Pubblicato il 05/02/2012 16:36:29
Ciao Sarona la salut Emma, portandosi la mano davanti alla bocca per nascondere uno sbadiglio. Lei era gi seduta sul sedile grigio del vagone. Ciao ti telefono appena arrivo e grazie di esser venuta rispose. Ma adesso vai a dormire. Il treno part con un sospiro. Sara era sola in quel vagone, ai suoi piedi gonfi, due gonfie assurde valigie, rosa. Le avrebbe dovute mettere sul portapacchi, ma erano talmente pesanti ! Tutto era pesante. Lei in primis. Pass in rassegna tutte le cose pesanti: sicuramente la sua vita, il suo lavoro e adesso quelle valigie, che sembravano il suo prolungamento o forse meglio dire il suo allargamento. Le guard accorgendosi che erano simili alle sue due grosse pesanti tette e le odi. Cos come odiava ogni parte del suo corpo. Certo le valigie avrebbe potuto sceglierle di un colore pi scuro, magari blu. Pens a ci che contenevano e si calm. Basta, non ce la faceva proprio pi....si impose di pensare a cose pi leggere che le regalassero un po' di quella felicit che non riusciva mai ad assaporare. Sette ore di viaggio, in quel vagone... Quelle non le pesavano, era abituata a ben altro. In quelle sette ore, avrebbe riposato. Si sarebbe concessa anche una dormitina con tanto di sogno colorato ( ci sperava) e poi avrebbe pensato....alla nuova vita che l'aspettava. Un'incognita. Pens al ruolo a cui aveva rinunciato, volontariamente. Un ruolo che le apparteneva ma al quale si era subito sottratta. Se lo era strappato di dosso il primo giorno, come un vestito che non le apparteneva. Abbandonandolo e cedendolo a sua madre. Chiss se adesso che sua madre non era pi in grado di indossarlo l'avrebbe potuto rimettere.
Quel vagone era interamente occupato da lei e dalle sue valigie. Fortunatamente i passeggeri su quel treno non erano molti. Se non fosse entrato nessuno, avrebbe potuto mettersi pi comoda. Magari con le gambe allineate al corpo, sopra il sedile. Come le pesavano quella gambe. Il treno aveva preso un'andatura costante, camminava sulle rotaie con il suo carico umano, andando avanti tranquillamente nel suo percorso, con l'intento di trasportare ogni persona alla propria destinazione. E lei si sarebbe lasciata trasportare, cos era stato deciso. Era giunto il momento di raggiungere la propria destinazione. Le piaceva raccontarsi la bugia di essere ormai, una normale banale pensionata che tornava a casa. Che grande cavolata, pens. Gli occhi le si chiusero al ritmare del treno. Da li a poco si ritrov nella dimensione della non coscienza. Dove l'ansia e le tensioni a volte si appianano fino a diventare sogno allora che tutto sembra pi accettabile.
La stanza aveva ancora i mattoni rossi lucidati a cera, al centro la grande tavola di marmo. Il camino nell'angolo era acceso, davanti al fuoco sul panchetto impagliato, una minuscola figura sedeva, imbacuccata in uno scialle grigio, aspettando in silenzio il fluire lento dei giorni. Solo dagli occhi neri e profondi si capiva che non era un pezzo dell'arredamento, ma che faceva parte degli esseri viventi. Quegli occhi in cui scorrevano grandi emozioni, avevano accompagnato Sara, per molti anni. Vieni Sara ti ho preparato il pane con la panna del latte, ho messo anche un po' di zucchero, svelta mangialo, veloce, prima che arrivi la mamma. La nonna la viziava, fra loro esisteva un legame fortissimo. Erano accomunate dal dolore di non essere comprese dalla stessa persona: la nonna dalla figlia, la nipote dalla mamma. Sara afferr quella leccornia con la mano grassoccia e mentre cercava di portarla alla bocca per gustarla, giunse la madre, appena in tempo per impedirglielo. Come una furia le tolse la fetta di pane dalla mano, scaraventandola nel bidone dell'immondizia. Poi guard mamma e figlia con uno sguardo pieno di odio e disse Sara non deve mangiare questa porcheria! Che era come se avesse detto Sara grassa troppo grassa, terribilmente grassa" La nonna non parl, ma dai suoi occhi uscirono lampi di rabbia e di dolore, verso la figlia. Poi quegli occhi guardarono Sara e lei si sent investita da un soffio di grande amore e comprensione. Ma questo non poteva bastare. Sara si rifugi nella sua cameretta e si sdrai sul letto dove come al solito si addorment. Dormiva cos bene in quel letto morbido.....si sentiva leggera, la testa riposava. Il mondo ovattato in cui era scivolata le succhiava i cattivi pensieri, le scioglieva i nodi pi stretti, la ristorava.
Cazzo, questa pensa di essere la padrona del vagone! Senti come russa...ah,ah,ah, sembra una macchina a vapore ! I due ragazzi si sedettero davanti a Sara. Dopo le battute iniziali e il tentativo fallito di svegliarla si misero a leggere. Sara continuava a dormire beata...
Aveva appena terminato di danzare. Era l'etoile e prima ballerina della scala e, si stava godendo il delizioso suono dello scrosciare degli applausi. Quando in platea scorse la figura di Nando che rivolto verso gli spettatori pose termine a quell'effluvio dicendo: Ma che ballerina del cavolo! Vi siete presi un grosso abbaglio! Quella non la stella danzante, ma non la vedete ? Guardate bene la Sarona, grassa e maialona !gli applausi cessarono e tutti si misero a ridere e a schernirla ripetendo a mo' di cantilena Sarona grassa e maialona/ Sarona grassa e maialona" Lei, rabbrivid e si alz per sfuggire al suo uomo e aguzzino che certamente era venuto a riprenderla.
A grass ma siediti un lo vedi stai a casc disse una voce meno bestiale, di quella di Nando. Poi si sent sorreggere da due braccia, che la fecero sedere. Sbalordita si rese conto di essere ancora in treno. Davanti a lei due ragazzi di circa diciassette anni la guardavano. Quando si riprese, chiese loro quanto tempo mancava per arrivare al paese. Poco, rispose il ragazzo biondo, una mezz'ora. Scendiamo anche noi l. Possiamo aiutarla nel trasporto di quelle due grosse boe. Ma che ci sar mai dentro! chiese il pi scuro Sarona lo guard e gli sorrise. Il ragazzo si accorse che quando sorrideva era bella, aveva un sorriso dolce che le faceva venire sulle guance burrose due simpatiche fossette, e gli occhi grigi che si riempivano di pagliuzze argentate. Sono due valigie piene di regali, tanti. Sono i doni di diciassette compleanni e diciassette Natali. Acquistati ma non recapitati. Che poi sono scivolati nella voragine scavata dal tempo. Eppure ogni regalo stato acquistato con l'amore di essere donato. Ma in realt non lo mai stato. Forse per paura, per vigliaccheria, per egoismo. Adesso sono tutti l ammucchiati dentro le valigie. Spero tanto che l'affetto con cui sono stati comprati, gli sia rimasto dentro. I ragazzi si guardarono senza capire, non risero, ne' chiesero spiegazioni.
Il treno si ferm i tre erano arrivati. I giovani si misero lo zaino a spalle, poi presero una valigiona rosa ciascuno, il biondino chiese dove dobbiamo accompagnarla signora ? Mentre il ragazzo pi scuro aspettava silenzioso e assorto, lei rispose Devo andare in Via Dante al n 15 Il ragazzo scuro annu con il capo e si avvi, il biondino lo segu e la donna li segu a sua volta. Quel terzetto silenzioso assomigliava al mini corteo di un funerale. "Magari fosse stato il mio ! " pens Sara. Avrebbe tanto voluto seppellire quello che era stata e amen. A un certo punto, circa a met strada il ragazzo scuro si ferm, torn indietro fino ad affiancarla. Fu allora che cerc la sua mano morbida, per stringerla dentro la sua asciutta e fredda. Poi guardandola negli occhi le disse Vieni, siamo quasi arrivati a casa, la nonna ti sta aspettando. Fu allora che Sara inizi il primo passo verso la propria rinascita. Serenella
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