storico della poesia, lorfismo, e nei primi anni Settanta ha finito col consegnare loscurit a tutti coloro che si sono affacciati alla poesia nei decenni Settanta/Ottanta. Costoro avevano due modelli: da un lato Sanguinati, Balestrini, il manifesto di Giuliani, e dallaltro questa poesia esile e scarna detta neo orfica, magari schermata dal grande prestigio di Paul Celan. Ma Paul Celan pu fare Paul Celan perch ha quel vissuto alle spalle: quando tu fai Paul Celan nascendo tranquillamente negli anni Cinquanta a Milano in una ricca famiglia borghese sei meno credibile. E questo un po ci che avvenuto con una certa serie di autori I giovani, il pubblico sorbirono il connubio di neo avanguardia e neo orfismo: non si doveva capire con la neo avanguardia, non si doveva capire col neo orfismo e le conseguenze sono quelle che hai descritto. Poi c anche da dire che uno dei grandi maestri, uno che secondo me luomo, il poeta pi intelligente dItalia - Andrea Zanzotto - diciamo che non ha facilitato laccesso. Uno sente il nome, lo sente circondato da unaura diciamo di grande prestigio, compra un libro di Zanzotto, dopodich pensa la poesia non fa per me. Anche questo ha portato sono stati tutti elementi che si sono accumulati, mentre io sono dellavviso pu anche essere riduttivo, per un lettore deve essere in grado di prendere un libro e di capirlo. Ovviamente il discorso molto complesso. Io leggo Zanzotto come oggetto di studio, godo di quella intelligenza allo stato puro, ma se voglio leggere poesia per il piacere di leggere poesia, non lo posso scegliere. Ecco io ho sceltoanche se andando a vedere i miei esordi, se vado a vedere quello che scrivevo appunto nella seconda met degli anni Settanta, quella raccolta che uscita da Guanda nel 79 e ancora I tre desideri, chiaro che in quella morsa tra neo avanguardia e neo orfismo cero finito in parte anchio. Nessuno pu dirsi estraneo al proprio contesto, estraneo al proprio tempo: evidente che anchio risentivo di quel clima, provavo un forte disagio di fronte a queste due correnti imperanti, ma quando sei giovane pensi che sia cos che si debba fare. E soltanto con la maturit, soltanto in questi ultimi decenni che ho capito perch allora fossi a disagio. Per poi proprio attraverso le difficolt che ci si forgia, per cui oggi sono ancora pi deciso ad andare nella direzione che mi sono scelto. Che poi il linguaggio poetico, sia un linguaggio - per definizione - impegnativo e che per definizione un lettore di poesia debba leggere con concentrazione, mi pare evidente. E pure evidente che la poesia o questo, o non .

R. Tornerei un attimo a Noi e loro. Come sai abbiamo recensito su larecherche.it il tuo libro, una breve scheda di presentazione per i lettori, abbiamo scritto: E una raccolta di poesie scritte in modo completamente svincolato da inutili bigottismi. Buffoni tratta il tema della passione per luomo, avvicinandosi alla bellezza delle forme umane e toccandole, con sguardo poetico, in modo intelligente e rispettoso, smanioso dellarmonica bellezza delle fisionomie. Che cosa ci puoi dire al riguardo? Che cosa per te la bellezza? Come vedi lumanit?

F. Lo scrivo anche nella nota finale a Noi e loro, mi sembra giunto il momento di estendere, di riguadagnare - pensando alle letterature classiche greco-latine e anche ad altre letterature pre-cristiane - di riconquistare al sesso omoerotico spazi che nella nostra tradizione sono stati quasi totalmente appannaggio dellambito etero. Anche se la poesia si saputa lo stesso incuneare. Certamente non a caso i sonetti di Michelangelo dovevano cambiare il nome del dedicatario: insomma Tommaso de Cavalieri diventava una fanciulla perch non si poteva tollerare che il trasporto omoerotico fosse esplicito. Questo crimine della falsificazione del genere del dedicatario una cosa che la letteratura si porta dietro e dentro. Oggi, tutto questo pu essere guardato al passato. E lo dico da europeo, perch se dovessi sentirmi italiano, e guardare ai miei vicini dirimpettai di oltre Tevere (indica la finestra) sono la pi grossa accolita omosessuale che esista oggi al mondo ma sono anche dei grandi ipocriti e riescono a inacidire la situazione italiana sul sociale e sul politico. Tanto pi la classe politica povera intellettualmente tanto pi le pressioni vaticane diventano rilevanti. E chiaro che se avessimo maggiore dignit come classe politica non saremmo in questa situazione con i diktat vaticani su coppie di fatto, procreazione assistita, testamento biologico e quantaltro. Siamo in questo stato proprio perch soffriamo di questa miseria culturale da parte della politica in genere, e di chi ci governa attualmente in particolare. Io ho sempre nutrito speranza, voglio essere ottimista; non sono stupido, per cerco sempre di vedere the bright side of things e non quella scura. E la parte luminosa lEuropa: Bruxelles, Strasburgo. Io mi sento europeo, tra qualche mese ci saranno le elezioni europee e il parlamento europeo in questi anni ha impartito molte direttive che lItalia continua a disattendere specialmente nel campo dei diritti civili. Tuttavia siamo in Europa e io continuo a guardare verso Nord e a sperare. Mentre osservo questa tendenza delle destre a farci diventare Vaticalia: questo parlamento non ratificherebbe nemmeno la presa di Roma no no, non lo dico per scherzo sono convinto di questo. Se abbiamo il monumento a Giordano Bruno a Campo de Fiori, perch c stato un trentennio tra dopo la presa di Roma sino alla prima guerra mondiale in cui lItalia stato un paese laico e liberal-socialista con i cattolici fuori dalla politica. E stato lunico periodo in cui si intitolarono le vie a Cavallotti, a Giordano Bruno, a Galilei, se no non li avremmo. Oggi nessuno si permetterebbe di fare un monumento a Giordano Bruno a Campo de Fiori. Dobbiamo esserne consapevoli, e dobbiamo dirlo alle nuove generazioni perch si rendano conto del momento storico che stanno vivendo. Che poi il prolungamento, il singulto di ci che sono stati i patti lateranensi, il concordato di Mussolini, la pietra miliare che ci ha regalato il clerico-fascismo. Dunque io mi aggrappo allEuropa in senso quasi letterale. Solo dallEuropa possono venire spiragli di speranza per gli italiani che credono che i diritti civili sono i diritti civili e non delle ipocrite questioni eticamente sensibili.

R. Grazie perch dici cose che fanno meditare e questa apertura verso lEuropa molto bella.

F. Assolutamente, a parte che per vocazione avendo studiato allestero mi sento fondamentalmente europeo, poi sono un lombardo di frontiera che vive a Roma; amare Roma un fatto mio personale, amare lItalia un fatto mio personale, amare il Mediterraneo per io mi sento cittadino europeo, voglio che lEuropa mi difenda da questo clerico-fascismo sempre pi vischioso.

R. Ma tu politicamente

F. Non sono mai stato marxista se questo che vuoi sapere. Pur essendomi formato negli anni Settanta, avevo venti anni nel 68. A differenza di tanti altri che oggi fanno... diciamo che oggi militano in forze di destra, io sono sempre stato un libertario, un vero liberale, un radicale ecco, ho sempre lottato per i diritti civili: io mi affaccio al mondo adulto della politica con il referendum sul divorzio del 74, sono pulitissimo da questo punto di vista. Non sono il solito ex comunista che poi si ricicla a destra. Non ho mai avuto bisogno di cambiare nulla nella mia collocazione politica. Non perch sia statico, ma perch feci subito la scelta giusta. Ero compagno di universit di Emma Bonino, per intenderci: come la vorrei presidente del consiglio a capo di una coalizione veramente socialista, come Zapatero in Spagna. Questo tutto il mio estremismo: figurarsi!

R. Tu scrivi anche prosa. Nel 2006 hai pubblicato Pi luce, padre. Dialogo su dio, la guerra e lomosessualit, (Luca Sossella Editore); Aldo Nove su Liberazione, a proposito del libro afferma: Essere di sinistra oggi vuole dire anche confrontarsi con un libro, se lineluttabilit delle questioni che mette in gioco lo rende quanto mai urgente. Pi luce, padre infatti la pi lucida riflessione su tematiche come la guerra, la religione e lomosessualit (intesa anche come cultura del diverso) degli ultimi anni. Sono parole importanti. Oggi, a due anni di distanza dalluscita del libro, con gli eventi accaduti, politici e sociali, con le posizioni di questo governo e della Chiesa Cattolica contro i PACS, e lomosessualit in particolare, sempre valida laffermazione di Aldo Nove? Il libro ha come sottotitolo Dialogo su Dio, la guerra e lomosessualit, secondo te c una reale possibilit di dialogo con queste istituzioni forti oppure lunico mondo aperto al dialogo, almeno allapparenza, rimane quello della letteratura, dove ancora c spazio per il diverso di esprimersi?

F. Il libro parte dal fascismo storico perch mio padre - nato nel 14 - era un ufficiale dellesercito italiano. Quindi io sono cresciuto in questo clima, mio padre aveva fatto la guerra e due anni di Lager in Germania per non aderire alla Repubblica di Sal. Era stato educato dal cattolicesimo nel fascismo e dal fascismo nel cattolicesimo. Il libro consiste in un dialogo con un ventenne di oggi, studente di scienze politiche, che mi chiama zio, sul nonno e sullesperienza del nonno, dunque sul fascismo, sulla guerra, sugli anni cinquanta e sessanta. Quindi, nella seconda parte, discuto del presente con questo giovane, che su posizioni no-global. E mi insulta molto, ma diciamo francamente, con affetto. Tu mi chiedi che speranze ci sono oggi in Italia? Questo Parlamento talmente spostato a destra che difficilmente riuscir a produrre qualcosa di sensato nellambito dei diritti civili mentre nel Parlamento precedente sarebbe bastato qualche senatore in pi e i Dico sarebbero passati. Oggi guardo alla maggioranza parlamentare nella sua miseria morale, nella sua povert culturale, che rispecchia quella del popolo italianobench ormai la societ civile un po pi avanti complessivamente rispetto a questo parlamento, ho questo sentore Persino nella chiesa cattolica bisogna distinguere, le gerarchie vaticane sono quello che sono - oggi credo proprio il peggio del peggio, penso lo riconoscano tutti ma molti preti in privato ti confermano di sentirsi profondamente frustrati e umiliati. Purtroppo, e qui devo dire linfausto connubio tra oscurantismo cattolico da un lato e politica miope italiana dallaltro ha fatto s che quel minimo di libert che i preti avevano ancora allepoca di Paolo VI oggi sia completamente scomparsa. E per un fatto tecnico. Perch fino allepoca di Paolo VI i preti ricevevano la congrua, che era un piccolo stipendio, dallo stato italiano. Noi laici fummo contenti quando la congrua venne abolita: si pens i cattolici si mantengano i loro preti come giusto che sia. Invece salt fuori la questione dellotto per mille, il cui imbroglio noto a tutti: fu notoriamente Tremonti - uno dei Reviglio Boys allepoca di Craxi il genio dellotto per mille. Impedendo che la cifra possa essere destinata alla croce rossa o alla ricerca sul cancro, ma debba andare soltanto a una chiesa. E se un contribuente non la indica, come fa la maggioranza degli italiani, la chiesa che ha avuto pi suffragi prende pi soldi, e siccome la chiesa cattolica ha il 25% circa di persone che la indicano finisce che poi prende il 70% dellintroito totale dellotto per mille. Ma limbroglio non si ferma qui, cio al fatto che in questo modo la Chiesa Cattolica ha oggi pi soldi di quanto non ne avesse allepoca di PaoloVI cio negli anni Settanta. C un dato molto pi pericoloso sul piano politico: sono spariti i preti del dissenso che invece negli anni Settanta cerano ancora. Perch? Perch mentre con la congrua versata dallo stato italiano i sacerdoti erano abbastanza liberi, oggi i soldi dellotto per mille servono s per mantenere il clero ma passano tutti attraverso la presidenza della CEI. E quella italiana lunica conferenza episcopale al mondo il cui presidente non viene eletto, ma viene nominato direttamente dal papa: infatti prima il presidente era Ruini, adesso Bagnasco. E costui che decide la destinazione dellotto per mille. Per cui questa enorme massa di danaro non solo pu essere indebitamente usata per boicottare referendum democraticamente convocati - come accadde per la fecondazione assistita -, ma serve anche per soffocare qualunque dissenso interno, semplicemente riducendo alla fame chi non si allinea. Questo meccanismo veramente perverso. Al primo punto del programma di un governo serio veramente socialista dovrebbe esserci la revisione e leventuale abolizione del concordato attualmente in vigore. E comunque la Chiesa Cattolica di errori ne ha fatti talmente tanti da sempre la cosa curiosa che quando si accorgono che una determinata posizione non conviene pi tenerla e cambiano politica, impongono quella nuova come se fosse una loro trovata. Per esempio la pena di morte: indicativo, se ti rivolgi a un giovane di oggi, casualmente, e gli chiedi chi contro la pena di morte, ti dice i preti ma i preti lhanno abolita nel 1969 dal codice vaticano la pena di morte! Lo Stato pontificio non solo lha sempre praticata, ma lha tenuta nel proprio codice fino alla strage di piazza Fontana! Siamo stati noi laici, noi atei, a partire da Beccaria, che quando i preti mandavano sulla forca le persone, cominciammo a parlare Dei delitti e delle pene e chiedemmo e infine ottenemmo labolizione della pena di morte. Che oggi il Vaticano passi come il difensore dei condannati a morte, dal punto di vista storico un nonsenso. Hanno sempre torturato, hanno sempre condannato a morte, ma almeno per pudore che tacciano, invece parlano. Parlano basandosi sullignoranza di chi li ascolta, ignoranza proprio in senso etimologico Soprattutto quando la classe politica cos inerme e pavida Se avessimo Gaetano Salvemini, se avessimo ancora certi uomini della Resistenza, non potrebbero permettersi di essere cos ipocriti, invece abbiamo chi sappiamo.

R. Quali saranno le tue prossime pubblicazioni?

F. Questo libro qua che si chiama Roma, e che finito e andr in bozze in novembre da Guanda e uscir a giugno del 2009 per forse non il caso che ti racconti questo libro perch

R. Due parole per dirci cosa c dentro

F. E il mio rapporto con Roma, il rapporto di grandissimo amore con Roma che ha un non romano, ecco questa potrebbe essere una definizione e per poterla storicizzare in modo diacronico e sincronico assieme io mi sono basato su altri che amo particolarmente e che in passato hanno avuto la stessa storia, cio hanno abitato, sono vissuti, sono morti magari a Roma, hanno sofferto hanno goduto a Roma ma non erano romani e allora ne ho scelti alcuni che particolarmente mi stimolavano per ragioni poetiche, non necessariamente poeti, coi quali nel libro intesso un dialogo, attualizzando in qualche modo la loro presenza. Attualizzo nel senso che vedo riflesso nel mondo attuale le loro istanze. Per intenderci, ci sta Caravaggio, ci sta Leopardi, ci sta Galilei, linizio pasoliniano e il finale penniano, nel senso che sono quelli i personaggi, nella Roma degli anni Cinquanta-Sessanta allinizio del libro dominante la figura di Pasolini; nella Roma degli anni Trenta-Quaranta che c alla fine del libro, dominante quella di Sandro Penna. Anche se non li nomino per evidente lintonazione, il dialogo che in corso. Nel centro del libro trovi Leopardi e Keats che erano contemporanei. Keats venne a morire qui a pochi metri da dove siamo adesso, a piazza di Spagna, e Leopardi, quando parla di questi fiori gialli che cingon la cittade, oltre che alle pendici del Vesuvio, si riferisce a Roma. E attraverso queste ginestre che cingevano le paludi pontine che passa la carrozza di Keats per giungere a Roma. Keats stava gi molto male e in quel momento in carrozza vittima di unepifania. Nel senso che vede un cardinale vestito da cardinale, che imbraccia il fucile e spara agli uccelli. Lautore della Ode to a Nightingale, lode a un usignolo, riceve questo saluto da Roma: lo sparo allusignolo da parte di un cardinale. Questo episodio si trova nellepistolario di Keats, non me lo sono inventato. Nel frattempo ho pensato al passaporto di Leopardi. Leopardi un suddito della Reverendissima Camera Apostolica come allora si chiamava il governo vaticano. Quando contino Giacomo giunge a Milano dalleditore Stella ha in mano il passaporto dello stato Pontificio. Poi in unaltra sezione di ROMA c Galilei quando scopre i satelliti di Giove, qui sopra il Gianicolo dove adesso lAmerican Academy. Galilei piazza il suo cannocchiale sulle mure aureliane, sopra quello che oggi lorto botanico. E l cera ancora, e ci sarebbe stato fino alla presa di Roma, il bosco Parrasio. Gli arcadi erano monsignori, cardinali, e questi parlavano versificando, lultimo custode dellarcadia stato Agesandro Tesporide, avevano tutti nomi grecizzanti, al secolo era ciociaramente Monsignor Ciccolini. Quindi questo contrasto tra Galilei che vede il futuro e questi che invece facevano gli arcadi, con le pastorellerie e con tutto il trito, ipocrita, modo che si supponeva dovesse essere quello del poeta tra virgolette, ecco questo contrasto loggetto della mia poesia. Poi noi sappiamo la fine che ha fatto Galileo perch questa gente ipocrita ma anche piuttosto cattivella quando ci si mette. Ecco adesso ti ho raccontato alcune delle situazioni che nel libro prendono corpo, sono tutte situazioni romane; e guarda caso i poteri di cui si parla nel libro sono sempre gli stessi poteri e quindi ecco che io divento ancora pi feroce oggi e sono ancora pi contento di avere Bruxelles e Strasburgo a cui guardare. Mentre il povero Leopardi che doveva andare in giro con quel passaporto non era difeso, lui non poteva dire per ho i miei diritti, ho il tribunale di Strasburgo Ah volevi che ti leggessi una poesia

R. Quella su Galileo

F. Lunica cosa che la devo pescare, essendo un libro ancora in bozze non ho dimestichezza, volevo trovare un punto con i personaggi che ho menzionato.
Ecco questa s, anche uno dei testi pi prosastici del libro, la zona quella leopardiana. Qui c unepigrafe tratta da una lettera di Leopardi a Luigi de Sinner: La mia filosofia, scrive Leopardi, dispiaciuta ai preti, i quali, e qui, e in tutto il mondo, sotto un nome, o sotto un altro possono ancora e potranno eternamente tutto. Lha scritto Leopardi. Questo invece lho scritto io:


Di Leopardi che ritorna col pensiero a Roma

Dalle pendici del Vesuvio: Anco ti vidi

de tuoi steli abbellir lerme contrade

che cingon la cittade. Desolazione per desolazione,

Naturale per intellettuale, deserto per deserto

Di Leopardi suddito dello stato pontificio

Liberale clandestino in ideologico isolamento

- Il ridicolo e il grottesco delle Operette

Per eccellenza armi illuministiche

Contro antropocentriche metafisiche -

In quellangusto regno del silenzio

Dalle mostruose tipologie censorie

Che fu il governo della

Reverenda Camera Apostolica.

Roma desertica.


Ricordo che questa poesia piaciuta molto a Valerio Magrelli, che uno dei miei pi cari amici e che ha letto tra i primi questo libro mi disse: ci sento Belli qui dentro, ci sento Belli e s probabilmente ne vuoi unaltra? ecco Questa quella su Galilei, per ti devo leggere qualche verso della poesia precedente quindi questa che leggo allinizio la parte finale della poesia precedente:


Sono nere rotonde

Ben pressate le ombre della cornice

Alla parete: coppie di sante sulle trabeazioni

Bernini da par suo inseriva

Realizzando cantorie.

E quando guardo questa statua, il suo

Marmo debordante,

Vedo in ginocchio il vecchio Galilei

Dinanzi ai cardinali tronfi e bolsi.

++

E la sera dei santi Abbondio e Procolo

Il quattordici di aprile

Per osservare il cielo dalle Mura

Galileo sal col telescopio sul Gianicolo.

Proprio da sopra il Bosco Parrasio

- Vasca in marmo a quadrifoglio, con al centro

Due tritoni in travertino

Distesi sul fianco a sorreggere

Fiori e frutta, dal canestro

Fuoriesce uno zampillo -

Scopr i satelliti di Giove dimostrando

Del sistema solare la struttura.

Lalbero di Giuda cresce ancora l attorno

Tra sempreverdi alloro e fillirea, e in aprile

Presenta unintensa fioritura color porpora

Intonata alle vesti di Agesandro

Tesporide, al secolo Monsignor Ciccolini,

Arcade e custode del Bosco.


Sullultimo numero di Nuovi Argomenti ce ne sono quattro o cinque come anticipazione, altre se ne trovano sul mio sito www.francobuffoni.it, poi guarda sono qui ancora coi foglietti e con i versi da inserire un libro su cui sto lavorando ancora. Questo per quanto riguarda la poesia, mentre per la prosa il libro nuovo sintitola Zamel, appena stato finito, lo sto rileggendo, circoler dal mese prossimo sul tavolo di qualche editore, non so ancora dove uscir e con chi, per penso che nel corso del 2009 uscir. E una storia gay, ambientata in parte nel Maghreb, ed un libro a cavallo tra narrativa e saggistica, una sorta di storia del movimento omosessuale dialogata. Ma c anche un delitto, purtroppo. Purtroppo perch lepisodio realmente accaduto.

R. Quindi prosa e poesia, bene, quando sar il momento leggeremo e commenteremo

F. Sono convinto che Pi luce, padre sia molto impegnativo da leggere, mentre Reperto 74 un romanzo breve con dei racconti, insomma una cosa molto pi facile da leggere e lo pu leggere chiunque, mentre Pi luce, padre contiene anche parti di riflessione filosofica. Pi luce, padre il libro che io dovevo scrivere nel senso che sentivo di dover dare questa testimonianza e per me stato proprio un po un punto di arrivo parlo della prosa, ovviamente. Quando ho finito Pi luce padre ho capito che ci che per me era essenziale dire in prosa lo avevo detto. Adesso avendo ancora vita continuo

R. In discesa

F. S! o comunque un po pi leggero, mi sono sgravato

R. Sappiamo che sei fondatore, direttore e responsabile della rivista Testo a fronte

F. Che festeggia questanno il ventennale della fondazione perch la rivista esce dall89. A Milano alluniversit IULM l11 di novembre si tenuta una giornata di studio per ricordare il ventennale di Testo a fronte e i suoi 40 numeri: perch un semestrale che non ha mai perso un numero.

R. Infatti famosa anche per questo: non ha mai perso un numero perch di solito le riviste ogni tanto saltano un numero

F. e non ha mai fatto un numero doppio, si un punto dorgoglio, di conseguenza io non ho mai fatto le ferie per ventanni, ma questo va da s

Re appunto edita da Marcos y Marcos di Milano; quindi in poche parole - detto in modo molto semplice - si occupa di traduzione

F. Teoria della traduzione s, io ho tradotto, sono usciti i miei poeti romantici inglesi da Mondadori nel 2005 (32 autori antologizzati) e traduco poesia, uscito un quaderno mio di traduzioni nel 99, Songs of Spring da Marcos y Marcos. Adesso ne ho pronto un altro, quindi, diciamo, il mio ambito di studio la teoria della traduzione, teoria della traduzione letteraria, la traduttologia.

R. In due parole ci spieghi che cosa si intende per traduttologia?

F Il termine traduttologia stato riconosciuto dal ministero dei beni culturali che sempre pi frizzantino mentre il ministero delluniversit e della ricerca scientifica la chiama ancora teoria e storia della traduzione, quindi traduttologia un termine borderline: un calco sul francese traductologie; in Germania si parla invece di Uebersetzungswissenschaft da almeno un secolo, e sarebbe scienza della traduzione; in inglese invece in modo molto pi anodino, come sempre, si parla di translation studies. Per quanto riguarda la nostra posizione teorica, siamo convinti che la traduzione letteraria e di poesia in particolare, prima che un esercizio formale, sia un'esperienza esistenziale intesa a rivivere l'atto creativo che ha ispirato l'originale. Naturalmente non si pretende di ignorare l'immenso patrimonio scientifico che decenni di speculazione in ambito formalistico, strutturalistico e semiotico sono in grado di fornirci. Tuttavia innegabile che nei decenni scorsi l'assoluta egemonia di tali discipline mise in ombra e talvolta irrise alla possibilit di riflettere su tematiche di ordine traduttivo nell'ottica della filosofia estetica. Testo a fronte intende continuare a porsi al centro del dibattito tra i due ambiti, nella convinzione che non possa esistere teoria senza esperienza storica; accettando quindi anche gli assiomi della linguistica teorica, ma soltanto se in costante rapporto dialettico con le teorie generali della letteratura e dell'ermeneutica filosofica. Fondamentale, per noi, il riconoscimento di dignit artistica per il testo tradotto, in virt del quale viene anche valorizzato il momento della ricezione, ovvero della risonanza culturale che una traduzione - in quanto testo autonomo - sortisce sul pubblico. A questo punto sono destinate a cadere le classiche antinomie "fedele/infedele", "letterale/libera", "fedele alla lettera/fedele allo spirito", "contenutistica/stilistica" ecc. perch sono costruite sull'equivoco che da un lato consegna la poesia al dominio dell'ineffabile (e quindi dell'intraducibile: questa - in sintesi - era la posizione crociana) e dall'altro considera veicolabile soltanto un contenuto: che pura astrazione. Comunque se a qualcuno interessa largomento, uscito nel 2007 un mio libro che si intitola Con il testo a fronte dalleditore Interlinea di Novara, sono 250 pagine, e l c quasi tutto quello che so sulla traduttologia, sul tradurre poesia, sui poeti che traducono e su quelli che vengono tradotti.

R. Lultimissima cosa, questa intervista per larecherche.it che un sito di vari autori non professionisti, cio persone che hanno dentro di s una necessit di scrittura e la esprimono scrivendo, anche su larecherche.it, in maniera molto semplice e spontanea i loro testi, alcuni sono pi elaborati, con una forma stilistica ben definita, altri sono totalmente spontanei. Tu cosa pensi di queste scritture on line in cui c un confronto tra persone, hai qualcosa da dire al riguardo?

F. Io sono assolutamente contento che esistano perch se penso a comera la situazione quando ero giovane io, alle difficolt che si incontravano nel leggere e nel farsi leggere, oggi tutti possono leggere tutto e dappertutto: questo mi sembra un vantaggio enorme. Forse lo pu apprezzare maggiormente chi ha provato laltro sistema, chi si formato in unepoca pre-informatica. Io sono uno che ogni volta che accende quellaffare l (il PC ndr) felice, perch mi ha semplificato la vita. Anche scrivere un libro di narrativa quasi divertente oggi, riposante con il computer invece un ragazzo che comincia oggi per lui il computer la normalit: non si rende conto della grande fortuna che ha. Penso che questo lo si possa dire anche per la luce elettrica o per lacqua calda in casa, insomma noi diamo per scontato che ci siano ma c stato un momento in cui hanno semplificato e reso gradevole la vita alle persone. Sono il solito illuminista. E quindi ben venga linformatica, ben venga perch un mezzo per mettere in contatto le persone, per farle parlare. Poi chiaro che larte si sa, larte costa fatica e costa difficolt quindi in un contesto dove i controlli sono solo operativi evidente che ci trovi di tutto. Per io sono convinto che questo faccia democrazia, faccia socialit e, alla lunga, faccia anche cultura. Sono favorevole e peraltro penso che anche il futuro della poesia sia l insomma, il futuro della poesia contemporanea ovvio che sar sempre pi basato sulla rete; anche i giornali che ancora oggi compriamo saranno sempre pi un retaggio del passato. Oggi mi emoziona molto il fatto che io possa avere un sito dove posso inserire molti testi; come dicevo ci trovi gi anche lanticipazione di Roma. Inoltre il blog della cui redazione faccio parte che Nazione indiana ha pubblicato unaltra anticipazione di Roma, poi la seconda anticipazione lho data a Nuovi Argomenti, ma la prima anticipazione lho messa in rete, e quella anticipazione gi nel mio sito per cui anche io uso, lo uso insomma, uso questo metodo. Dicevo che per me una bellissima emozione pensare che un ragazzo della Valtellina, uno del Salento, se amano queste cose, possono con una minima spesa, leggere. A questo punto solo una questione di desiderio e di volont, mentre prima uno doveva andare a cercarsi la libreria a Sondrio o a Lecce con una certa difficolt per trovarsi un libro. Mi sembra che oggi le potenzialit siano enormi: io vorrei avere 20 anni solo per vedere quante altre potenzialit ci saranno nel prosieguo del secolo, perch mi entusiasma Sono veramente innamorato della scienza e delle sue applicazioni: una cosa che proprio mi commuove vedere lintelligenza che si sviluppa e che produce cose che poi semplificano la vita e la rendono pi gradevole, quindi mi interessa la scienza in tutti i campi, dalla medicina, alla biologia, alla fisica e poi, naturalmente, si fa poesia per io fondamentalmente ammiro gli scienziati.

G. Quali sono le tue letture?

F. Di poesia? Ammiro Zanzotto ma non riesco ad amarlo; se devo leggere un poeta che mi piace, dellepoca di Zanzotto, scelgo Caproni o Cattafi per io non leggo poesia in modo preponderante: leggo moltissima saggistica, e narrativa molto con discrezione. La leggo per non sono uno che si tuffa nella narrativa facilmente, forse perch negli anni della mia formazione ho avuto la fortuna di leggere i testi fondamentali della narrativa europea cio mi sono letto Proust, Thomas Mann, Kafka, Joyce, Musil, tutti tra i sedici e i venti anni ecco, ma perch sono stato fortunato, perch forse avevo qualche suggerimento giusto e quindi evidente che poi tutto il resto in narrativa stato un po in discesa, nel senso che i grandissimi li avevo gi letti. Poi fai altre tue scoperte, per direi che tra narrativa, saggistica e poesia, il genere letterario che uso frequentare maggiormente quello della saggistica. Infatti anche i libri di narrativa che scrivo hanno una bibliografia e un indice dei nomi. Lo capisco che abbastanza anomala come situazione per se prendete Pi luce padre vedete che alla fine la bibliografia vi serve. Anche se il libro di narrativa laggiunta dellindice dei nomi e della bibliografia mi sembra un dato di onest intellettuale: un consegnare al lettore le chiavi della tua biblioteca. Ecco io la penso cos anche perch io non amo la narrativa di invenzione. Nellultimo libro in prosa Zamel - la nota finale chiude con una riga che dice esattamente cos: La mia nuova non-fiction novel rispecchia il proposito non di inventare storie verosimili ma di raccontare la realt come se fosse una storia verosimile.

R. Domanda a bruciapelo: hai letto La solitudine dei numeri primi?

F. S, direi che come sempre avviene quando su un libro si concentra una attenzione enorme, quando un libro ha successo, salta fuori il birignao dellintellettuale che storce il naso. Giordano un bravo scrittore di racconti, cos giovane un bravo scrittore di racconti, ci sono due bei racconti in quel libro. Leggendolo, appena pubblicato, pensai: crescer poi magari scriver un bel romanzo. Ecco questa stata la mia reazione. Poi vedere tutto il battage che si creato su questi due racconti mi sembrato un po eccessivo rispetto al prodotto in s, per il mio giudizio sullo scrittore positivo. Capisci cosa voglio dire, dopo mi ha un po spaventato lenfasi che si creata attorno al libro. E chiaro comunque che se un ragazzo mi dice voglio leggere un libro bellissimo, gli consiglio Il giovane Toerless di Musil, per esempio o Tonio Kroeger di Mann. Cos, per fare partire anche lui dallalto, come accadde a me. Comunque, per chiudere su Giordano, un libro intrigante, e visto che lItalia ha questa mentalit antiscientifica o a-scientifica, se grazie a lui, almeno qualcuno in pi sapr cos un numero primo non un danno.

R. Io ti ringrazio perch unora e un quarto che stiamo qua

F. Ma guarda che io vado avanti ancora

R. Torniamo, non c problema, intanto leggo questi due libri e poi torno

F. Mi sei simpatico perch insegni fisica per quelle cose che ti ho detto sulla mentalit a-scientifica degli italiani - o addirittura antiscientifica - le ho scritte anche in Pi luce padre. Dopo che hai letto ne riparliamo.

R. S, sicuramente c molta ignoranza lo vedo anche a scuola i ragazzi veramente non hanno passione per lo studio.

F. Molti si riempiono la testa con quella paccottiglia che va dagli oroscopi alle messe nere: un disastro. La sotto cultura clerico-fascista produce a sua volta altra sotto sotto sotto sotto cultura...

R. S c da riportare un po di passione per la scienza, per la ricerca
F. nei paesi civili dellEuropa occidentale un paio di secoli che questi discorsi si fanno, noi abbiamo avuto delle remore che stiamo pagando carissime. Siamo una nazione a-scientifica se non addirittura antiscientifica e questo a causa anche di personaggi e ministri della pubblica istruzione - come Benedetto Croce.

R. e G. Grazie.

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