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Valerio Meledandri

Argomento: Intervista

Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 22/04/2009 16:08:21





DOMANDA. Chi è Valerio Meledandri? Noi la conosciamo per il suo videolibro “La bella vista della camera 70” (leggi la recensione de larecherche.it), che abbiamo visto/letto, apprezzato e recensito su laecherche.it, ci può dire qualcosa su di lei che ci aiuti a capire chi è Valerio Meledandri?

RISPOSTA. Sono nato nel 1950 a Tonara, un paese collocato nella Sardegna centrale, alle pendici di un monte che si erge come avamposto occidentale del massiccio del Gennargentu.
Ne ho respirato l’aria per i primi tre anni della mia vita assorbendone odori ed umori, poi è stato un peregrinare attraverso vari paesi dell’isola.
Mio padre era un maresciallo dei carabinieri, da lui ho ereditato un forte realismo; mia madre una violinista, mi ha comunicato sensibilità e amore per l’arte oltre che una spiritualità pacata e, ad un tempo, vivace ed irrequieta.
Idealismo e razionalismo, difficile seguire due maestri spesso in conflitto; ci ho provato, con qualche successo, credo.
Mi sono laureato in Lettere ed ho insegnato per tutta la vita a vari livelli e vari contenuti, persino l’uso delle armi (orrore!) da sergente istruttore.
Oggi risiedo a Villacidro con mia moglie Bruna, con la quale ho condiviso gli studi e la vita sin dal liceo ed a cui è dedicata una poesia della mia raccolta; vivono felicemente con noi anche due cani e due gatti; mio figlio adottivo Ricardo, brasiliano di nascita, vive e lavora a Londra, la lontananza non ci separa.


DOMANDA. Quali sono le letture, i libri o gli autori, che da sempre l’accompagnano?

RISPOSTA. Tutt’oggi, dopo aver letto una lirica del Leopardi, mi ritrovo a capo chino, stupito e meditante, non triste, mentre Manzoni mi scorre veloce sotto gli occhi con tutte le sue sculture viventi: rileggo di tanto in tanto i classici “scolastici” con uno spirito diverso da allora ovviamente e vi trovo sempre qualcosa di diverso.
Leggo con piacere i “sudamericani”, una autentica esplosione di fantasia, di originalità, di freschezza, battitori di piste sconosciute a noi Europei.


DOMANDA. Quando ha iniziato a scrivere e perché?

RISPOSTA. Da prima di imparare a scrivere.
All’età di quattro anni, rimproverato da mio padre, tentai una improbabile fuga con l’immancabile fagotto, bastone e fazzoletto, contenente pane, formaggio, un asciugamani e dieci lire, mi fermai sull’uscio abbagliato e terrorizzato dai fari di un camion. Retromarcia ingloriosa.
Ferito nell’orgoglio, mi rifugiai nel letto ed immaginai come sarebbe potuta proseguire la fuga.
L’indomani mattina raccontai a mia madre una storia dalla trama robusta con tanto di lieto fine.
“Pareva leggessi su un foglio inesistente” mi disse in seguito.
Da sempre ho sentito una spinta verso lo scrivere, quasi che lo scrivere sia stato fin dal mio passato remoto una legittimazione del mio impegno di vivere.


DOMANDA. La conosciamo come scrittore di poesia, si è cimentato con altri generi? Ha scritto e pubblicato altre raccolte prima de “La bella vista della camera 70”?

RISPOSTA. “La bella vista della camera 70” è opera prima in quanto a pubblicazione, ma i miei cassetti, grazie alla persona che vive accanto a me, contengono scritti di varia natura letteraria.
Vi sono momenti di forte creatività che si alternano a pause più o meno lunghe, è fondamentalmente una questione di stati d’animo.
Al momento sto portando a termine una serie di racconti alcuni dei quali ispirati al contenuto delle mie poesie.


DOMANDA. Perché ha deciso di pubblicare i suoi testi?

RISPOSTA. Come ho detto sopra, scrivo per il gusto di scrivere e sono, sostanzialmente, una persona aliena dall’idea di popolarità, successo ed affini, tanto più che se si vogliono raggiungere traguardi di quel certo tipo la poesia è il mezzo in assoluto meno indicato.
Perché allora ho deciso di pubblicare?
E’ successo che varie persone che hanno letto le mie poesie, evidenziandomi il valore e la profondità dei messaggi in esse contenuti, mi hanno chiesto di diffondere quei contenuti tramite una pubblicazione.
Probabilmente sono ottimi persuasori. Mi hanno convinto.


DOMANDA. Quando scrive che cosa la ispira? Scrive di getto? Rivede e corregge i suoi testi?

RISPOSTA. Maturo l’idea portante in un qualunque momento della giornata traendo spunto dagli elementi più disparati: un albero sradicato dal vento, un animale ferito magari dai cacciatori, un articolo di giornale su un fatto di cronaca o sui “mali “ dell’umanità.
L’elaborazione è altra cosa: vi sono argomenti che sento profondamente “miei” ed allora lo scritto prende la sua forma definitiva nel rapido fluire di parole, concetti, punti e virgole; altre volte la ricerca delle parole atte a rendere con efficacia l’idea di base è faticosa, esige diverse rivisitazioni con tanto di correzione di varie parti.
Insomma nel primo caso scrivere è un autentico piacere, nel secondo è anche fatica allo stato puro, ma forse proprio per questo conduttore di maggiore soddisfazione.


DOMANDA. Per uno scrittore qual è la parte più importante da non sottovalutare, a suo avviso, nel “mestiere” dello scrivere?

RISPOSTA. La spontaneità, la naturalezza, il sapersi inchinare davanti alle esigenze della creatività pura e genuina, senza mai indulgere a “preziosismi” linguistici che inquinano, compromettendola, ogni velleità artistica.
Esempio: non sono rari i sedicenti poeti che, alla ricerca dell’arca perduta, cioè la poesia classica, si affannano a cercare sul vocabolario una serie di “parole difficili” ed il fare poesia consiste per loro nell’assemblaggio più o meno sensato di tali termini.
La poesia diventa allora un puro fatto estetico in cui si pone l’idea è al servizio delle parole e non sono le parole ad essere al servizio di precisi messaggi: il risultato è spesso quello del parrucchino o della chirurgia estetica, capelli biondi e magari fluenti, seno e glutei turgidi ed appariscenti così come le labbra; tutto posticcio, innaturale, omogeneizzato sul presunto valore estetico.


DOMANDA. Perché ha scelto di pubblicare un videolibro? Pensa forse che l’immagine e la recitazione possano aiutare ad avvicinare le persone alla poesia?

RISPOSTA. Se ne parla da tempo, da decenni, ma sono pochissime le case editrici che, a causa dei costi elevati, si cimentano nel campo dei videolibri.
Sì, penso che la recitazione in video possa avvicinare il pubblico, soprattutto quello giovane, alla poesia.
Personalmente ho avuto il seguente riscontro: i giovani hanno prima visto ed ascoltato il DVD e poi letto il booklet, mentre le persone mature hanno seguito l’ordine inverso.
Una prova che comunque, almeno in parte, lo scopo è raggiunto: avvicinare i giovani alla poesia.


DOMANDA. Quali difficoltà ha incontrato nel pubblicare il suo videolibro?

RISPOSTA. Sostanzialmente difficoltà relative al contratto con l’editore.


DOMANDA. Che riscontri ha avuto dalla critica?

RISPOSTA. Ho ottenuto varie recensioni, finora tutte positive; viene evidenziato soprattutto il robusto tessuto strutturale dell’opera, l’originalità dello stile e, come sottolineato dalla recensione de “La recherche”, una vibrante sensibilità.
Nel mese di Novembre 2008, tramite il mio videolibro, ho conseguito il diploma di finalista al premio “Mario Soldati” organizzato dal “Centro Pannunzio” di Torino; nel mese di Aprile 2009 un gratificante secondo posto nel prestigioso concorso letterario “L’Astrolabio” di Pisa si è aggiunto al precedente premio.
Il riconoscimento da parte di giurie altamente qualificate può senza dubbio essere uno stimolo in più, ma essenzialmente, ripeto, scrivo per il gusto di scrivere.


DOMANDA. Dalla recensione, pubblicata su larecherche.it, a “La bella vista della camera 70”, si legge: “Sul fronte esistenziale, strettamente umano, manifesta una sensibilità affinata, probabilmente, sul dolore che il vivere, inevitabilmente, ci riserva. Anche l’aspetto trascendentale rimane sempre molto immanente e legato alla materialità, vi è un forte disagio verso coloro che dovrebbero rappresentare in qualche modo la spiritualità del perdono e che spesso invece conducono inesorabilmente verso la cupa sensazione di una condanna certa”, si ritrova in queste parole? Perché?

RISPOSTA. Sicuro che mi ritrovo.
La morte, la religione, la chiesa costituiscono infatti uno dei temi dominanti della mia raccolta.
Così si è espresso un mio carissimo amico:
“Mi sembra che nelle tue poesie vi sia un trasmigrare da un labirinto ad un altro, un entra ed esci continuo tra le porte della religiosità e dell’ateismo, del panteismo e dello spiritualismo che pare sfumare a tratti in una religiosità di tipo cosmico con chiaro rimpianto per il cristianesimo delle origini come ne “ Le scarpe di Francesco”.”
Vi è tuttora, ma soprattutto era presente nella chiesa della mia adolescenza, quasi una penalizzazione insistita della speranza sia orizzontale sia verticale o, quantomeno, un porla in subordine rispetto alla pedagogia del peccato, del castigo, del dogma, dell’ “horror vacui“ che coglie prima o poi il non credente, della punizione eterna che contrasta in modo stridente con la presumibile bontà di un Padre.
La chiesa, quella ufficiale, troppo spesso si arrocca dietro alcuni valori che dichiara imprescindibili, chiudendosi davanti alle istanze intricate e complesse dell’uomo moderno, che non è certo l’uomo dell’alto medioevo.
L’aver “liquidato” la teologia della liberazione del Sud-America quasi con brutalità, ad esempio, è un bruttissimo peccato mortale della chiesa contemporanea.
Oggi, milioni di sudamericani che un tempo ascoltavano e seguivano il messaggio di redenzione anche terrena del teologo della liberazione Leonardo Boff “bruciato” dalla curia papale, si sono letteralmente gettati nelle braccia delle innumerevoli sette che stravolgono le menti svuotando i portafogli.


DOMANDA. Dai testi del suo videolibro traspare una rilevante e fine sensibilità nei riguardi della natura e delle relazioni che intercorrono tra l’umanità e le cose naturali, piante e animali. Bellissime sono le poesie “Una solida ragione”, “Lazzarina” e “Trilogia del cane”. Come ha maturato questa sensibilità?

RISPOSTA. Devo di nuovo tornare alla preistoria della mia vita.
All’età di tre anni e mezzo fui aggredito dal pastore tedesco che viveva in cattività nel giardino della mia casa.
Zampate poderose e numerosi morsi mi tinsero di rosso la testa ed il maglioncino.
Mi trovai nella classica posizione di resa, spalle in terra, mentre l’odore ed il sapore del sangue eccitavano il cane.
Riuscii a sfilarmi dalla presa “remando” all’indietro con le mani.
Corsi da mia madre, ne ricordo ancora l’urlo, e mi abbandonai tra le sue braccia finché non giunsi sul lettino di un medico.
Quando mio padre decretò la morte del cane “per fucilazione” mi ribellai con forza: l’avevo provocato con un frustino, la colpa era mia, il cane era innocente. Lo salvai.
Sono ancor oggi orgogliosissimo di quel gesto.
Amo i cani ed amo il loro amore, forse un po’ ruffiano, ma capace di un altruismo senza confini. Pagano la dipendenza dall’uomo con la moneta più preziosa che esista: l’affetto che non si estingue.
Insieme alle piante costituiscono gli elementi naturali che circondano più da vicino l’uomo donandogli molto più di quel che ricevono. Metafora onnipresente della generosità della natura davanti all’irriconoscenza umana.


DOMANDA. Vorrebbe dire qualcosa agli autori che si confrontano su questo sito, da scrittore a scrittore?

RISPOSTA. Qualche tempo fa, mentre vagavo per la Boqueria, un famoso mercato di Barcellona, dietro una bancarella di souvenir locali notai una ragazza intenta assai più a scrivere su un quadernetto che a richiamare compratori.
Incuriosito, le chiesi cosa mai scrivesse di tanto importante da distoglierla dal suo lavoro.
“Un racconto” mi disse “ho tratto spunto da qui” aggiunse mostrandomi un libro di Erich Fromm.
Le manifestai tutta la mia ammirazione senza tralasciare di dirle che il mondo ha bisogno di persone, in particolare giovani, che leggono, pensano, scrivono, comunicano fosse anche “solamente” con i venticinque lettori di manzoniana memoria.
Dico agli scrittori che si confrontano sul sito de “la Recherche”: Se amiamo scrivere, scriviamo! Purché la nostra passione sottenda il desiderio di esprimere un autentico messaggio, magari in bottiglia, vagante nel mare d’indifferenza della nostra epoca distratta: qualcuno prima o poi lo troverà, lo aprirà e, leggendolo, avrà la sensazione di aver trovato un tesoro.
Felice scrittura a tutti.

Grazie.


(Intervista a cura di Roberto Maggiani)

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