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Considerazioni romantiche sulla musica di Beethoven

di Piero Passaro
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Pubblicato il 26/03/2015 15:50:55

La musica di Beethoven è senza tempo , senza regole , senza eccezioni.
Cos’è la musica? Un insieme di note armonicamente accondiscendenti l’una con l’altra?
Armonia e melodia sono sempre state soggette di discussioni e querelle fin dai tempi di Palestrina, colui al quale è accreditato il primo uso della polifonia vocale e poi musicale.
Mozart fu , per la concezione più comune e generica , all’unanimità uno de più grandi musicisti della storia, un genio bruciante che non ha potuto toccare la soglia dei quarant’anni. Un genio quasi inconsapevole della sua grandezza, reso umile dalla storicità del suo e dai musicologi professi del suo tempo.
Mozart subì spesso critiche alla sua musica ; troppo complessa ci ricorda il film di Milos Forman , storicamente incoretto e non privo di romanticizzazioni ai limiti del lecito.
Le querelle mozartiane però, ci furono realisticamente. All’apice del classicismo settecentesco della musica illuminista , Mozart fu talvolta braccato da quella che definisco “norma musicale illuministica” ; come sarebbe stata la musica di Mozart nel post-romanticismo?
Il compositore avrebbe placato il suo esigente genio con quello che i formalisti hanslickiani definiscono virtuosismo inutile?
Il Romanticismo fu l’esplosione di sentimenti repressi e temerari ; l’interpretazione impossibile della volontà shopenaueriana , della misantropia niciana che sconvolsero il secolo dell’ottocento e poi del novecento.
Essi sono tati portatori del pensiero collettivo di timore , veri scoperchiatori dei vasi di pandora della paura dell’esistenza e della morte. Beethoven allora, si ritrovò in un momento culturale affine e tendente all’interpretazione delle insicurezze, delle paure e delle ansie messe sotto i riflettori dai grandi filosofi citati.
Beethoven come il romantico inquieto , ribelle ed accusato di virtuosismo , si prese carico di ciò che i musicisti come Mozart non poterono neanche concepire. Il romanticismo fu un’ ondata violenta nell’oceano della musica ma Beethoven , sostengo , ne fu prima un’interprete magistrale per poi divenire un tramite divino connesso più di chiunque altro , con la sua musica, al desiderio timoroso di comprendere la vita , la morte e l’esistenza.
Il genio è però colui che con maestria innata riesce a sfumare, cambiare , con soave letizia. Beethoven giunge impossibilmente dove non gli è concesso (la comprensione) con la musica prima di acquisire la consapevolezza di aver proposto solo una riflessione sulla suprema conoscenza di morte e vita ; così egli ritorna all’umanità, agli uomini : argomento infinitesimale dell’esistenza stessa.
Il genio ,tuttavia, riscopre un altro massimo sistema , appartenente tutto all’uomo , il vero scudo dell’umanità contro il raggelante nero mistero dell’esistenza. Tale sistema è la speranza.
Beethoven si pone sul suolo di tutti i camminatori terrestri , con il consueto mezzo musicale.
“Moltitudini!” Scriveva Schiller mentre Beethoven l’avrebbe musicato nell’ Inno alla gioia ; moltitudini orecchianti, umanità inconsapevole che armata di speranza innalza la gioia e la determinazione.
Tutte le volte mi commuovo , e mi distraggo dall’attenzione uditiva delle note, degli strumenti , della perfetta armonia vocale… Beethoven promuove e dialoga , egli ci illustra il neropece e l’oblio dell’inspiegabile e dell’irragiungibile anti-dogmatica esistenza.
Giunge poi come un condottiero di anime e ci rassicura, con questo inno alla speranza. Un vero inno alla gioia per l’umanità e alla coesione.
“Moltitudini!”
Un lesto sorriso, un infante dispettoso , un’aurora celestiale , uno sguardo perentorio. Le moltitudini a cui il maestro rivolge appello.
“Moltitudini !”

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