Pubblicato il 15/12/2012 09:59:47
A PASSEGGIO COL NONNO
Mio nonno materno fu la prima persona che persi; ma la mia certezza del Paradiso allora era tale che non ebbi alcun dubbio che fosse passato a miglior vita. E non capivo che non lavrei pi rivisto. Avevo allora forse dodici anni; era il 1960, inizio di un decennio di fede nel progresso, di ottimismo, di emancipazione, di motorizzazione. Ma il ricordo pi bello che ho del nonno Stefano risale a circa cinque anni prima. Con una certa frequenza, in particolare nei periodi di vacanza scolastica, mio padre mi accompagnava dai nonni per trascorrere una giornata diversa. In effetti loro avevano un negozio, la casa annessa e un piccolo giardino, un gatto e un pulitissimo pollaio. Tutto ci, insieme alle scatole di cartone che rimanevano dalle vendite e ai romanzi gialli che mio zio lasciava in giro, costituiva una molteplice occasione di svago. Ricordo che a volte mio zio mi accompagnava a fare colazione al bar e io sceglievo una cassatina che era una piccolissima cassata siciliana, con la pasta di mandorle e pistacchio a giro, la crema di ricotta, il pan di spagna alla vaniglia sotto e una splendida ciliegia glassata al centro. Mi bastava quella e non volevo altro. Una volta, e una volta soltanto, accadde che il nonno mi accompagn a fare una passeggiata. Poich eravamo in centro, ci incamminammo verso piazza Politeama, superammo il teatro omonimo, attraversammo via Libert e ci sedemmo su una panchina di marmo a piazza Castelnuovo, in mezzo alle aiole e alle palme, guardando da lontano lo splendido prospetto del teatro. Eravamo a met degli anni 50 e le automobili erano veramente poche e rare, il silenzio riempiva quel pomeriggio soleggiato e la pace sembrava aleggiare su ogni cosa. Non ricordo di che cosa il nonno borbottasse, di che cosa parlasse tra s, che cosa volesse confidare a un bambino di sette anni, che avrebbe conservato il segreto per innocenza o incomprensione. Non so come, ma a un tratto il nonno disse che i soldi erano tutto nella vita, che con quelli si pu avere tutto. Non ricordavo che a scuola le suore mi avessero insegnato quelle cose, ma non potevo dubitare troppo del nonno, cos mi sforzai di trovare una cosa, almeno una, che potesse negare magari in parte quella triste affermazione. Forse - Nonno, con i soldi non si pu comprare la salute Il nonno guardava lontano e si volt appena: - E vero, per con i soldi si possono consultare i migliori medici e comprare le migliori medicine, si pu mangiare bene e andare in villeggiatura nei posti pi salutari: con i soldi ci si pu curare e mantenere bene. Le cose spirituali non si possono comprare, pensai, cos gli dissi: - Con i soldi non si pu comprare la felicit Ancora il nonno si volt un attimo verso di me, poi torn a guardare il teatro lontano e disse: - E vero, per con i soldi puoi comprare una bella casa, una bella automobile, puoi fare tanti viaggi, hai tanti amici e puoi fare tanti regali a tutti i nipotini: i soldi, insieme alla salute, possono fare la felicit. Il nonno sapeva tante cose pi di me, ma io non potevo rinunciare a credere in ci che mi avevano insegnato, che io avevo capito e che adesso faceva parte di me: non credevo assolutamente che i soldi potessero comprare tutto. E continuavo a riflettere, come un piccolo ribelle idealista. Cera in effetti una cosa, che certamente non si poteva comprare, una cosa che non conoscevo bene bene, una cosa da grandi che anche un bambino piccolo poteva capire, perch era una cosa che si sentiva, qui, qui dentro, dove batteva veloce il mio piccolo cuore, una cosa che a volte mi procurava unemozione qui, nel mio pancino, proprio sotto lombelico, qualcosa che certe volte mi riscaldava il viso e quasi quasi mi faceva venire il mal di testa; una cosa che aveva un nome da grandi, che certe volte faceva dare a un uomo e una donna lunghi baci sulle labbra e poi il film finiva. Io non sapevo, non capivo che gusto ci provassero a fare in quel modo, non capivo perch dopo si dicevano quelle paroline brevi brevi che sembravano un giuramento eterno Questo non lo sapevo, per due anni prima, proprio al cinema mi ero innamorato, proprio cos, ma non ditelo a nessuno, per carit, perch in effetti sono cose da grandi, mi ero innamorato della principessa del Nilo. Lei naturalmente aveva sposato uno pi grande, per io lanno successivo (avevo sei anni) mi ero innamorato di Era una ragazza giovane giovane, con i capelli biondi sempre spettinati; la chiamavano la strega, ma non era una strega: era buona, soltanto un po selvaggia, ma io ne ero stato innamorato. Alla fine del film lei era morta, ma ormai io sapevo che un giorno, da grande, magari a tredici anni, mi sarei innamorato di una ragazzina destinata a me. Bastava attendere. Il nonno per non poteva attendere: era malato, sembrava molto vecchio, aspettava, aveva bisogno del mio suggerimento. Ma dovevo pronunciare una parola da grandi, senza capirne bene tutto il significato; eppure era la parola che mi aveva fatto battere il cuore, mi aveva tutto scombussolato. Chiss che cosa provavano i grandi quando erano innamorati! Mi feci coraggio, pensando che il nonno tuttal pi mi avrebbe detto che quella era una cosa da grandi: - Nonno, con i soldi non si pu avere lamore Stavolta il nonno non si volt, e non rispose subito. Sentii che cero andato vicino. Lui guardava un punto lontano, pi lontano del teatro, pi lontano del mare, di cui sintravedeva una striscia laggi. Pensava. Poi, alla fine, disse, a mezza voce: - Lamore lamore Sentii dentro di me che forse avevo vinto la sfida, che avevo trovato una cosa che non si pu avere con i soldi, che le suore avevano ragione quando ci consigliavano le cose spirituali. Ma sentivo anche che il nonno non poteva parlare dellamore con un bimbo, non poteva confidarsi con lui, raccontare la sua parabola damore. S, parabola, perch lui e la nonna non si baciavano sulle labbra, non si dicevano le paroline brevi e dolci, non si abbracciavano mai. Forse lamore per lui non era stato cos grande, cos eterno. Per, pochi anni dopo, quando il nonno era morto, la nonna non era stata capace di alzarsi dal letto, nel quale si rigirava gemendo come se le avessero amputato un braccio Oh, nonno, se tu allora avessi avuto il coraggio di dare una risposta a tuo nipote! se tu avessi detto qualcosa che io non potevo capire, vero, ma almeno ricordare per quando, moltissimi anni dopo, sarei stato in grado di capire! Forse sarei stato in grado di evitare qualche errore, qualche dolore
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